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Pensioni, Arriva la conferma: Dal 2019 si uscirà a 67 anni

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha adottato il decreto ministeriale che fissa in via ufficiale l'aumento dell'età pensionabile di cinque mesi dal 1° gennaio 2019.

Il ministero dell'Economia e delle Finanze ha stabilito con il decreto 5 dicembre 2017 in via ufficiale il valore del prossimo innalzamento dell'età pensionabile a partire dal 1° gennaio 2019. Non si tratta di una novità dato che il valore era già circolato nei mesi scorsi: l'adeguamento sarà pari a cinque mesi. Quindi sulla base delle regole attuali l'età per la pensione di vecchiaia raggiungerà i 67 anni nel 2019 (dagli attuali 66 anni e 7 mesi). Una prospettiva che era apparsa incerta lo scorso anno, per il sorprendente calo dell'aspettativa di vita nel 2015: ma l'istituto di statistica ha rilevato che quella inversione di tendenza è stata completamente riassorbita l'anno successivo e dunque l'aumento nel triennio è di cinque mesi. Con questo dato si raggiunge con un biennio di anticipo il requisito tondo di 67 anni previsto dal decreto legge Sacconi per il 2021. 

L'adeguamento colpirà in particolare le lavoratrici del settore privato che già dal 1° gennaio 2018 vedranno scattare l'ultimo scalone previsto dalla Legge Fornero che aggancerà l'età pensionabile di vecchiaia a quella degli uomini: insomma tra il 2018 ed il 2019 le donne del settore privato subiranno un incremento di un ulteriore anno e cinque mesi come emerge dalla tavola sotto allegata elaborata da PensioniOggi.it.

Crescono anche i requisiti per il pensionamento anticipato

A crescere non saranno solo i requisiti per la pensione di vecchiaia dal 2019 sarà così necessario ragguagliare un totale di 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini (contro i 42 anni e 10 mesi attuali) e 42 anni e 3 mesi per le donne (contro i 41 anni e 10 mesi attuali). Per i precoci si passerà da 41 anni di contributi raggiunti a fatica dopo una lunga discussione a 41 anni e 5 mesi e slitta a 64 anni l'età per il pensionamento anticipato dei lavoratori non in possesso di contribuzione al 1995 a condizione di conseguire una pensione di importo non inferiore a 2,8 volte il valore dell'assegno socialeIn generale, comunque, lo slittamento di 5 mesi interesserà tutte le prestazioni previdenziali ed assistenziali erogate dall'Inps ancorate ad un requisito anagrafico. Salirà a 67 anni, per esempio, anche il requisito anagrafico per conseguire l'assegno sociale.

Le eccezioni

In questo panorama l'unica eccezione almeno per ora è costituita dagli addetti ai lavori usuranti che da quest'anno hanno guadagnato il congelamento degli adeguamenti alla speranza di vita sino al 2026. Nei loro confronti continuerà ad essere possibile mantenere l'uscita a 61 anni e 7 mesi unitamente a 35 anni di contributi con il contestuale perfezionamento del quorum 97,6.

Con la legge di bilancio, inoltre, saranno esentati dall'adeguamento 15 categorie professionali addette alle cd. mansioni gravose (qui i dettagli) che possono vantare 30 anni di contributi ad almeno sette anni di attività gravose negli ultimi 10 prima del pensionamento. L'esenzione dal predetto adeguamento riguarderà sia i requisiti per la pensione di vecchiaia (che resterà pertanto fissa a 66 anni e 7 mesi anche nel biennio 2019-2020) che per la pensione anticipata (che resterà pertanto ancorata a 42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi le donne sino al 2020). Ma non si estenderà al requisito contributivo ridotto stabilito per i lavoratori precoci

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Documenti: Il decreto del MEF 5 Dicembre 2017

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