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Inps, Oltre 6 milioni di assegni sotto ai mille euro al mese

Lo certifica l'Inps nell'aggiornamento dell'osservatorio di monitoraggio dei flussi trattamenti pensionistici a carico dell'AGO e delle gestioni dei lavoratori autonomi.

Le pensioni in Italia erano circa 23 milioni nel 2016, in calo dello 0,6% rispetto al 2015, ma i beneficiari degli assegni risultano pari a 16,1 milioni (-0,7% rispetto all'anno prima). E' quanto rileva l'Osservatorio dell'INPS pubblicato oggi che fotografa il flusso dei pensionamenti nel FPDL, nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e nella gestione separata al III trimestre del 2017. 

Sebbene le donne rappresentino ancora la maggioranza dei pensionati (52,7%), tuttavia, gli uomini percepiscono pensioni più alte, poiché incassano il 55,7% dei redditi pensionistici. Guardando al dettaglio dei singoli assegni pensionistici si nota infatti che il trattamento medio per le donne (14.780 euro) è inferiore del 29% a quello degli uomini (20.697 euro. Restano tantissime le pensioni sotto i mille euro - 6,3 milioni di pensionati pari al 39,1% del totale - anche se l'anno prima erano molti di più (39,6%). Nella fascia intermedia (1.000-2.000 euro) il 38,4% dei pensionati, mentre percepiscono più di 2 mila euro circa 3,6 milioni di pensionati (il 22,5%) con importi pari al 35,7% dell'intera spesa pensionistica. 

L'Istituto ha aggiornato anche i numeri sui lavoratori parasubordinati, che registra il tracollo dei collaboratori. Lo scorso anno i parasubordinati sono stati 1.244.463 rispetto al 1.434.856 del 2015 (-13,3%) e 1.721.478 del 2012 (-27,7%). Per quanto riguarda i collaboratori, invece, nel 2016 risultano essere stati 917.525 contro 1.111.648 nel 2015 (-17,5%) e 1.426.365 nel 2012 (-35,6%). Dopo Fornero e Jobs Act, quindi rispetto al 2012, i collaboratori sono scesi di oltre un terzo.

Duro il giudizio dei sindacati: "Oggi ad 1 lavoratore su 3 un assegno inferiore ai mille euro, fra 30 anni a tutti i docenti ed impiegati". A dichiararlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, commentando i dati: "a seguito delle riforme attuate dai ministri Amato e Fornero, con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, si sta gradualmente passando ad un’incidenza stipendiale sul quoziente previdenziale decisamente più sfavorevole ai dipendenti. Il processo, del resto, non è nuovo visto che è stato avviato a partire della fine degli anni 90, con il potere di acquisto delle pensioni che nel frattempo ha perso già il 33%".

"Così, se oggi abbiamo quasi il 40 per cento dei lavoratori in queste condizioni, peraltro pochi nella scuola, tra pochi decenni tali cifre saranno praticamente comuni al 90 per cento dei lavoratori. Con il paradosso che si avvicineranno sensibilmente a quell’assegno pensionistico minimo di 650-680 euro per tutti, su cui il Governo sta lavorando proprio in queste settimane. Quindi, il problema non è quello di rinviare l’innalzamento della soglia a 67 anni, come ha chiesto oggi il Pd, ma rivedere l’intero sistema che in questo modo sta mettendo in ginocchio l’intera cittadinanza ed in particolare nuove generazioni"

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