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Pensioni, APE Sociale e Quota 41 anche per i contratti a termine

La legge di bilancio apre parzialmente alla concessione degli anticipi pensionistici anche ai disoccupati per la scadenza naturale di un contratto a termine.

Si ampliano le maglie per conseguire l'Ape sociale e il pensionamento con 41 anni di contributi per i lavoratori precoci. Il disegno di legge di bilancio per il 2018, approvato in prima lettura dal Senato ed ancora in attesa di migliorie con il passaggio alla Camera per facilitare gli anticipi pensionistici introdotti dallo scorso 1° maggio 2017. 

Sono due le modifiche per l'ape sociale e i lavoratori precoci contenuti nel disegno di legge: la più significativa riguarda la possibilità di chiedere l'Ape sociale ed il beneficio per i lavoratori precoci anche a quei soggetti la cui disoccupazione sia conseguenza della scadenza di un contratto a tempo determinato. Una delle principali lacune della normativa attualmente in vigore. Attualmente, infatti, sono ammessi al beneficio Ape Sociale/Precoci esclusivamente i soggetti la cui disoccupazione sia conseguenza di un licenziamento da parte del datore di lavoro (o per dimissioni per giusta causa) e, pertanto, il beneficio è stato negato a tutti coloro che sono rimasti senza lavoro per la scadenza naturale del contratto a termine. Ora il cambio di rotta con la legge di bilancio. Dal prossimo anno potranno chiedere l'Ape sociale/beneficio precoci anche i lavoratori in condizione di disoccupazione per la scadenza del contratto a termine a condizione che il lavoratore, nei tre anni precedenti la cessazione del rapporto, abbia avuto periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi

Le madri ottengono un piccolo sconto per l'ape social

La seconda modifica riguarda uno sconto sui requisiti contributivi per ottenere l'ape sociale alle lavoratrici madri pari a sei mesi per figlio fino ad un massimo di due anni. In sostanza le madri con quattro figli potranno chiedere l'Ape sociale da 63 anni con un minimo di 28 anni di contribuzione (34 per i lavori gravosi) anzichè 30 (36 nei lavori gravosi). Una limatura minima denunciano i sindacati che, invece, chiedevano uno sconto molto più robusto (soprattutto esteso anche al di fuori dello strumento APE sociale). Non a caso il Governo ha indicato all'esito del confronto dello scorso 21 novembre 2017 con l la parte sindacale la disponibilità ad irrobustire il beneficio, durante l'esame alla Camera del provvedimento, portandolo da sei mesi ad un anno (per ogni figlio) entro il tetto massimo di due anni. Alla Camera potrebbe anche arrivare l'estensione dell'ape sociale alle ulteriori quattro categorie di lavori gravosi che beneficeranno nel 2019 dell'esenzione dell'adeguamento alla speranza di vita e la proroga dell'Ape sociale almeno di un anno (dal 31.12.2018 al 31.12.2019) anche in considerazione dello scarso numero di domande accolte. Il beneficio precoci invece non va prorogato in quanto è già stabilizzato e durerà oltre il 2018. 

All'interno della manovra non ha trovato spazio, invece, la concessione dell'Ape sociale/beneficio precoci a quei soggetti che non hanno goduto dell'ammortizzatore sociale (ad esempio per non aver prodotto la domanda di Naspi entro i 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro). Questo punto era stato proposto dall'esecutivo nella prima versione dei DPCM sull'Ape social e sui lavoratori precoci per poi essere eliminato su richiesta del Consiglio di Stato che aveva rilevato il difetto di copertura legislativa nella legge istitutiva. Sino all'ultimo si sperava che la misura potesse essere inserita nella legge di bilancio ma almeno per ora non c'è traccia. 

Rendita Integrativa e Prestito più semplice

Si rammenta che ulteriori  ritocchi riguardano la rendita integrativa temporanea anticipata (la cd. Rita) che verrà stabilizzata e potrà essere chiesta a prescindere dalla certificazione da parte dell'Inps del rispetto dei requisiti per l'Ape volontario e la proroga di un anno dell'Ape volontario che potrà essere chiesto, dunque, sino al 31.12.2019, nonchè l'armonizzazione tra pubblico e privato delle pensioni complementari. 

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