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Le Aliquote di rendimento sono valori che, ai fini dell'applicazione del metodo retributivo, vengono utilizzati per tradurre in pensione la media delle ultime retribuzioni percepite dal lavoratore.

Le Aliquote di Rendimento nel sistema Retributivo

Il dizionario di Pensioni Oggi

Le Aliquote di rendimento sono parametri utilizzati per il calcolo delle quote A e B di pensione con il sistema retributivo che traducono la busta paga degli ultimi anni di lavoro in pensione. Per ogni anno di lavoro soggetto a contribuzione la regola generale riconosce il 2% della retribuzione pensionabile entro un tetto di 40 anni di contributi. Così ad esempio un lavoratore che ha lavorato per 40 anni potrà ottenere una rendita pensionistica dell'80% della media delle ultime retribuzioni (40 x 2%), chi ha lavorato per 30 anni otterrà invece una pensione pari al 60% delle ultime retribuzioni percepite (30 x 2%).

Al di sopra di un determinato limite di retribuzione, che cambia annualmente secondo i parametri stabiliti dall'Inps, il rendimento annuo però diminuisce arrivando a dimezzarsi per le retribuzioni superiori a circa 75mila euro annui. La riduzione delle aliquote di rendimento garantisce, a ben vedere, un principio di solidarietà di lavoratori in quanto evita la concessione di prestazioni eccessivamente generose a chi ha avuto carriere brillanti. Da segnalare che ci sono rendimenti pensionistici diversi a seconda dei periodi di contribuzione presi in considerazione per il calcolo della quota A e della quota B della pensione. La tavola sottostante riepiloga quindi le fasce di retribuzione relative 2017 con le rispettive aliquote di rendimento della quota A e della Quota B di pensione per la generalità dei lavoratori dipendenti ed autonomi iscritti all'assicurazione generale obbligatoria. 

Nel pubblico impiego. Per i lavoratori del pubblico impiego iscritti alla cassa Stato (Ctps) le aliquote sono state, almeno sino al 1997, leggermente diverse rispetto a quelle vigenti nell'assicurazione generale obbligatoria. In particolare i coefficienti di rendimento, per i dipendenti delle amministrazioni statali, risultano individuati dall'articolo 43 del Dpr 1092/1973 che attribuisce un rendimento tondo del 35% della base pensionabile per i primi 15 anni di servizio (ovvero 2,33% per ogni anno di servizio sino al 15° anno) a cui si aggiunge l'1,8% per ogni anno ulteriore di servizio sino al tetto dell'80% della retribuzione pensionabile.

Per gli iscritti alle ex casse di previdenza amministrate dal Tesoro, (CPI, CPS, CPDEL e CPUG), cioè i dipendenti degli enti locali e del comparto sanità, le aliquote di rendimento sono, invece, quelle contenute nella tabella A allegata alla legge 965/1965. Questi coefficienti sono stati rimessi in discussione dall'articolo 17 della legge 724/1994 che ha ridotto i rendimenti al 2% annuo per le anzianità di servizio a partire dal 1° gennaio 1995 armonizzandoli all'assicurazione comune. 

La legge n. 335/1995 ha previsto, tuttavia, che l’applicazione dell’aliquota al 2% ad anno non può determinare un trattamento di pensione superiore a quello che sarebbe spettato in base all'applicazione delle aliquote previste in precedenza. Tenuto conto della particolare progressione dei coefficienti della tabella "A" della legge n. 965/1965 che prevede un rendimento inferiore al 2% fino al limite dei 22/23 anni di servizio e superiore al 2% dopo il 23° anno, per anzianità contributive inferiori a 22/23 anni si continua a fare riferimento alla tabella "A", mentre per le anzianità superiori a 23 anni si deve sommare al coefficiente corrispondente agli anni posseduti al 31 dicembre 1994 il 2% annuo per tutti gli anni dal 1995 in poi e, comunque, fino a 40 anni. Per i dipendenti dello Stato l’effetto dell’applicazione di tali disposizioni è trascurabile tenuto conto che dopo il 15° anno di anzianità contributiva l’aliquota di rendimento è pari all’1,8% e quindi inferiore al 2%. 

Per l’arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza (Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati, Carabinieri e Finanzieri); per i dipendenti del Corpo dei Vigili del Fuoco appartenenti al settore operativo e settore aeronavigante; per il personale del Corpo di polizia penitenziaria (se in servizio alla data dell’11 gennaio 1991); per il personale della Polizia; per il personale del Corpo Forestale dello Stato con ruolo di Ispettore Sovrintendente, Assistente e Agente l'Inps attribuisce un rendimento del 44% della base pensionabile in corrispondenza del 20° anno di anzianità contributiva ovvero del 2,33% di rendimento sino al 15° anno, dell'1,8% dal 16° al 20° anno e del 3,6% dal 21° anno di contribuzione per ogni anno di anzianità sino al 31.12.1997 (cfr: articolo 54 del Dpr 1092/1973). Con riferimento alle anzianità di servizio maturate dal 1° gennaio 1998 il rendimento è stato ancorato alla generalità degli altri lavoratori dipendenti, cioè del 2% per ogni anno. Per il personale dell'esercito, aeronautica militare, marina militare privo del grado di ufficiale le aliquote di rendimento sono pari al 2,33% sino al 15° anno di contribuzione, dell'1,8% dal 16° al 20° anno e del 2,25% dal 21° anno di contribuzione per ogni anno di anzianità sino al 31.12.1997 per passare all'1,8% per ogni anno successivo al 1997. Per gli altri gradi le aliquote sono allineate ai dipendenti pubblici civili. 

Da segnalare, inoltre, che in questi fondi sino al 1992 non esistevano tetti pensionabili che abbattevano le aliquote di rendimento al di sopra di una determinata retribuzione pensionabile. Come invece accadeva nell'AGO. Il risultato era quello di poter tradurre in pensione l'intera retribuzione pensionabile annua anche al ritmo di oltre il 2% per ogni anno di servizio. Dal 1° gennaio 1993 l'articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 503/1992 ha introdotto un meccanismo, che scattava ogni cinque anni, che avrebbe allineato nei successivi 35 anni, le percentuali di abbattimento a quelle vigenti nell'assicurazione comune. Questo meccanismo è stato però anticipato al 1° gennaio 1998 (articolo 59, comma 1 della legge 449/1997).Per effetto di tale disposizione transitoria dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1997 i rendimenti accantonati hanno subito riduzioni solo per le fasce di reddito superiori all’ultima e per metà della riduzione prevista (in sostanza c'è stato un abbattimento del 27.5% della retribuzione eccedente l'ultima fascia pensionabile). Dal 1° gennaio 1998, poi, anche gli iscritti a queste forme di assicurazione sono soggetti all'abbattimento della retribuzione pensionabile al di sopra della prima fascia con le medesime regole previste per gli iscritti all'AGO (si veda sopra). 

Negli altri fondi Anche gli iscritti agli altri fondi speciali hanno visto il graduale allineamento alle regole previste per l'assicurazione generale obbligatoria avvenuto per il pubblico impiego. Per effetto dell'articolo 17 della legge 724/1994 dal 1° gennaio 1995 le aliquote di rendimento sono state pienamente armonizzate a quelle vigenti nell'AGO. Va sottolineato, quindi, che per la determinazione delle quote A e B continuano, per le anzianità maturate sino al 31 dicembre 1994, ad essere applicate le percentuali di rendimento in vigore nelle specifiche gestioni superiori a quelle dell’assicurazione generale obbligatoria (ad esempio: 3 e 2,5% per il Fondo volo; 2,5% per gli addetti ai pubblici servizi di trasporto; 2,5% per il Fondo elettrici; 2,5% per il Fondo telefonici; 2,66% (fino a una certa fascia retributiva) per gli iscritti all’INPDAI e all’INPGI; 2,6% (quota A) per i lavoratori delle Ferrovie dello Stato. E progressivamente, come accaduto per il pubblico impiego, dal 1° gennaio 1993 sono stati inseriti la retribuzione pensionabile eccedente l'ultimo tetto pensionabile poi pienamente allineata con quella vigente nell'AGO a partire dal 1° gennaio 1998.

In definitiva tanto i dipendenti pubblici che gli iscritti agli altri fondi sostitutivi ed esclusivi dell'AGO mantengono aliquote di rendimento più favorevoli sulle anzianità di servizio maturate sino al 31 dicembre 1997 rispetto ai lavoratori iscritti all'assicurazione generale obbligatoria.

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