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Pensioni, Ape volontario cumulabile con l'Ape sociale

Ma l'operazione interesserà esclusivamente i soggetti che hanno maturato un assegno pensionistico elevato, superiore almeno a 2mila euro lordi mensili.

Anche i lavoratori che avranno diritto all'Ape nella forma agevolata potranno chiedere il prestito pensionistico e farsi erogare una ulteriore quota di reddito in attesa della pensione. Il DPCM firmato dal Governo lo scorso 4 Settembre (ed in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) consente questa operazione a condizione che l'importo minimo mensile finanziato risulti non inferiore a 150 euro al mese.

Concretamente, in attesa delle istruzioni attuative, l'operazione sarà disponibile per i lavoratori che hanno un assegno lordo abbastanza corposo in su dato che solo la parte eccedente quella erogata tramite il sussidio statale potrà formare oggetto del finanziamento bancario. Ad esempio un lavoratore con un assegno di 2.800 euro al mese, cioè circa 2.000 euro al mese nette, che intende anticipare l'uscita di 12 mesi potrà riscuotere in anticipo l'85% di detto importo, cioè 1.700 euro nette mensili.

L'Ape volontaria avrà, infatti, un tetto diversificato a seconda dell'anticipo richiesto. Per non impattare troppo sulla restituzione del prestito. Si potrà riscuotere sino al 90% della pensione netta maturanda, certificata dall'Inps, a condizione che l'anticipo richiesto non superi un anno, l'importo scende ad un massimo dell'85% nel caso di anticipo da 12 a 23 mesi, all'80% per anticipi tra 24 e 35 mesi e al 75 % nel caso l'anticipo richiesto sia pari o superiore ai tre anni rispetto al pensionamento nel regime obbligatorio. Ebbene a questa cifra potenzialmente ottenibile vanno sottratte circa 1.320 euro mensili che vengono corrisposte dallo Stato tramite l'Ape sociale (l'equivalente di 1.500 euro lorde, il massimo erogabile nel caso di specie); pertanto solo la quota eccedente, cioè 380 euro mensili, potrà essere riscossa con l'Ape volontario. Gli effetti per il pensionato sono evidenti in termini di minore penalità in sede di restituzione del prestito: dato che la quota di reddito richiesta è bassa la rata di ammortamento peserà per circa 33 euro al mese (poco più dell'1% del reddito netto pensionistico) per i successivi venti anni. Se l'intera cifra, cioè i 1.700 euro, dovesse essere erogata tramite l'Ape volontario il costo sarebbe di gran lunga superiore per il pensionato sfiorando anche il 5% dell'assegno: la rata di ammortamento sarebbe infatti di circa 75 euro al mese.

Ove l'importo dell'assegno risulti però inferiore a 2.000 euro (circa 1.600 euro netti mensili) l'operazione non sarà concretamente attivabile in quanto la quota di reddito netto eccedente quella erogata dallo Stato tramite l'ape sociale risulterebbe inferiore a 150 euro al mese, l'importo minimo per accedere al prestito pensionistico. L'85% di 1.600 euro risulterebbe infatti pari a 1.315 euro, esattamente l'importo già garantito tramite l'ape sociale. 

L'operazione naturalmente è facoltativa per l'interessato: il lavoratore potrà anche non chiedere l'Ape volontario e tenersi solo la quota di reddito garantita dall'Ape sociale oppure, se del caso, integrare il sussidio solo con la Rita, la rendita integrativa temporanea anticipata. Ove si scegliesse di abbinare l'Ape sociale a quello volontario resterebbero però i divieti stabiliti per il sussidio agevolato. In particolare il pensionando avrà limitazioni sulla possibilità di rioccuparsi e non potrà trasferire la residenza all'estero. 

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