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Naspi, no al riscatto dei contributi nel fondo pensione

Nota della Covip sul rapporto tra il nuovo ammortizzatore sociale contro la disoccupazione involontaria e la facoltà di riscatto della posizione assicurativa maturata nel fondo pensione. Il riscatto però è ammesso se il licenziamento è avvenuto a seguito della procedura collettiva di cui alla legge 223/1991.

Niente riscatto contributivo parziale presso il fondo pensione per i lavoratori che hanno diritto alla Naspi. Lo precisa la Covip rispondendo a un quesito in materia di riscatto della posizione di previdenza integrativa. Nella stessa risposta, inoltre, la Covip spiega che, invece, il licenziamento collettivo previsto dalla legge 223/1991 consente il riscatto, nonostante l’abrogazione dell’indennità di mobilità avvenuta l’1/1/2017. Come noto il Dlgs 252/2005 consente il «riscatto» della posizione contributiva maturata dal lavoratore che abbia aderito a forme di previdenza complementare per far fronte a particolari bisogni dovuti alla perdita del posto di lavoro.

La questione
In particolare, alla Covip è stato chiesto di conoscere se la fruizione della “Nuova prestazione di Assicurazione sociale per l’Impiego” (c.d. NASpI), istituita dall’art. 1 del d.lgs. n. 22 del 2015
, possa essere ricondotta tra le causali previste dall’art. 14, comma 2, lett. b) del d.lgs. n. 252 del 2005 alla stregua dell’indennità di mobilità di cui è prevista l’abrogazione a far tempo dal 1° gennaio 2017Al riguardo, è opportuno innanzitutto evidenziare che l’art. 14, comma 2, lett. b) del d.lgs. n. 252 del 2005 consente il riscatto parziale della posizione individuale maturata in caso, tra l’altro, di “ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità”. 

In base alla normativa di settore è quindi la” procedura di mobilità” a rappresentare uno degli eventi al cui verificarsi è possibile per l’iscritto avanzare richiesta di riscatto parziale della posizione e non già la percezione della relativa indennità di mobilità, come invece rappresentato nella richiesta di parere. Quanto all’indennità di mobilità, disciplinata dall’art. 7 della legge n. 223 del 1991, la stessa non sarà più in vigore dal 1° gennaio 2017, essendo stata abrogata dall’art. 2, comma 71, lett. b) della legge n. 92 del 2012. I lavoratori oggetto della procedura di mobilità potranno pertanto beneficiare dal 2017 della prestazione NASpI, laddove presentino tutti i requisiti fissati dall’art. 3 del d.lgs. n. 22 del 2015. La NASpI è l’indennità mensile di disoccupazione che è stata istituita dall’art. 1 del citato d.lgs. n. 22 del 2015, a decorrere dal 1° maggio 2015, e che ha la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. 

Ciò precisato, la Covip osserva che le modifiche legislative relative agli ammortizzatori sociali hanno prettamente riguardato la prestazione assistenziale collegata alla procedura di mobilità e non già la procedura stessa. Infatti, mentre l’istituito dell’indennità di mobilità è stato abrogato e sostituito dal citato nuovo ammortizzatore sociale NASpI, la procedura di mobilità, prevista dall’art. 4 della legge n. 223 del 1991, rubricato “Procedura per la dichiarazione di mobilità”, è tutt’ora vigente.

Pertanto, precisa la Covip, l’istituto della “procedura di mobilità” è ancora presente nel nostro ordinamento e trova la sua specifica disciplina nell’art. 4 della legge n. 223 del 1991. Alcune modifiche sono state nel tempo apportate alla citata normativa, come quella recata dalla legge n. 90 del 2012 (art. 2, comma 72, lettere da a) ad e), che ha sostituito nell’ambito dello stesso art. 4 le parole “procedura di mobilità” con “procedura di licenziamento collettivo” e in generale la parola “mobilità” con la parola “licenziamento”. L’istituto è comunque rimasto sostanzialmente il medesimo anche dopo le modifiche recate nel 2012, posto che la procedura di mobilità altro non è che un licenziamento a carattere collettivo.

Alla luce delle considerazioni che precedono, la Covip afferma, pertanto, che la procedura di mobilità indicata dall’art. 14, comma 2, lett. b), del d.lgs. n. 252 del 2005 sia quella prevista dall’art. 4 della legge n. 223 del 1991, consistente in un licenziamento collettivo realizzato in presenza di determinati presupposti. Si reputa quindi che i lavoratori sottoposti alla procedura di cui al citato art. 4 della legge n. 223 del 1991 possano di per sé esercitare la facoltà di riscatto prevista dall’art. 14, comma 2, lett. b), del d.lgs. n. 252 del 2005, essendo irrilevante che gli stessi beneficino o meno della prestazione NASpI, la cui erogazione è subordinata alla presenza di ulteriori e specifici requisiti rispetto all'abrogata indennità di mobilità. Più in generale, si osserva che la fruizione della NASpI non può ritenersi ricompresa tra le causali che danno titolo al riscatto parziale della posizione di previdenza complementare ai sensi della sopra citata previsione del d.lgs. n. 252 del 2005.

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