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Pensioni, Da chiarire gli effetti della speranza di vita sull'APE volontario

Tra le altre questioni da chiarire anche la possibilità per chi consegue la pensione anticipata durante la percezione dell'APe volontario di estinguerlo anticipatamente.

Il decreto della presidenza del consiglio dei Ministri sulle modalità di attuazione dell'APE volontario, atteso nei prossimi giorni, dovrà far luce su diverse questioni che consentiranno ai lavoratori di accedere al prestito pensionistico erogato dal settore bancario. La prima questione da appurare riguarda l'esatta individuazione delle classi dei lavoratori che saranno coinvolte nell'anticipo dato che su di loro pesa il fattore dell'aspettativa di vita. Chi infatti farà uso del prestito di mercato dovrà, tra le altre condizioni, trovarsi a non più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia nel regime pubblico obbligatorio, un valore che non sarà noto in via ufficiale sino alla fine del 2017 con riferimento ai nati dalla seconda metà del 1952 in poi e che, pertanto, rischia di pregiudicare l'accesso allo strumento. Ad esempio un lavoratore nato il 15 gennaio 1954 maturerebbe il diritto alla pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio nell'agosto del 2020 se l'adeguamento nel prossimo biennio sarà nullo, ove cioè si potrà continuare ad accedere alla pensione all'età di 66 anni e 7 mesi; se l'adeguamento fosse pari a cinque mesi, come indicato nello scenario demografico istat 2011, l'ultimo ufficiale il pensionamento di vecchiaia slitterebbe all'età di 67 anni e 3 mesi cioè nell'aprile del 2021 (con gli ulteriori tre mesi previsti nel 2021).

Dato che l'APE volontario può essere chiesto dai lavoratori che si trovino a non più di 43 mesi dall'età di vecchiaia le problematiche della speranza di vita si riflettono inevitabilmente anche sulla data di accesso all'APE volontario. Se nel primo caso il lavoratore potrà conseguire l'APE dal 1° maggio 2017 per 39 mesi, sino all'agosto del 2020, nel secondo caso, quello influenzato dalla speranza di vita, il lavoratore dovrà posticipare l'ingresso all'APE al settembre 2017 per rispettare il vincolo dei 43 mesi dal pensionamento. E pagare un costo superiore in termini di rata di restituzione del prestito di altri 4 mesi rispetto ai 39. C'è da dire che quest'ultimo scenario è quello peggiore ipotizzabile. Nell'ultimo anno la speranza di vita è rallentata e, pertanto, il futuro adeguamento dovrebbe essere più contenuto rispetto a cinque mesi stimati nello scenario 2011, ma resta comunque il fatto che il valore non è ancora noto ufficialmente. E ciò genera incertezza. Si veda la tavola sottostante per le conseguenze sull'APE volontario dei due scenari relativi alla speranza di vita.

Il Governo nel suddetto decreto dovrebbe regolare tali effetti. La soluzione più agevole potrebbe essere quella di anticipare di qualche mese il decreto ministeriale contenente il prossimo adeguamento. Il decreto legge 78/2010 prevede che questo debba essere emesso almeno 12 mesi prima della scadenza della data di decorrenza dell'adeguamento, quindi, entro la fine del 2017, ma se fosse anticipato di alcuni mesi si potrebbe dare una risposta celere all'incognita della speranza di vita. 

Altra questione da affrontare concerne la possibilità di estinguere anticipatamente l'APe volontario qualora il lavoratore raggiunga, durante la percezione del prestito, la pensione anticipata. Si pensi, ad esempio, ad un lavoratore che chiede l'APE volontario dal 1° maggio 2017 sino al 31 dicembre 2018 data in cui maturerebbe il diritto alla pensione di vecchiaia. Per un totale di 19 mesi. Contestualmente all'attivazione del prestito il lavoratore ha 42 anni di contributi e, avendone l'opportunità, continua a lavorare durante il periodo di percezione del prestito raggiungendo i 42 anni e 10 mesi di contributi prima della maturazione dell'età di vecchiaia. Il lavoratore potrebbe avere, in tal caso, convenienza a chiudere il prestito dopo 10 mesi invece che dopo 19 mesi avendo già raggiunto il diritto a pensione, riducendo in questo modo l'esborso da pagare una volta conseguita la pensione. La legge approvata non regola espressamente tale casistica, sarà il decreto a dover far luce sull'attribuzione di tale facoltà all'interessato. 

Qualora il lavoratore dovesse passare a miglior vita durante la percezione dell'APE volontario i superstiti non avranno l'onere di restituzione del prestito: sarà l'assicurazione stipulata al momento dell'accesso alla misura a farsi carico dell'onere nei confronti del sistema bancario. I superstiti, dal canto loro, avranno diritto alla pensione indiretta secondo le normali regole in materia. 

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