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Pensioni, Controlla quanto conviene il part time agevolato

Verifica i vantaggi fiscali derivanti dal nuovo part time agevolato. Potranno accederci, previo accordo con l'azienda, solo i lavoratori a cui mancano non più di tre anni dall'età pensionabile.

Dallo scorso 3 giugno è in vigore ufficialmente il part-time agevolato per gli ultra 63enni. Si tratta di una misura sperimentale che durerà sino al 31 dicembre 2018 e che consentirà ai lavoratori dipendenti del settore privato a tempo indeterminato di attivare il part-time agevolato tra il 40 ed il 60% dell'orario pieno stipulando uno specifico accordo con il datore di lavoro. La novella non comporterà alcun vincolo per le aziende ad assumere nè produrrà penalizzazioni sulla pensione per il lavoratore. 

A chi sceglierà questo strumento il datore di lavoro verserà in busta paga l’intera contribuzione che avrebbe destinato all’Inps in caso di orario pieno, contribuzione che sarà completamente esentasse e, pertanto, rallenterà la contrazione del reddito per il passaggio al part-time; mentre lo Stato coprirà il delta contributivo per l'assegno previdenziale. In questo modo, arrivato alla pensione, il lavoratore che avrà concluso in part time la sua carriera riceverà comunque un assegno come se avesse lavorato fino alla fine a tempo pieno. Senza penalizzazioni dovute ad un calo della contribuzione. 

Non si tratta di un'opzione per tutti. La misura, infatti, richiede un accordo con il datore di lavoro il quale dovrà farsi carico di sborsare gli oneri contributivi pieni, l'appetibilità di tale misura è quindi tutta da verificare. Senza il consenso del datore nessun passaggio al part time agevolato sarà possibile. La novità, per la quale il Governo ha stanziato complessivamente 250 milioni di euro, interesserà inoltre solo i lavoratori dipendenti del settore privato, a condizione che abbiano un contratto di lavoro a tempo indeterminato e che maturino il requisito per la vecchiaia entro il 2018. Quindi potranno fare ricorso a questo strumento solo i nati entro il 31 maggio 1952. Chi è nato dopo di questa data maturerebbe il requisito per la vecchiaia, cioè 66 anni e 7 mesi di età, dopo il 31 dicembre 2018 oltre la deadline consentita.

A ben vedere la portata dell'innovazione è molto ridotta perchè chi è nato prima del 1952 in alcuni casi ha già acquisito il diritto a pensione con le regole ante fornero (es. 60 anni e 36 di contributi entro il 2011). Beneficio pressochè nullo anche per le donne nate nel 1952 che, come noto, hanno la possibilità di uscire a 64 anni grazie alla disposizione di cui all'articolo 24, comma 15-bis del decreto legge 201/2011 (cd. pensione a 64 anni). Insomma la platea dei potenziali interessati è ristretta e non a caso lo stesso ministero del Lavoro ha stimato in circa 30mila i lavoratori che saranno coinvolti nella misura.

Per simulare gli effetti in busta paga dell'innovazione pensionioggi.it ha messo a disposizione un piccolo programma, qui sotto disponibile, per verificare i vantaggi del passaggio al part-time agevolato. Nel programma basta inserire la retribuzione mensile lorda e la percentuale di orario di lavoro che sarà prestata dopo l'attivazione del part-time (40, 50 o 60% dell'orario pieno). Il programma simula gli effetti fiscali per il lavoratore applicando le normali detrazioni per il lavoro dipendente. Nella maggior parte dei casi il lavoratore potrebbe ottenere un reddito oscillante tra il 66 e l'80% della retribuzione percepita con l'orario pieno. 

Attenzione però. Per la concessione del beneficio è previsto un vincolo di risorse annuali il cui monitoraggio spetterà all'Inps. Qualora il plafond sia esaurito l'attivazione del part-time slitterà, in sostanza, all'anno successivo. 

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