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Pensioni, Per l'Ape volontario si attendono le convenzioni bancarieIn evidenza

Sono una donna di 57 anni disabile al 100% dalla nascita percepisco un assegno di invalidita inps dal 2012 per ridotte capacità lavorative, ho 27 anni di contributi nel privato e circa 13 nel comparto scuola dove tuttora lavoro in partime. ho iniziato a lavorare a 18 anni, posso far valere 5 anni di contributi figurativi come disabile, dovrei avere la possibilità di andare in pensione in anticipo rispetto ad un normodotato eppure ad un patronato mi hanno garantito che devo lavorare oltre ai 67 anni per avere la pensione. Ma come è possibile che un disabile grave con malformazioni congenite debba lavorare di più di un normodotato, mio cognato è andato in pensione a 59 anni e 41 di contributi. Il patronato sostiene che i contributi usati per la pensione di inabilità lavorativa non contano più per il calcolo e devo aspettare di avere 20 di contributi nella scuola o avere 67 anni.... secondo voi è corretto o c'è una svista?

 Purtroppo nel caso di specie la titolarità dell'assegno ordinario di invalidità impedisce la possibilità di anticipare l'uscita in quanto non consente la valorizzazione della contribuzione già utilizzata per la liquidazione dell'AOI. Dunque le indicazioni fornite dal patronato appaiono sostanzialmente corrette. Si ritiene, tuttavia, che ove la lettrice non confermi l'assegno ordinario di invalidità prima della scadenza del triennio (oppure questo venga revocato d'ufficio dall'Istituto di Previdenza in occasione del riesame) la situazione possa essere riaperta e potrebbe a quel punto acquisire il diritto ad accedere alla pensione per i cd. lavoratori precoci con 41 anni di contribuzione (a condizione di avere una invalidità civile pari almeno al 74% e almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno). La praticabilità di tale strada dovrà essere verificata presso l'Inps data la delicatezza della situazione. 

Avendo diritto all'ape social si ottiene l'anticipo con un massimo di 1.500 euro lordi. Maturando una pensione futura di circa 2.500 euro, si può chiedere per la differenza anche l'ape volontaria? Si ritiene di sì almeno stando a quanto più volte dichiarato dal Governo e indicato nelle slide prodotte lo scorso anno dal team economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per una conferma occorre tuttavia attendere le istruzioni attuative dell'Ape volontario che ancora non sono state pubblicate. In ogni caso la quota aggiuntiva sarà soggetta ai vincoli previsti per l'ape volontario in termini di importo massimo e minimo richiedibile.

Sono un agente di commercio plurimandatario lavoratore autonomo. Ho 63 anni e 8 mesi e 41 anni e 7 mesi di contributi versati. Se volessi continuare a lavorare e contemporaneamente chiedere l' APE VOLONTARIA, potrei interrompere l'erogazione di quest'ultima non a GIUGNO 2021 (data maturazione pensione di vecchiaia), ma a LUGLIO 2019 (data di maturazione della pensione anticipata) ? Se così fosse, quando inizierebbe il prelievo mensile sulla pensione per il rimborso ventennale dell'Ape volontaria ? Grazie in anticipo e tutti i miei apprezzamenti per il V/S lavoro. La risposta è positiva ed è espressamente regolata nel DPCM 150/2017 attuativo dell'Ape volontario. Ove il richiedente ottenesse la liquidazione di altra prestazione pensionistica diretta (es. pensione anticipata o assegno ordinario di invalidità) prima della pensione di vecchiaia l'Ape volontaria si interromperà con conseguente rideterminazione del piano di ammortamento dell'onere economico (in senso più favorevole per il lettore). Si ritiene che il prelievo mensile scatterà subito dal momento in cui si ottiene la liquidazione della prestazione pensionistica (anticipata rispetto all'età di vecchiaia). Su tale ultimo punto occorre conferma nelle istruzioni attuative. 

 In base a calcoli effettuati supportati anche dal Vs. simulatore, avrei diritto ad acedere al APE VOLONTARIA a partire dal Marzo 2018, avendo raggiunto i requisiti dei 63 anni e abbondantemente superato quelli contributivi. Tuttavia non riesco a sapere nulla per quanto riguarda gli accordi con l'ABI e Assicurazioni, a che stato sono e se e quando si concluderanno e qual'è la stima dei tassi. Purtroppo ad oggi ancora non si conoscono i dettagli di tali accordi e, pertanto, i costi effettivi finali dell'operazione. Probabilmente entro il primo trimestre del 2018 la situazione sarà più chiara. 

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Il cumulo gratuito potrà essere utilizzato da tutti i lavoratori che vantano più periodi di contribuzione presso forme di previdenza pubbliche obbligatorie.

L'estensione del cumulo gratuito dei periodi assicurativi aiuterà le uscite anticipate di quei lavoratori che hanno carriere contributive miste. Dal prossimo anno, coloro che sono risultati assicurati presso diverse forme della previdenza pubblica obbligatoria (AGO, Gestione Separata, Fondi sostitutivi ed esclusivi dell'assicurazione generale obbligatoria) potranno, infatti, cumulare tali periodi al fine di maturare un qualsiasi diritto a pensione. In particolare si potranno sommare i periodi contributivi non coincidenti al fine di integrare virtualmente i 20 anni di contributi utili per conseguire la pensione di vecchiaia o i 41 anni e 10 mesi di contributi (42 anni e 10 mesi di contributi gli uomini) per conseguire la pensione anticipata. I contributi resteranno accreditati nelle forme assicurative predette e ciascuna cassa previdenziale erogherà il pro quota secondo le proprie regole di calcolo.

Si pensi ad un'assicurato classe 1956 con 30 anni di versamenti una gestione pubblica (ex inpdap) dal 1970 al 2000, altri 10 anni nel fondo lavoratori dipendenti (dal 2000 al 2010), ed altri 3 anni nella gestione separata (dal 2010 al 2015). Per un totale complessivo di 43 anni di contributi. Con il cumulo dei periodi assicurativi il lavoratore potrà sommare i periodi di contribuzione non coincidenti da un punto di vista temporale nelle predette gestioni previdenziali e perfezionare il diritto alla pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi) a prescindere dall'età anagrafica. Senza ulteriori attese.

Tutte le gestioni, inoltre, erogheranno il trattamento pensionistico mantenendo inalterato il proprio sistema di calcolo. La gestione pubblica erogherà il trattamento interamente con le regole del sistema retributivo mentre le altre due gestioni erogheranno la pensione con le regole del sistema contributivo in quanto trattasi di periodi di iscrizione successivi al 1995. Il lavoratore riceverà, quindi, una pensione unica composta da tre distinte quote di pensione quanti sono i fondi previdenziali coinvolti nel cumulo; l'intera operazione sarà gratuita, dunque senza che l'interessato debba pagare alcun onere. 

Il beneficio rispetto al sistema attuale è evidente. L'alternativa nel caso di specie sarebbe quella di utilizzare la totalizzazione nazionale. Ma in questo caso il calcolo delle quote di pensione sarebbe interamente contributivo con una penalità non indifferente sul reddito pensionistico. Oppure l'interessato può attendere il compimento dell'età pensionabile, 66 anni e 7 mesi, conseguire la pensione principale nella gestione pubblica e chiedere poi la liquidazione della pensione supplementare a carico del Fpldp e della gestione separata sugli spezzoni contributivi ivi rimasti. Ma dovrebbe attendere diversi anni. Il lavoratore non potrebbe, invece, effettuare la ricongiunzione dei contributi nella gestione pubblica dei contributi presenti nella gestione separata dato che questa contribuzione non può formare oggetto di trasferimento. Come detto con il cumulo gratuito dei periodi assicurativi queste limitazioni verranno sostanzialmente meno ed il lavoratore potrà con maggiore versatilità sommare questi contributi sia per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia che, soprattutto, quello relativo alla pensione anticipata.

Probabilmente, ma il punto dovrà essere chiarito, il cumulo potrà essere utilizzato anche per raggiungere i 35 anni di versamenti utili per conseguire il diritto al pensionamento con la vecchia pensione di anzianità, nei casi in cui essa è ancora in vigore. Si pensi in particolare ai lavori usuranti che ancora oggi accedono alla pensione con la disciplina delle quote per le quali sono necessari almeno 35 anni di contributi, ai lavoratori del comparto difesa e sicurezza. Si potrebbe anche ipotizzare l'estensione dell'istituto alle donne optanti che potrebbero, in questo modo, utilizzare la contribuzione presente in altre casse per integrare il requisito contributivo minimo di 35 anni di contributi. 

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