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Pensioni, Contratti a tempo determinato compatibili con l'ottava salvaguardia

Il testo dell'ottava salvaguardia approvato con la legge di Bilancio conferma la possibilità di sospendere l'indennità di mobilità per ampliare la platea dei beneficiari della tutela.

Una delle principali problematiche dei lavoratori che si accingono a presentare istanza di accesso all'ottava salvaguardia riguarda la possibilità di poter lavorare per coprire, con un piccolo reddito, il periodo di attesa della decorrenza della pensione stessa in regime di salvaguardia. Senza perdere il diritto alla tutela. La risposta come in passato è generalmente positiva ove il lavoratore si reimpieghi in attività di lavoro dipendente a tempo determinato o in attività di lavoro autonomo o parasubordinato. Mentre se la nuova occupazione si riferisce a contratti a tempo indeterminato la risposta è sempre negativa. In tal caso, la rioccupazione (anche ove avvenisse in rapporti di lavoro domestico) determina la perdita del diritto a pensionarsi con la vecchia normativa pensionistica. Quanto detto vale per i lavoratori che si riconoscono in tre profili di tutela: autorizzati alla prosecuzione volontaria dell'assicurazione IVS entro il 4 dicembre 2011 (in possesso o meno di un contributo volontario al 6 dicembre 2011); ai lavoratori in congedo nel 2011 per assistere il figlio disabile; ai lavoratori il cui contratto a tempo determinato sia cessato tra il 1° gennaio 2007 ed il 31 dicembre 2011.   

Lavoratori nel profilo dedicato alla mobilità
Regole specifiche riguardano, poi, i lavoratori che appartengono al profilo di tutela relativo alla mobilità o al trattamento edile. L'articolo 1, co. 214, lettera a) della legge di stabilità reca una salvaguardia, tra l'altro, in favore di 11.000 lavoratori (anche dell'edilizia) le cui aziende entro il 2011 avevano siglato accordi governativi o non governativi per la gestione degli esuberi occupazionali e che maturano il diritto alla pensione, con le vecchie regole pensionistiche, entro tre anni dal termine dell'indennità di mobilità a condizione che il rapporto di lavoro risulti cessato entro il 31 dicembre 2014. Vengono ammessi, inoltre, anche in mancanza dei predetti accordi, i lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dall’attivazione delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, l’amministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale a condizione che il lavoratore possa esibire la documentazione attestante la data di avvio della procedura concorsuale. 

Ai fini della salvaguardia risulta quindi necessario prendere in considerazione la data esatta in cui termina l'indennità di mobilità ordinaria e confrontarla con la data in cui risulta maturato il diritto a pensione (di vecchiaia o di anzianità) con la vecchia normativa. Ad esempio un lavoratore che matura 40 anni di contributi o la quota 97,6 (con 61 anni e 7 mesi di età e 36 di contributi) il 15.10.2018 e la cui indennità di mobilità risulti conclusa il 30.7.2016 risulterà salvaguardabile dalla disposizione in esame dato che la maturazione del diritto si colloca entro il triennio successivo alla fine dell'indennità stessa. Se la mobilità fosse conclusa il 30.7.2015 il lavoratore non potrà godere della tutela dato che la maturazione del diritto alla pensione, con le vecchie norme, cadrebbe oltre il 30.7.2018. 

Con riferimento alla possibilità di prestare attività lavorativa c'è da dire che l'articolo 1, co. 214 lettera a) ultimo periodo della legge 232/2016 prevede espressamente, a chiarimento di alcune problematiche sollevate in passato, che "eventuali periodi di sospensione dell'indennità di mobilità, ai sensi dell'articolo 8, commi 6 e 7, della legge n. 223 del 1991 e dell'articolo 3 del decreto-legge n. 299 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 451 del 1994, intervenuti entro la data di entrata in vigore della presente legge per svolgere attività di lavoro subordinato, a tempo parziale, a tempo determinato, ovvero di lavoro parasubordinato mantenendo l'iscrizione nella lista, si considerano rilevanti ai fini del prolungamento del periodo di fruizione dell'indennità stessa e non comportano l'esclusione dall'accesso alle salvaguardie di cui al presente comma". Pertanto i lavoratori che stanno godendo dell'indennità di mobilità ordinaria o dello speciale trattamento edile e che si riconoscono nel suddetto profilo di tutela possono sospendere tale periodo per rioccuparsi in nelle predette attività lavorative senza perdere il diritto al beneficio stesso. Anzi in tal caso la sospensione, se intervenuta entro il 31.12.2016 può essere utile per allungare in coda il termine dell'indennità stessa e dunque l'inserimento in salvaguardia del lavoratore.

La legge non precisa, invece, in modo espresso se il lavoratore al termine della mobilità possa rioccuparsi in tali attività arrivando così a maturare il requisito contributivo per il diritto a pensione entro i tre anni dal termine della mobilità. Si pensi, circostanza non infrequente, ad un lavoratore al termine della mobilità con 39 anni di contributi e 60 anni di età: costui invece che pagarsi i volontari potrebbe avere l'occasione di lavorare un anno con uno o più contratti a tempo determinato ed arrivare a 40 anni di contributi entro i tre anni dal termine dell'indennità. Ad avviso dello scrivente anche a tale situazione non può che darsi risposta positiva dato che la legge nulla indica al riguardo. La norma chiede solo che il diritto a pensione venga raggiunto entro i tre anni dal termine della prestazione di sostegno al reddito. In passato del resto, in occasione della 6^ salvaguardia l'Inps diede un parere favorevole rispondendo ad un quesito dell'Inca nazionale. Sarebbe utile, tuttavia, che l'Inps desse una specifica rassicurazione con le prossime istruzioni. Questa volta, infatti, il periodo temporale post salvaguardia da considerare è molto esteso e, pertanto, situazioni di questo genere sono destinate a moltiplicarsi. 

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Approfondimenti: Chi entra nell'Ottava Salvaguardia

Eventuali periodi di sospensione dell’indenni di mobilità, ai sensi dellarticolo 8, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, e allarticolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, per svolgere attività di lavoro subordinato, a tempo parziale, a tempo determinato, ovvero di lavoro parasubordinato mantenendo l’iscrizione nella lista, si considerano rilevanti ai fini del prolungamento del periodo di fruizione dell’indennità  stessa  e  non  comportano  l’esclusione  dallaccesso  alle  salvaguardie  di  cui  alla presente legge
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