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Pensioni, Quando i contributi volontari aiutano l'uscitaIn evidenza

Buongiorno, mia moglie a settembre compie 55 anni: non lavora ed ha complessivamente quasi 13 anni di contribuzione (circa 660 settimane), se non sbaglio una situazione con la quale non matura alcuna pensione. Stavo valutando di farle versare la contribuzione volontaria fino al raggiungimento dei 20 anni di contributi totali per poter maturare i requisiti per la pensione minima: essendo a mio carico potrei dedurre in sede di dichiarazione dei redditi gli importi versati recuperando il 38% (mia aliquota irpef marginale). Avendo iniziato a lavorare prima del 1995, i contributi volontari ammonterebbero a circa euro 3.000 all'anno? Può essere una buona soluzione per far maturare una (piccola) pensione a mia moglie evitando di disperdere i contributi fino ad oggi versati? 

Sicuramente la prosecuzione volontaria dell'assicurazione IVS è la soluzione più idonea per farle raggiungere il requisito contributivo contributivo minimo di 20 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia per la moglie del lettore. Che verrà liquidata all'età di 66 anni e 7 mesi più i futuri adeguamenti alla speranza di vita. L'entità dei contributi volontari per gli autorizzati ai volontari dopo il 1995, come nel caso di specie, dipende dall'ultimo stipendio percepito ma in ogni caso, l'importo da versare, non può risultare inferiore a circa 3.500 euro annui. Se non versa nulla la moglie resterà senza pensione e qui pochi contributi versati saranno silenti, cioè in sostanza avrà fatto un regalo all'Inps. 

Io ho 46 anni e 16 di contributi.Dal 1996 (Anno in cui mi sono ammalato)assumo psicofarmaci:Antipsicotici,antidepressivi,ansiolitici.Soffro anche di insufficenza renale cronica(con creatinina a 2).Nel 2009 sono stato operato di un tumore maligno(carcinoma papillare)con totale asportazione della tiroide.Per sbaglio anno anche tolto Le 4 paratiroidi e quindi devo prendere calcio e vitamina d a vita.Il calcio Minerale in particolare aggrava il Mio problema ai reni.Volevo chiedere se con 20 anni di lavoro(ne ho 16)ho qualche possibilita' di prendere la pensione di invalidita'.Faccio un lavoro dipendenze.Potrei arrivare sommando le invalidita' e i vent'anni di contributi a 800 euro mensili? Il lettore dovrebbe prima di tutto verificare se, in qualità di lavoratore dipendente, può conseguire l'assegno ordinario di invalidità per il quale è richiesta una riduzione della capacità lavorativa superiore ai due terzi (dovrà essere valutata dall'Inps tale condizione in funzione delle patologie riscontrate). Per l'accesso a tale strumento, oltre al requisito sanitario, appena citato, è necessario possedere un minimo di cinque anni di contribuzione di cui almeno 3 anni nel quinquennio antecedente la domanda. Non è richiesto un requisito anagrafico pertanto, potenzialmente il lettore potrebbe accedere anche con 46 anni di età. L'assegno dura tre anni e poi può essere rinnovato in presenza dei requisiti sanitari e si comporta da un punto di vista dell'importo, come una normale pensione. Dunque l'importo dipende dalla retribuzione e dalla contribuzione versata durante i 16 anni di lavoro. A parte questa casistica non ci sono molte altre alternative per uscire in tempi rapidi in quanto dovrebbe non solo raggiungere un minimo 20 anni di contributi ma anche integrare un'età anagrafica di gran lunga più elevata, di regola 66 anni e 7 mesi (che può scendere a 63 anni se sarà prorogato ed esteso l'ape volontario ed il lettore riuscisse a soddisfare i requisiti per il suo conseguimento). 

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