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Il conferimento del TFR ai fondi pensione diventa flessibile. Ecco cosa cambia

Gli accordi collettivi potranno stabilire quanta parte del Tfr maturando potrà essere destinata alla previdenza complementare e quanta lasciarne in azienda.

 La contrattazione collettiva potrà determinare la quota minima di Tfr maturando da destinare alla previdenza complementare e per i lavoratori disoccupati sarà più facile riscuotere sotto forma di rendita anticipata il capitale accumulato nel fondo pensione. Nel contempo si avvierà un tavolo di confronto per una riforma del sistema previdenziale complementare. Sono queste le principali novità contenute nel disegno di legge annuale sulla concorrenza approvato la scorsa settimana dal Senato. Ora il provvedimento passa all'esame della Camera per la terza ed ultima lettura che sarà blindata. Le modifiche vengono incontro alle sollecitazioni della Covip con l'obiettivo di agevolare le ade­sioni alla previdenza anche nelle aziende con meno di 50 dipendenti, per le quali si continua a riscontrare un tasso di penetrazione basso.

Come noto la destinazione del Tfr maturando al fondo complementare è una scelta libera del lavoratore che può decidere se lasciare la liquidità nell'impresa (e riscuoterla per intero alla fine della carriera lavorativa con le consuete modalità) o se metterla nel fondo pensione per ottenere una rendita pensionistica integrativa della pensione pubblica obbligatoria. In ogni caso il trasferimento del Tfr avviene per intero. In sostanza il lavoratore ha solo due alternative: o trasferire l'intera quota del TFR maturando o lasciarla all'azienda e riceverla una volta cessato il rapporto di lavoro. Con la modifica appena approvata, invece, gli accordi collettivi potranno decidere quanta parte del Tfr maturando potrà essere destinato alla previdenza complementare e quanta lasciarne in azienda in modo da superare le resistenze dei lavoratori connesse alla perdita integrale di tale forma di liquidità. La modifica approvata specifica comunque che, in assenza di indicazioni da parte della contrattazione collettiva circa la quota destinata alla previden­za complementare, il conferi­mento continua a corrispon­dere al 100% del Tfr annual­mente maturato.

In sostanza, la norma concede margini di flessibilità alle parti che firmano contratti e accordi collettivi, anche aziendali. Secondo le osserva­zioni che erano state fatte dalla Covip, con questa novità «le fonti istitutive potrebbero definire la misura del Tfr matu­rando da destinare alla previ­denza complementare nel modo più consono rispetto al­le esigenze dei soggetti inte­ressati dall'accordo».

Rendita Anticipata per i disoccupati

Passa anche una modifica che rende più fles­sibili i termini per il riscatto totale della posizione indivi­duale maturata presso un fon­do pensione in alcuni casi di invalidità permanente o per inoccupazione superiore a 48 mesi; sulle somme oggetto del riscatto si applicherà una ritenuta a titolo di imposta con l'aliquota del 23 per cento. Altra modifica da segnalare riguarda la facoltà di conseguire le prestazioni in via anticipata in favore di chi è rimasto senza lavoro per un periodo superiore a 24 mesi (contro i 48 mesi previsti dalla normativa vigente) a condizione che l'aderente risulti a non più di cinque anni dal pensionamento nel regime pubblico obbligatorio (elevabili a 10 anni dagli statuti della forme di previdenza in questione). 

Si generalizza, poi, tanto nelle forme pensionistiche complementari collettive che individuali, la facoltà di riscatto della posizione maturata dall'iscritto in caso di cessazione dei requisiti di partecipazione con l'applicazione di una ritenuta a titolo di imposta con l'aliquota del 23 per cento. Il disegno di legge prevede, infine, la convocazione di un tavolo di consultazione per avviare un processo di riforma delle forme pensionistiche complementari. Tra le finalità di quest'ultima il riferimento all'individuazione di strumenti di informazione per l'educazione finanziaria e previdenziale ed in materia di forme di gestione del risparmio inteso alla corresponsione delle prestazioni previdenziali complementari

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