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Pensioni, Si riapre alla Camera la partita sui vitalizi dei politici

Sia esponenti del Partito Democratico che il Movimento Cinque stelle hanno prodotto emendamenti per introdurre nella legge di bilancio il disegno di legge Richetti arenatosi in Senato da diversi mesi.

Pd e Movimento Cinque Stelle provano a riportare in pista il ddl che taglia i vitalizi dei politici. Entrambi gli schieramenti hanno, infatti, presentato emendamenti per inserire il disegno di legge Richetti in manovra, dopo l'empasse registrato in Senato, dove alla fine non era stata inserita in calendario. Il provvedimento che porta il nome dell'esponente dem vicino a Renzi punta a ridurre i vitalizi già in essere ed è sostenuto anche dal M5S e dalla maggioranza del Pd. Ora c'è u n nuovo tentativo di recuperarlo alla Camera, dove i numeri sono più favorevoli ai proponenti.

Non ci vuole la palla di vetro per anticipare che il tentativo sarà vano, come si era già detto la scorsa estate su PensioniOggi.it quando esaminammo le chance che il ddl Richetti venisse approvato in Senato. Il provvedimento, seppur ricevesse il disco verde, rischierebbe infatti di non reggere l'esame di legittimità della Corte Costituzionale e, dunque, sarebbe perfettamente inutile. Se davvero i due schieramenti avessero avuto l'intenzione di abolire il vitalizio in essere sarebbe stato sufficiente un provvedimento interno agli Uffici di presidenza di Camera e Senato (nel rispetto dell'autodichia delle Camere riconosciuta dalla nostra Costituzione). Come del resto è avvenuto nel 2012 quando i due rami del parlamento approvarono il passaggio al sistema contributivo a partire dal 1° gennaio 2012 per la determinazione della misura del vitalizio parlamentare.  Per questa ragione è quasi certo che gli emendamenti sui vitalizi non supereranno il vaglio dell'ammissibilità.

L'esame della manovra

In vista del voto parlamentare gli emendamenti alla manovra, intanto, hanno raggiunto quasi quota 6.000, un vero e proprio record Lunedì la commissione Bilancio avvierà la prima scrematura di ammissibilità, martedì i gruppi parlamentari dovranno presentare le proposte di modifica "segnalate" (che non dovranno superare le 820) sulle quali si concentrerà il voto, che comincerà mercoledì 13. Il testo è atteso in Aula martedì 19 dicembre.

Il pacchetto di modifiche che ha più chance di essere approvato è quello della Commissione Lavoro della Camera, come noto, ha proposto l'estensione di un anno dell'ape sociale, il rafforzamento degli sconti contributivi per le madri, l'ampliamento delle categorie dei lavori gravosi (che passerebbero così da 11 a 15) e l'estensione dell'ape sociale anche ai lavoratori che hanno cessato il rapporto di lavoro per la scadenza del contratto a termine (a prescindere dalla durata del contratto, come invece prevede l'attuale testo della manvovra giunta alla Camera) e per coloro che non hanno potuto fruire dell'ammortizzatore sociale. Qui il dettaglio degli emendamenti proposti. Si tratta di modifiche "misurate" gran parte delle quali già anticipate dal Governo nel confronto del 21 novembre 2017 con Cisl e Uil. Pertanto è possibile che l'esecutivo non si metta di traverso. 

Più difficile invece che passi la proposta di raddoppiare la tassa sul licenziamento illegittimo incrementando l'indennizzo minimo da 4 ad 8 mensilità e la revisione della durata massima dei contratti a termine da 36 a 24 mesi. Altra 'grana" la riforma della governante dell'Inps, che però potrebbe sempre incagliarsi sull'inammissibilità. Da vedere poi se arriveranno al traguardo anche alcune proposte di altri gruppi politici tra cui la proroga dell'opzione donna al 2018, la nona salvaguardia pensionistica ed altri correttivi sul pacchetto previdenza. Il passaggio alla Camera del DDL di bilancio è una delle ultime finestre disponibili prima dello scioglimento delle Camere in vista delle prossime elezioni. Se i correttivi non entreranno in questa sede occorrerà attendere la prossima primavera.   

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