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Lavoro, Governo pronto ad intervenire sui Voucher

Allo studio l'abbassamento da 7 a 5mila euro annui del tetto ai compensi erogabili tramite i buoni di lavoro accessorio. Possibile anche una stretta sui settori

Voucher al restyling. I primi risultati del monitoraggio sulla tracciabilità introdotta dal correttivo al Jobs act non soddisfa il governo che dunque «considera necessaria la revisione di questo strumento per riportarlo all’origine di una copertura dei lavori occasionali per portarli fuori dal lavoro nero». Parola del ministro del lavoro Giuliano Poletti che ha annunciato ieri al senato il prossimo provvedimento sui buoni per il lavoro accessorio.

Secondo fonti governative, l’intervento sarà principalmente su tre fronti. A cominciare dalla riduzione dei tempi di incasso del rimborso per i datori di lavoro da 1 anno a 6-3 mesi in modo da sanzionare gli abusi delle aziende che dopo essere state oggetto di un’ispezione riprendono il «nero» e alla conclusione dell’annualità chiedono il rimborso del voucher. Sarà ridotto anche il tetto dei compensi per i lavoratori da  7 mila a 5 mila euro all’anno così come si vogliono ridurre i settori in cui si possono usare i voucher. In alternativa, un’ipotesi sulla quale stanno lavorando i tecnici del governo prevede il divieto di utilizzo dei voucher per i lavoratori contrattualizzati. Una misura diretta a colpire le aziende che utilizzano i buoni lavoro per pagare gli straordinari dei dipendenti stabili.

Le correzioni dovrebbero arrivare dopo febbraio, ovvero quando l’esecutivo avrà a disposizione dati più completi sulla tracciabilità, attesi appunto il mese prossimo, e ritenuti fondamentali in quanto daranno un quadro chiaro e un identikit delle imprese che usano i voucher, in termini di frequenza e settori. Ancora invece da decidere quale sarà il veicolo di intervento, se dl o altro provvedimento. Il provvedimento arriva dopo le correzioni già introdotte con il correttivo al Jobs Act (Decreto legislativo 185/2016 dello scorso ottobre) considerate non sufficienti ad arginare il ricorso a questa forma di lavoro precario. In tale sede si è stabilito, tra l'altro, l'obbligo per i committenti imprenditori non agricoli o professionisti, di comunicazione preventiva, almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione lavorativa, alla sede territoriale competente dell'Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, comunicando i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione. E l'inasprimento delle sanzioni in caso di violazione degli obblighi. Il datore di lavoro rischia infatti sanzioni amministrative da 400 a 2.400 euro, in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione. 

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