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Come si calcola la pensione nella gestione separata

Per i lavoratori iscritti alla gestione separata il calcolo dell'assegno segue esclusivamente le regole del sistema contributivo introdotto con la legge Dini dal 1996.

La gestione separata dell'Inps, nata nel 1996 a seguito della Riforma Dini, è la gestione pensionistica a cui devono essere obbligatoriamente iscritti i lavoratori che prestano attività di collaborazione coordinata e continuativa (anche a progetto) nonché i lavoratori autonomi per i quali non vi è obbligo di iscrizione ad altra gestione o cassa previdenziale che svolgano l'attività in maniera abituale (tra cui, per esempio, gli amministratori e sindaci di società).

Si noti, peraltro, che la mancanza di abitualità nello svolgimento di una professione non esonera completamente dall'iscrizione alla gestione dato che l'articolo 44 del decreto legge 269/2003 ha esteso l'obbligazione contributiva ai soggetti attività di lavoro autonomo occasionale qualora il reddito annuo derivante da tali attività risulti superiore a 5mila euro. Specifiche disposizioni hanno poi previsto l'obbligo di iscrizione alla gestione separata per particolari tipi di attività. Così l'obbligo è stato esteso agli assegnisti di ricerca, ai dottorandi di ricerca, ai medici specializzandi, agli spedizionieri doganali non vincolati del rapporto di impiego, agli associati in partecipazione che conferiscano prestazioni lavorative i cui compensi siano qualificati come redditi da lavoro autonomo. 

La gestione separata eroga le normali prestazioni IVS come riformate dalla legge Fornero del 2011: la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata, la pensione di inabilità e l'assegno ordinario di invalidità. Oltre al supplemento di pensione e alla pensione supplementare. Caratteristica della gestione è che essendo nata con la riforma Dini tanto il sistema di calcolo dell'assegno previdenziale che i requisiti per il conseguimento delle prestazioni sono quelli previsti per i lavoratori per la prima volta assicurati dopo il 1995 (lavoratori nel cd. sistema contributivo puro). 

Il calcolo dell'assegno

In particolare per il calcolo dell'assegno il lavoratore accumula, su una sorta di conto corrente virtuale, una percentuale del reddito annuo conseguito dall'attività autonoma. Originariamente l'aliquota contributiva (o meglio l'aliquota di computoera pari al 10% ma tale percentuale è stata aumentata nel corso degli anni e differenziata in relazione all'eventuale altro rapporto contributivo o previdenziale esistente tra il lavoratore ed un altro ente previdenziale (si veda tavola sottostante). Attualmente l'aliquota IVS è pari al 25% per i titolari di partita iva; del 32% per i collaboratori coordinati e continuativi (dal 2018 la percentuale salirà al 33% a completamento di quanto stabilito dalla Legge fornero) e del 24% per i lavoratori iscritti ad altro fondo pensionistico o già titolari di pensioneQuesti contributi sono rivalutati annualmente sulla base dell'evoluzione del prodotto interno lordo, per la precisione in base alla media quinquennale del Pil (il cd. tasso di capitalizzazione). La rivalutazione del montante non opera per l'anno di decorrenza della pensione nè per l'anno antecedente alla decorrenza stessa. Alla cessazione dal servizio il montante maturato, corrispondente ai contributi versati rivalutati, è convertito in pensione mediante l'utilizzo di una serie di coefficienti, detti coefficienti di trasformazione, che variano a seconda dell'età del pensionando calcolati sino all'età di 70 anni (più si dilata l'uscita maggiore sarà il coefficiente applicabile, maggiore sarà l'importo annuo della pensione); il risultato, diviso 13, costituisce l'importo mensile della pensione spettante. 

I minimali e massimali

Il sistema di versamento dei contributi è caratterizzato dalla presenza di un minimale pari a 15.548 euro e di un massimale contributivo pari a 100.324 euro. Vale a dire che per coprire un anno intero di contribuzione utile ai fini pensionistici il lavoratore deve versare un contributo minimo pari a 4.795 € se collaboratore (15.548 € x 0,32), 3.887€ se titolare di partita iva (15.548€ x 0,25) e 3.731€ se già pensionato o iscritto ad altro fondo previdenziale (15.548€ x 0,24). Se il reddito percepito è inferiore al minimale i mesi di assicurazione da accreditare vengono ridotti in proporzione alla somma versata e vengono attribuiti temporalmente al periodo corrispondente a partire dall'inizio dell'anno solare sino a concorrenza del periodo riconoscibile. Se il reddito è superiore a 100.324€ non sono dovuti contributi sulla quota eccedente tale cifra e, dunque, ciò non determina l'incremento della pensione. 

Il versamento

L'obbligo di versamento dei contributi è posto in maniera differenziata a seconda del tipo di attività svolta. Per i collaboratori coordinati e continuativi è previsto che il pagamento delle somme dovute deve essere ripartito nella misura di un terzo a carico del lavoratore di due terzi a carico del committente. Per i lavoratori autonomi, infine, l'intero importo delle somme dovute e posto a carico del lavoratore stesso il quale, tuttavia, ha titolo ad addebitare ai committenti una percentuale la contribuzione dovuta nella misura del 4% dei compensi lordi. 

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