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L'APE aziendale è una una particolare forma di contributo pagato dalle aziende del settore privato o dai fondi di solidarietà di settore per sostenere i costi dell'Anticipo pensionistico di Mercato. 

APE Aziendale

Il dizionario di PensioniOggi.it

L'Ape aziendale è un particolare strumento, previsto dall'articolo 1, co. 172 della legge 232/2016 in base al quale i datori di lavoro possono sostenere il costo dell'Ape volontario dei lavoratori dipendenti. Si tratta sostanzialmente di una misura per agevolare gli esodi dei lavoratori più anziani che decidono di ricorrere all'anticipo pensionistico di mercato attraverso un contributo economico che fa incrementare la pensione futura del lavoratore e dunque contenere la rata di ammortamento del prestito finanziario.

Nello specifico i datori di lavoro del settore privato (sono escluse le amministrazioni pubbliche), gli enti bilaterali o i fondi di solidarietà settoriali possono, con il consenso del lavoratore, incrementare il montante contributivo individuale maturato da quest’ultimo, versando all’INPS in unica soluzione al momento della richiesta dell’APE un contributo non inferiore, per ciascun anno o sua frazione di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, all’importo della retribuzione percepita dal lavoratore prima del pensionamento. L'operazione pertanto determina un incremento della misura dell'assegno pensionistico che il lavoratore percepirà al momento dell'accesso alla pensione abbassando, pertanto, la rata ventennale di restituzione dell'assegno per coprire il prestito finanziario. 

In forza di tale accordo, il datore di lavoro verserà una cifra liberamente determinata fra le parti che dovrà però essere pari almeno all’equivalente della contribuzione volontaria (cioè pari al 33% della retribuzione imponibile delle ultime 52 settimane lavorate) calcolata per tutta la durata dell’anticipo, dunque a copertura di un periodo da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni e sette mesi. Ad esempio un datore di lavoro che voglia sostenere l'esodo di un proprio dipendente che percepisce uno stipendio lordo di 30mila euro annui con un anticipo di tre anni rispetto alla normale data di uscita dovrà, pertanto, versare all'Inps un contributo non inferiore a 29.700 euro (30mila euro x 3 x 0,33), contributo che verrà accreditato sul conto assicurativo del lavoratore e darà luogo ad un incremento del montante contributivo che definisce il valore della quota C di pensione, quella determinata con il sistema di calcolo contributivo.

La dote di contribuzione figurativa dovrà essere corrisposta all’Inps in un’unica soluzione entro la scadenza contributiva del mese di decorrenza dell’Ape (dunque entro la fine del mese successivo al primo anticipo) anche se resta da chiarire se la somma sarà rivalutata annualmente al tasso di capitalizzazione del montante contributivo in ossequio alle regole previste dalla Legge Dini. Nel caso in cui il datore di lavoro non rispetti tale scadenza sarà applicata la sanzione prevista per l'omissione contributiva (5,55% all’anno). Resta ferma la facoltà per le parti di raggiungere un accordo su un contributo superiore al predetto valore ove, ad esempio, si voglia garantire la piena sterilizzazione del peso della rata di ammortamento. Il meccanismo dovrà essere regolato da un Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri atteso nei prossimi tempi.

Il rapporto con gli esodi volontari previsti dalla legge Fornero

L'APe aziendale si aggiungerà alla cd. isopensione, l'assegno di accompagnamento previsto dall'articolo 4 della legge 92/2012 che continuerà a funzionare nella forma attualmente vigente. L'isopensione ha però un costo superiore per le imprese esodanti perchè queste, oltre alla copertura figurativa degli oneri contributivi sono tenute anche alla corresponsione dell'assegno di esodo cioè quella somma economica che "accompagna" il lavoratore alla pensione. Somma che nell'APE aziendale è sostenuta dalla banca o meglio, in ultima analisi, dal lavoratore stesso. L'Ape aziendale, inoltre, avrà un raggio d'azione più ampio rispetto all'isopensione perchè coinvolge tutti i lavoratori dipendenti del settore privato anche impiegati presso datori di lavoro dimensionati al di sotto dei 15 dipendenti, che sono fuori dall'isopensione e non richiede la presenza di un accordo sindacale. Basterà semplicemente il consenso del lavoratore affinchè l'impresa possa sostenere economicamente il costo dell'uscita anticipata. La seguente scheda mostra, pertanto, le principali differenze tra le due forme di "esodo" sostenuto dalle aziende del settore privato. 

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Approfondimenti: Calcola il costo dell'APe volontario e dell'APE aziendale

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