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Reddito di Inclusione, Il Governo firma il memorandum d'intesa

L'esecutivo assicura che gli schemi dei decreti legislativi sulla misura universale di contrasto alla povertà saranno pronti entro la fine del mese di aprile. 

Il reddito di inclusione sarà pronto entro la fine del 2017. Lo assicura il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in occasione della firma del Memorandum d'intesa sul Reddito di inclusione, insieme all'Alleanza contro la povertà e al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.  “Oggi è un primo risultato - ha detto il premier in conferenza stampa - ma è la prima volta che l'Italia si dota di uno strumento universale”. Gentiloni ha quindi annunciato che i decreti legislativi della legge delega, già approvata dal Parlamento, “arriveranno entro fine mese”. Poi passeranno all'esame del Parlamento per essere adottati in via definitiva dal Consiglio dei Ministri dopo l'estate.  “La crisi che abbiamo attraversato, la più grave dal dopo-guerra - ha detto il premier -, ci ha lasciato un incremento della povertà. Chi governa deve riconoscere il problema e tra i meriti dell'Alleanza c'è quello di aver alimentato un atteggiamento esigente verso questo problema”. 

Il nuovo reddito di inclusione
Il reddito di inclusione, come già anticipato nei giorni scorsi su pensionioggi.it, consisterà in una misura unica di contrasto alla povertà a livello nazionale, di carattere universale, subordinata alla prova dei mezzi (ISEE) e all'adesione a un progetto personalizzato di inclusione, articolata in un beneficio economico e in una componente di servizi alla persona. L'importo del sostegno, le cui modalità di pagamento dovranno essere definite dal Governo (carta prepagata come per l'attuale sostegno per l'inclusione attiva o altre modalità), dovrebbe aggirarsi, almeno all'inizio, entro un massimo di 400/500 euro al mese con importi graduati in funzione della numerosità del nucleo familiare. Per beneficiare della misura sarà previsto un requisito di durata minima di residenza nel territorio nazionale e l'adesione ad un progetto personalizzato erogato dalla rete dei servizi delle politiche sociali. Nel tempo la Delega prevede la possibilità di incrementare il valore del beneficio economico e dell'estensione dei beneficiari, da individuare prioritariamente tra i nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave, donne in stato di gravidanza, disoccupati di età superiore a 55 anni anche attraverso il dirottamento di risorse destinate ad interventi di analoga portata come, ad esempio, l'Asdi

Gentiloni: la misura coinvolgerà 2milioni di persone
Il reddito di inclusione è “una misura strutturale, che può crescere nei prossimi anni, che interessa circa 2 milioni di persone. Tra questi 7-800mila minori”, ha aggiunto Gentiloni. 
“Con il reddito di inclusione che partirà a breve non ci si limiterà a dare un sostegno economico alle famiglie in condizione di povertà, ma si prenderanno in carico questi nuclei con l'obiettivo dell'uscita da questa condizione guardando anche al lavoro e all'insieme dei servizi sociali”. Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, durante la conferenza stampa  “Il trasferimento monetario è  semplice - ha detto Poletti - ma è più complesso costruire un percorso per queste famiglie che faticano a uscire da questa condizione”. Poletti ha ringraziato il Governo Letta e il suo predecessore al Lavoro che ha promosso il Sia, il Sostegno per l'inclusione attiva: una prima misura sperimentale di lotta alla povertà. 

Istat: in 2015 in Italia 4,5 milioni di persone in “povertà assoluta”
La povertà assoluta in Italia nel 2015 ha coinvolto il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 598 mila individui che non possono acquistare il minimo indispensabile per vivere). È quanto emerge dal rapporto “Noi Italia” dell'Istat. I valori sono stabili sul 2014 sia per l'incidenza di povertà assoluta sia per quella relativa. Rispetto al 2014 peggiorano soprattutto le condizioni delle famiglie con 4 componenti (dal 6,7% al 9,5%). Il 10,4% delle famiglie è relativamente povero (2 milioni 678 mila); le persone in povertà relativa sono 8 milioni 307 mila (13,7% della popolazione).  

Si conferma il forte svantaggio del Mezzogiorno dove, nel 2015, le famiglie in povertà relativa sono circa un quinto di quelle residenti e quelle in povertà assoluta rappresentano il 9,1%. Sempre dai dati Istat risulta che nel 2015 in Italia l'11,5% degli individui viveva in condizioni di grave deprivazione. Il nostro Paese supera di 3,4 punti percentuali la media europea attestandosi al nono posto tra quelli con i valori più elevati.  L'indicatore di grave deprivazione materiale - sottolinea l'Istat -, fornisce una misura importante nell'ambito dell’analisi dell'esclusione sociale: insieme a quelli di rischio di povertà e bassa intensità del lavoro contribuisce a fornire la stima delle persone a rischio povertà o esclusione sociale. Nel 2015 la grave deprivazione diminuisce tra i single, soprattutto se anziani, e tra gli individui che vivono in famiglie con almeno un anziano. Ancora grave la condizione degli individui che vivono in coppie con tre o più figli.

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