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Pensioni, Come scegliere tra Ape ed Opzione Donna

La domanda di opzione al sistema contributivo resta irrevocabile. Prima di effettuare la scelta le lavoratrici nate tra il 52 ed il 55 devono verificare la convenienza dell'Anticipo Pensionistico, soprattutto quello nella formula agevolata. 

Le lavoratrici che hanno già effettuato la domanda di pensione con opzione al sistema contributivo si domandano se con l'approvazione dell'APE, l'anticipo pensionistico, sarà possibile tornare indietro e revocare la domanda di pensionamento onde sfruttare la nuova normativa che entrerà in vigore il prossimo 1° maggio 2017. La liquidazione di una pensione con le regole di calcolo contributive è spesso frutto di una sofferta decisione determinata più che altro dall'impossibilità di proseguire il rapporto di lavoro o per la mancanza di alternative lavorative. Sofferta perchè il passaggio al sistema di calcolo contributivo determina, sovente, una brusca decurtazione del reddito pensionistico contraltare della possibilità di anticipare l'uscita di alcuni anni rispetto alle lavoratrici nel sistema misto. 

A tal fine occorre ricordare che l'opzione donna di cui all'articolo 1, co. 9 della legge 243/04, se esercitata al momento del pensionamento è irrevocabile. Pertanto coloro che abbiano già ottenuto la liquidazione della pensione con le regole di calcolo contributive non possono più tornare indietro e revocare la propria scelta e magari aderire all'APE nella sua forma agevolata o volontaria. A questo principio c'è solo un temperamento offerto dalle regole generali previste dalla Circolare Inps 15/1982 in tema di rinunzia della domanda di pensione. In quella sede è stato stabilito che i lavoratori possono ritrattare la domanda di pensionamento finchè non abbiano ricevuto la comunicazione dell'avvenuta liquidazione della pensione. Una volta spirato questo termine la domanda di pensionamento diviene, come detto, irrevocabile. 

Le lavoratrici che ancora non hanno effettuato l'adesione al regime sperimentale donna devono, quindi, soppesare adeguatamente le alternative offerte dalla legge di bilancio. A trovarsi in questa condizione sono soprattutto le nate tra il 1952 ed il 1955 quelle che a partire dal prossimo 1° maggio 2017 avranno l'alternativa di poter chiedere l'APE sociale o l'Ape volontario a patto di avere 63 anni di età.

Le lavoratrici che rispettano le condizioni per usufruire dell'APE sociale, un sussidio pagato dallo Stato sino al raggiungimento dell'età pensionabile, potrebbero, infatti, avere maggiore convenienza nel chiederlo in quanto lo strumento non prevede alcuna decurtazione sulla pensione finale e, comunque, riesce ad erogare sino ad un massimo di 1.500 euro lordi al mese. Un valore non molto distante da quanto si riesce a riscuotere con l'opzione al sistema contributivo. Senza contare che al raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi il sussidio cesserà e la lavoratrice potrà ottenere la pensione piena calcolata con le regole miste, dunque con una misura più favorevole rispetto alle optanti. Senza alcuna penalità. Si può fare l'esempio di una lavoratrice nata nel 1954, 36 anni di contributi e con diritto ad una pensione di 1.600 euro lorde al mese con le regole miste. Costei potrebbe chiedere l'APE sociale dal 1° maggio 2017 e riscuotere il valore massimo dell'APE sociale, 1.500 euro lorde al mese sino all'età di vecchiaia (66 anni e 7 mesi) e poi andare in pensione definitiva con 1.600 euro lorde al mese. Senza alcuna penalità in quanto il costo dell'operazione è a carico dello Stato. Se con le regole contributive conseguisse un assegno inferiore ai predetti valori, circostanza abbastanza scontata, la lavoratrice avrebbe, dunque, convenienza ad optare per l'Ape agevolato

Discorso diverso con l'APe volontario perchè l'accompagnamento alla pensione sarà anticipato dal sistema bancario ed assicurativo e la lavoratrice dovrà restituirlo nei successivi 20 anni dopo aver conseguito la pensione di vecchiaia. Come si intuisce a seconda dell'entità dell'anticipo chiesto e della durata stessa dell'anticipo l'operazione rischia di essere particolarmente penalizzante. Il costo in corrispondenza del massimo anticipo potrà raggiungere circa il 20% della pensione, un valore che rischia di essere anche superiore all'opzione donna. Dunque una comparazione degli effetti sul reddito pensionistico tra le due scelte sarà, in questo caso, pressochè indispensabile prima di imboccare la strade dell'ape di mercato. 

Poche le novità per le lavoratrici nate tra il 1956 ed il 1958. Costoro non hanno i requisiti anagrafici per accedere all'anticipo pensionistico in quanto non raggiungono i 63 anni entro il 31 dicembre 2018. Pertanto l'unica strada sulla carta per anticipare l'uscita resta, almeno per ora, quella dell'opzione donna. 

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