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Pensioni, Cumulo contributivo a rischio per l'Ape volontario

Il Decreto attuativo non ha previsto espressamente la facoltà di cumulo della contribuzione mista ai fini del raggiungimento dei 20 anni di contributi. 

Anticipo pensionistico ancora in stand-by. Nonostante l'entrata in vigore del DPCM 150/2017 che regola le modalità di accesso al prestito con la garanzia pensionistica restano ancora da definire diversi dettagli della misura. Mancano all’appello gli accordi quadro, tra i ministeri dell’Economia e del Lavoro da una parte e Abi e Ania dall’altra, relativi alle caratteristiche del finanziamento con rimborso ventennale e alla polizza caso morte che costituiscono i tasselli finanziari fondamentali dell’anticipo. 

Secondo il Dpcm in vigore dal 18 Ottobre 2017, le intese devono essere perfezionate entro 30 giorni dall'entrata in vigore del DPCM, ma i tempi sembrano destinati ad allungarsi ulteriormente. Oltre ai costi restano molti gli aspetti da chiarire tra cui le modalità di riconoscimento dl credito d'imposta sugli interessi e sul premio assicurativo, gli effetti dell'aspettativa di vita, la cumulabilità della prestazione con l'ape sociale e con altri strumenti di sostegno al reddito, l'ape aziendale

Il requisito contributivo 

L'anticipo potrà essere chiesto per i soggetti in possesso di 63 anni di età e 20 anni di contributi e rispetto della soglia minimo di accesso pari a 1,4 volte il trattamento minimo (702 euro al mese) al netto della rata di ammortamento. Condizioni che saranno certificate dall'Inps al momento della domanda.

In riferimento al requisito contributivo dei 20 anni, analogo a quello già previsto nel nostro ordinamento per la pensione di vecchiaia, va detto che il DPCM 150/2017 non ha previsto la facoltà per l'assicurato di cumulare la contribuzione non coincidente temporalmente in più gestioni previdenziali (es. ex inpdap ed inps) ai sensi della legge 228/2012 come modificata dalla recente legge 232/2016. A differenza di quanto, invece, è stato stabilito per l'Ape sociale e per il pensionamento con 41 anni di contributi per i cd. lavoratori precoci.

Ad esempio un lavoratore con 15 anni di contributi frutto di una carriera nel pubblico impiego ed altri 5 nella gestione separata potrebbe risultare escluso dall'Ape volontario nonostante soddisfi tutte le altre condizioni richieste dalla norma. In attesa della Circolare Inps che scioglierà tale riserva, anche nel caso di una interpretazione più restrittiva che blindi i 20 anni nella medesima gestione dove si maturerà la futura pensione, appaiono comunque salvi i meccanismi di cumulo d'ufficio garantiti dall'articolo 16 della legge 233/1990 tra le gestioni speciali dei lavoratori autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti) e l'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti nonchè del cumulo previsto tra la predetta assicurazione e le gestioni ex enpals in virtu' dell'articolo 16 del DPR 1420/1971. Ciò significa che un lavoratore con 15 anni di contribuzione nel FPLD ed altri 5 anni di iscrizione alla gestione commercianti dovrebbe comunque poter sommare tali periodi ai fini del perfezionamento dei 20 anni utili per chiedere l'Ape volontario. 

Da segnalare che, a differenza di quanto previsto con l'Ape sociale, l'ape volontario potrà essere chiesto senza cessare il rapporto di lavoro: sarà possibile, pertanto, effettuare un part-time durante l'erogazione del prestito continuando a cumulare contribuzione e reddito per far scendere il costo complessivo dell'operazione. Inoltre potrà essere abbinato alla RITA, la rendita integrativa temporanea anticipata che è oggetto di un restyling dal 2018 con la legge di bilancio in discussione in Parlamento.

I ritardi

Secondo le indicazioni iniziali la misura sarebbe dovuta partire il 1° maggio e avrebbe dovuto avere una durata sperimentale sino al 31.12.2018. I ritardi hanno già sortito un primo effetto: il Governo ha previsto una proroga della misura sino al 31.12.2019 all'interno della legge di bilancio per il 2018 in discussione in Parlamento. Una volta sottoscritte le intese, si dovrà attendere la circolare operativa dell’Inps, a cui è demandata la gestione dell’operazione. A quel punto i lavoratori potranno chiedere in primo luogo la certificazione del diritto all’Ape volontario, richiesta a cui l’istituto di previdenza dovrà rispondere entro 60 giorni. Ricevuto il via libera, si presenterà la domanda di Ape volontario vera e propria e si potrà iniziare a incassare l’assegno ponte che, molto probabilmente, ormai, non sarà erogato prima del 2018.

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