Menu

Reddito di Inclusione, Ecco i rischi se non si troveranno ulteriori risorse

La rete di 35 associazioni del sociale chiede al governo di stanziare 7 miliardi all'anno dal 2021. Di aumentare l'assegno mensile e le risorse per le politiche di inclusione a carico dei Comuni. E soprattutto di inserire in legge di Bilancio un piano triennale contro la povertà.

L’introduzione del Reddito d’inclusione (Rei) è un’importante innovazione strutturale che riprende numerosi aspetti della misura proposta dall’Alleanza contro la Povertà in Italia, recepiti durante il dibattito parlamentare e presenti nel Memorandum siglato lo scorso aprile con il Governo. Lo scrive in un comunicato stampa la Rete delle 35 Associazioni del sociale che chiedono di stanziare ulteriori fondi per rendere più onnicomprensiva la misura. Va dato atto a Governo e Parlamento di avere conseguito un risultato importante. La prossima Legge di Bilancio rappresenterà però un passaggio storico della lotta alla povertà nel nostro Paese.

Si deciderà, infatti, se la recente introduzione del Rei costituirà l’ennesima riforma incompiuta nella storia italiana oppure il punto di partenza di un percorso capace di costruire risposte adeguate per tutti gli indigenti. Le risorse sinora rese disponibili permettono di seguire la proposta dell’Alleanza solo in modo parziale. Ad oggi, infatti, il Rei è destinato a raggiungere esclusivamente una minoranza di poveri, fornendo risposte inadeguate nell’importo dei contributi economici e da verificare nei percorsi d’inclusione sociale.

L’Alleanza propone quindi di adottare un Piano Nazionale contro la povertà 2018-2020, che prosegua il percorso iniziato con l’introduzione del Rei fino al suo completamento. Si agirà con gradualità per estendere il Rei a tutti gli indigenti, rafforzando gli interventi forniti e sostenendo l’attuazione del Rei a livello locale, dove vi è un impegno congiunto di Stato, Regioni ed altri soggetti. Alla conclusione del Piano, nel 2020, serviranno a regime circa 5,1 miliardi in più rispetto ad oggi. Solo con queste risorse e con servizi adeguati l’Italia sarà dotata di una misura nazionale contro la povertà assoluta che possa dirsi universale – ovvero rivolta a chiunque viva in tale condizione –, continuamente monitorata, adeguata nei contributi economici e nei percorsi di inclusione. Ad oggi, ricorda la Rete delle Associazioni, riceveranno il Rei solo 1,8 milioni di individui, cioè il 38% del totale della popolazione in povertà assoluta: pertanto, il 62% dei poveri ne rimarrà escluso. Il 41% dei minori in povertà assoluta non sarà raggiunto dalla misura.

Di fatto, il profilo attuale della misura dividerà i poveri in due gruppi: quelli che riceveranno il Rei, e quelli che non lo riceveranno. Tale discriminazione può essere compresa solo se temporanea e, quindi, da considerare come un primo passo nella prospettiva di un progressivo ampliamento dell’utenza. I dati elaborati dall’Alleanza invitano a non perdere di vista anche l’ammontare del contributo per evitare un rischio molto concreto: quello che volendo massimizzare il numero di beneficiari senza investire a sufficienza si assistano sempre più persone senza dar loro la possibilità di raggiungere uno standard di vita dignitoso.  L’importo dell’assegno destinato alle famiglie, a seconda dei componenti, è da rivedere. Secondo le stime del governo, si tratta in media di 289 euro al mese. Per l’Alleanza contro la povertà servono almeno 396 euro (da un minimo di 316 a un massimo di 710 euro). «Occorre evitare un rischio molto concreto: quello che volendo massimizzare il numero dei beneficiari ma non investire a sufficienza nella lotta alla povertà, si ampli l’utenza senza elevare gli importi. Con il risultato di assistere sempre più persone senza dar loro la possibilità di raggiungere uno standard di vita minimo». In altri termini, si rischia di distribuire assegni non adeguati a soddisfare le esigenze primarie quali alimentazione, casa, vestiario, trasporti.

Attenzione anche ai servizi: nella costruzione dei percorsi d’inclusione la regia è in capo ai Comuni, che operano insieme al Terzo Settore, ai Centri per l’Impiego e agli altri soggetti sociali del welfare locale. Attualmente si prevede che il 15% dei finanziamenti statali contro la povertà sia destinato ai Comuni per i suddetti percorsi. Gli studi e le analisi empiriche mostrano, tuttavia, che si tratta di una percentuale inadeguata, che dovrebbe essere portata al 20%.

Segui su Facebook tutte le novità su pensioni e lavoro. Partecipa alle conversazioni. Siamo oltre trentamila

Torna in alto

Leggi Anche

Pensioni Oggi

Sezioni

Speciali

Strumenti

Seguici