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Brexit, L'Ue è avvertita: cambi passo su Pensioni e Lavoro

L'addio del Regno Unito dall'Unione Europea deve essere vista come opportunità per affrontare i temi rimasti irrisolti. A partire da un ripensamento della politica sull'Austerità.

L'uscita della Gran Bretagna dall'Ue potrebbe agevolare l'avvio di politiche sociali che tengano maggiormente in considerazione le esigenze dei lavoratori e dei pensionati. E' questa la chiave di lettura che vogliamo dare al Referendum sulla Brexit che ha visto, seppur di misura, l'affermarsi del fronte del "no". Un risultato sorprendente, che arriva dopo la batosta del PD alle amministrative proprio domenica scorsa, frutto di una esasperazione che la classe media sta vivendo da diversi anni. La mancanza di politiche sociali sostenibili hanno fatto sì che il costo della crisi degli ultimi otto anni si sia riversato soprattutto sulla classe media: disoccupazione crescente, redditi al palo erosi dalla diminuzione del potere d'acquisto, allungamento a dismisura dell'età pensionabile per quasi tutti i lavoratori iscritti a forme di previdenza pubbliche obbligatorie. A questo si aggiunge una riforma del Lavoro che non ha sicuramente avvantaggiato il ceto medio diminuendo le tutele. E gli effetti tanto sbandierati negli anni scorsi sulla crescita dell'occupazione per ora non si vedono.

Il voto degli inglesi non è dunque un fulmine al ciel sereno. C'è un diffuso malcontento verso la classe dirigente, sia italiana che europea, incapace di dare una risposta convincente alla crisi dei redditi delle fasce di popolazione più deboli. Non a caso in Gran Bretagna il fronte del no è stato protagonista soprattutto nelle piccole città raccogliendo il voto degli anziani e dalle classi poco istruite e meno abbienti. Quelle che più hanno pagato la crisi e l'incertezza del futuro. Un voto di protesta, probabilmente controproducente per gli stessi interessi della Gran Bretagna, ma che si farebbe bene a non sottovalutare. L'allontanamento dell'elettorato dai partiti filo-europeisti o comunque di sistema è evidente. La speranza è che ora ci sia una reazione, un cambio di rotta considerevole alle politiche sino ad oggi attuate. A partire dalla sede Ue.

E' il momento di contrastare i dogmi imposti dall'alto e cercare una politica di sviluppo fattuale. Per troppi anni sono state ignorate le richieste della base, quelle che provenivano dall'elettorato: noi su pensionioggi.it abbiamo raccontato per mesi, per quanto di nostra tematica, le richieste di quella ampia fascia di ultra55enni rimasti senza reddito e senza pensione e dei giovani costretti ad emigrare all'estero per trovare un'occupazione soddisfacente. E' necessario un cambio di rotta sulle forme di forme di sostegno al reddito per chi ha perso il lavoro e l'introduzione di una flessibilità in uscita sostenibile. Ci auguriamo che questo schiaffo convinca, chi ancora non lo fosse, che tergiversare sulle spalle di gente esausta non paghi elettoralmente. 

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