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I primi dettagli del progetto a cui sta lavorando il Governo per rendere flessibile l'età pensionabile per i lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria a partire dal 1° gennaio 2017.  

Il Prestito Pensionistico
il dizionario di  Pensioni Oggi

L'Ape, acronimo che sta per Anticipo pensionistico è il progetto sperimentale a cui il Governo sta lavorando per consentire, dal 2017, a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età di andare in anticipo in pensione. L'operazione coinvolgerà i lavoratori in possesso di 63 anni e 7 mesi di età (62 anni e 7 mesi le donne) a partire dal 1° gennaio 2017. I primi interessati sarebbero, pertanto, i nati a partire dalla seconda metà del 1951 sino al 1953. L'operazione verrà fatta con prestiti da parte di banche e assicurazioni attraverso l'Inps, che dovranno poi essere restituiti a rate dagli interessati. Il meccanismo studiato dal Governo a differenza delle altre proposte elaborate da Inps e da diversi gruppi politici si basa, infatti, su un prestito che deve essere restituito una volta raggiunta l'età pensionabile attraverso un prelievo sulla rata della pensione, applicato direttamente dall'Inps, per i successivi venti anni. Sino al completo rimborso del capitale e degli interessi alle banche che hanno fornito la "provvista" per l'anticipo. 

Il punto più delicato dell'intera operazione sta proprio nel meccanismo di rimborso del prestito pensionistico che potrebbe arrivare a ridurre l'assegno sino al 15% rispetto alla somma piena per venti anni. Per attutire questo effetto Palazzo Chigi sta pensando all'introduzione di detrazioni fiscali che consentiranno di limitare la rata di rimborso per i lavoratori in condizione di disagio come i disoccupati di lunga durata, gli usuranti o chi percepisce assegni particolarmente bassi (la soglia potrebbe essere fissata a 1.500 euro lordi al mese, tre volte il minimo inps). A questi soggetti lo stato, in sostanza, ripagherà buona parte dell'anticipo attraverso la leva fiscale. Esclusa invece l'applicazione di penalità aggiuntive sull'assegno come si ipotizzava in un primo tempo. 

Il Piano del Governo è quindi diverso rispetto al progetto Damiano-Baretta (ddl 857) e dal Piano Boeri. Damiano ipotizza, comunque, una penalità più leggera e fissa, pari al 2% per ogni di anticipo sino ad un massimo però di quattro anni contro i tre previsti dal Governo. Anticipo, quindi, che al massimo può portare ad una riduzione dell'assegno dell'8%. Boeri teorizza una decurtazione più pesante, nell'ordine del 3% annuo sino ad un massimo di tre anni. Da segnalare, inoltre, che nel Piano del Governo non ci sono, almeno per ora, misure a sostegno dei lavoratori precoci, invece previste nel progetto depositato dall'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano (ddl 857) in discussione alla Camera. E che anche Boeri aveva indicato tra i punti su cui riflettere. 

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