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Pensioni, sì ai contributi volontari per la anticipare la "quota"In evidenza

Ho fatto richiesta per rientrare nell'ottava salvaguardia (prosecutore volontario con contributi versati ante 2011, maturazione del diritto alla pensione con i vecchi requisiti a Novembre 2017, pensione dal Dicembre 2018). Avendo 35 anni di contributi versati, ho interrotto i versamenti a metà 2011; è possibile proseguire ora il versamento dei contributi volontari, anticipando il raggiungimento di quota 97 e 7 mesi? (esempio versamento di tre mesi di contributi al 31 Marzo 2017, raggiungimento di quota 97 e 7 mesi a Agosto 2017, pensione da Settembre anziché Dicembre 2018). Le vecchie normative lo consentivano (fino a 36 anni di contributi), ne avrei un vantaggio economico (tre mesi di pensione in più) mi chiedo se valga anche in presenza di richiesta di salvaguardia (dandone per scontato l'accoglimento). La normativa previgente consentiva il pensionamento, tra l'altro, al perfezionamento di un minimo di 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi unitamente al possesso del cd. quorum 97,6 determinato dalla somma della predetta anzianità anagrafica e contributiva. Pertanto il lettore raggiungerà il suddetto quorum con 62 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi. Nulla impedisce in teoria di proseguire l'assicurazione IVS volontariamente anticipando in questo modo il raggiungimento del quorum attraverso un incremento l'anzianità contributiva. Ad esempio se il lettore versasse sei mesi di contribuzione volontaria potrebbe centrare il quorum anche all'età di 62 anni circa (62 anni + 35 anni e mezzo di contributi = 97,6) anticipando l'uscita di sei/sette mesi a seconda dei casi. Per il raggiungimento del quorum possono essere, infatti, fatte valere anche le cd. frazioni di quota (cfr. Circolare Inps 60/2008). L'operazione, naturalmente è onerosa per l'assicurato, ma oltre a determinare un anticipo del pensionamento determinerà anche un piccolo incremento della misura dell'assegno pensionistico.

Mio marito, nato nel 1959, maturerà la pensione (per anzianità contributiva) l'1/11/2017 e mi risulta che per chi matura i requisiti entro il 2017, non subisce le penalizzazioni introdotte dalla legge Fornero per ogni anno mancante ai 62. Ma se mio marito decidesse di posticipare la domanda di pensione, per esempio nel 2018 o 2019, godrebbe della pensione piena o subirebbe le penalizzazioni in quanto la domanda non è stata inoltrata entro il 2017? Se decidesse comunque di inoltrare domanda di pensione per il 1° di novembre 2017 entro quanto tempo massimo deve farlo? Al datore di lavoro va data comunicazione con quale modalità e vanno rispettati i termini di preavviso contrattuali? (il suo contratto di lavoro ne prevede 3). Ringrazio anticipatamente. Il marito può stare tranquillo. La recente legge di bilancio ha cancellato definitivamente la penalizzazione sulle uscite anticipate prima del 62° anno di età anche oltre il 2017, quelle a cui si riferisce la lettrice. Pertanto il marito non subirà alcuna riduzione della pensione. I termini di preavviso dipendono dal contratto di lavoro. 

Sono un lavoratore della categoria PRECOCI. Ho oltre 41 anni di contributi e sono assistente da diversi anni ad un famigliare di primo grado con handicap in situazione di gravità. Vorrei sapere come viene dimostrata la CONVIVENZA con il famigliare e come si calcolano i 6 MESI di assistenza. Per la risposta alla questione occorrerà attendere le istruzioni attuative che saranno fornite nei prossimi mesi. Per ora la normativa è stata abbozzata solo nella sua cornice generale. 

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