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La pensione con 41 anni di contributi tarda ad arrivareIn evidenza

Il 01/12/2017 l'Inps mi ha certificato che ho i requisiti per i precoci quota 41 con la formula"si diritto se rientra tra gli annessi". So che c'è una graduatoria da espletare, e quindi chiedo a Inps, a più riprese, quando questa graduatoria avrà fine. Nessuno che mi risponde. Ad oggi non ho la lettera di conferma dei requisiti e di conseguenza non ho idea di quando potrò andare in pensione anticipata. Nel frattempo i miei anni di contributi sono diventati 42.

La risposta sarà deludente ma i tempi di liquidazione della pensione dipendono esclusivamente dall'Inps. E sono particolarmente lunghi ed incerti. 

Buongiorno,ho avuto risposta per la domanda per i requisiti come precoce , il 26 gennaio 2018. La domanda l avevo fatta il 14 novembre 2017. A oggi non ho ancora ricevuto la lettera che attesta il tutto. Il patronato mi ha sconsigliato di dare le dimissioni. Si sa più o meno quanto potrà passare ancora prima di ricevere questa lettera?  Effettivamente è sconsigliabile dare le dimissioni prima della ricezione della lettera di certificazione del diritto ad accedere alla pensione con 41 anni di contributi. In quanto si potrebbe essere esposti ad un periodo di vuoto economico tra la cessazione del rapporto di lavoro e quello di pensionamento. I tempi dipendono dall'Inps, potrebbero essere particolarmente lunghi.

Sono un pensionato precoce quota 41 dal 1 dicembre 2017 come caregiver. Vorrei sapere per quanto tempo ho l'obbligo di residenza e convivenza con la persona che assisto, mia madre. Il 1 maggio sarei andato in pensione con 42 anni e 10 mesi. La circolare Inps 99/2017 ha indicato che gli obblighi in questione devono essere posseduti alla data della verifica delle condizioni e alla data della domanda di pensione con 41 anni. Teoricamente le vicende successive sono irrilevanti. Come ad esempio la morte della persona assistita una volta ottenuta la pensione. Ed infatti non sono neanche elencate tra le cause di decadenza dalla prestazione. Fermo restando quanto detto per mettersi al riparo da possibili contestazioni appare utile, ove possibile, soddisfare i requisiti almeno fino al perfezionamento dei requisiti per la pensione anticipata ordinaria.

Buongiorno chiedo PF delle delucidazioni riguardanti i requisiti per andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dalla età anagrafica. Io ho iniziato a lavorare a 15 anni e possiedo un’invalidità civile del 75% dal 2001. 1) Rientro in questa casistica quota 41 ? 2) Posso applicare anche la legge riportata sotto in vigore dal 1-1-2002. 2a) Come va applicata ? 3) devo scalare i mesi di maggiorazione maturata fino ad oggi dai 41 previsti ?

Si ritiene che il lettore rientri a piano nella casistica della quota 41 in quanto ha almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno ed invalido civile almeno al 74%. Ai fini del raggiungimento dei 41 anni di contributi può valutare anche la maggiorazione contributiva di due mesi per ogni anno di lavoro svolto per i periodi in cui è stato riconosciuto invalido almeno al 75% (art. 80, legge 388/2000; Circ. Inps 99/2017). La maggiorazione decorre dal 1° febbraio 2002 e non ci sono penalizzazioni anche se il trattamento decorre prima del 62° anno di età. Consideri tuttavia che se ha la maggiorazione potrebbe anche aver raggiunto i 42 anni e 10 mesi di contributi e, quindi, potrebbe non avere bisogno del pensionamento previsto per i precoci.

Sono una signora di 61 anni. Sono divorziata e quindi sola e non ho mai percepito alimenti. Purtroppo in questa situazione ci sono parecchie donne della mia età, che, avendo dedicato tempo alla famiglia hanno dovuto penalizzare il lavoro ed il loro futuro. All'epoca io personalmente non mi sono preoccupata più di tanto, essendo sposata facevo affidamento sul mio coniuge...non sapendo certamente come sarebbe andato a finire il mio matrimonio! Quindi la mia domanda è la seguente: avendo lavorato in modo discontinuo non riuscirò a raggiungere i 20 anni minimi per la pensione. A malapena riuscirò ad arrivare a 15 anni e questo solamente al raggiungimento dell'età pensionistica (attualmente sono impiegata in una azienda). Potrei sapere cortesemente se c'è la possibilità di versare gli anni mancanti con dei contributi volontari o cosa sarebbe meglio fare per percepire una seppur modesta pensione di vecchiaia? Sinceramente sono molto preoccupata.

Finchè la lettrice lavora il problema di versare i contributi volontari non ha senso. L'autorizzazione alla prosecuzione volontaria dell'assicurazione IVS, infatti, non copre periodi passati ma solo periodi di inoccupazione per l'anno nel quale si chiede l'autorizzazione. E non può essere contestuale al periodo di svolgimento dell'attività lavorativa. Gli anni passati possono essere valorizzati ai fini pensionistici solo tramite il riscatto che ha un perimetro di applicazione però molto più ristretto. Si possono riscattare, infatti, solo alcuni periodi di vuoto contributivo tra cui, per citarne alcuni, il congedo parentale al di fuori del rapporto di lavoro, la laurea, i periodi di contribuzione omessa dal datore di lavoro. Non tutti i vuoti contributivi nel passato si possono, quindi, recuperare.

Ritenendo, da quanto si comprende, che non sussistano le condizioni per un riscatto per raggiungere una pensione di vecchiaia dignitosa la lettrice dovrebbe, pertanto, continuare a lavorare sino al raggiungimento dei 20 anni di contribuzione. Si rammenta che dall'età di 66 anni e 7 mesi la lettrice, se non possiede alcun reddito, potrebbe chiedere l'assegno sociale (un importo mensile sino a 450 euro al mese).

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