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Pensioni, Il Taglio dei vitalizi ai Parlamentari rischia il bluff

La partita si sposta al Senato dove i numeri per il secondo via libera sono ridotti. Restano tutte le critiche sull'incostituzionalità della norma. 

 Calcolo tutto contributivo per i vitalizi dei parlamentari, anche sulle anzianità maturate prima del 2012, aumento dell'età per conseguire il vitalizio a 66 anni e 7 mesi ed applicazione delle regole anche alle Regioni. Sono questi i punti salienti della proposta di legge Richetti, già approvata in prima lettura dalla Camera, che arriva al Senato dopo la pausa estiva. Un'approvazione tutt'altro che scontata perchè i numeri sono risicati rispetto alla Camera e diversi senatori della stessa maggioranza PD hanno espresso rischi di incostituzionalità. Il Senatore Ugo Sposetti ha indicato espressamente che non darà il suo appoggio alla proposta uscita faticosamente dalla camera, raccogliendo una serie di seguaci nello stesso PD, tra cui anche l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, e suscitando le ire dei pentastellati che da mesi hanno incalzato la misura.

La legge ha in effetti diversi elementi di incostituzionalità perchè viola il principio di retroattività stabilendo che le norme di pensionamento vigenti ad una determinata data possono essere travolte da successive disposizioni di legge. Mettendo a rischio l'assegno conseguito. Su questo tema si sprecano le riflessioni sia degli uffici parlamentari sia di costituzionalisti sia di parlamentari singoli e in gruppo. E anche su PensioniOggi.it si è più volte ribadito come il provvedimento rischia di rispondere in maniera sbagliata ad una questione condivisibile. Se la Consulta dovesse avallare tale principio, ipotesi remota per le ragioni suddette,  nulla potrebbe impedire che il principio venga applicato anche ai cittadini comuni (ancorchè nel testo del provvedimento sia stato inserito un passaggio per escludere questo rischio) aprendo al ricalcolo di centinaia di migliaia di assegni. Un'ipotesi per ora futuristica ma che da qui a dieci anni potrebbe essere riscoperta in occasioni di ulteriori crisi economiche.

A questo punto tre sono i destini del disegno di legge Richetti: 1) Il Senato approva il testo come uscito dalla Camera aprendo un lungo contenzioso tra i parlamentari coinvolti nel taglio del vitalizio con la Corte Costituzionale. La Corte probabilmente da qui a due o tre anni abrogherà la legge riportando le lancette alla situazione attuale. Un nulla di fatto, una mossa elettorale che tutto sommato potrebbe riscuotere diversi consensi anche tra i detrattori della proposta che appoggiandola, potranno non mettersi contro l'opinione pubblica in occasione delle prossime elezioni avendo allo stesso tempo la garanzia che si tradurrà in un buco nell'acqua in occasione del vaglio costituzionale; 2) il Senato insabbia la legge rimandando la questione alla prossima legislatura, ipotesi che avrebbe un alto costo politico complice la pressione dei pentastellati; 3) il Senato modifica la legge cercando di orientarla a principi che possano reggere la censura della Consulta. Ad esempio assoggettando a specifica imposizione fiscale tali vitalizi oppure solo alcuni di questi, magari quelli più elevati, evitando la strada del generale abbattimento retroattivo. La terza ipotesi sarebbe quella preferibile, appoggiata anche dall'ex Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ma più temuta dagli ex-parlamentari che chiederebbe però un nuovo ritorno alla Camera e la fine della legislatura potrebbe non consentirlo. Inoltre si sta facendo tanto rumore per nulla.

In virtu' dell'autodichia delle Camere la delibera sull'abolizione dei vitalizi poteva essere adottata dagli Uffici di Presidenza di Camera e Senato in poche ore (come del resto è stato fatto in occasione della riforma del 2011) senza passare per una disposizione di legge ed allontanando anche lo spauracchio della Consulta. Invece si è scelta la strada della legge ordinaria. Insomma gli elettori sono avvertiti: il rischio di una presa in giro è dietro l'angolo.   

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Documenti: Il testo del provvedimento approvato dalla Camera

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