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Pensioni, "I Costi del Cumulo Contributivo sono sovrastimati"

Il Comitato Cumulo e Casse Professionali contro i dati emersi dall'Adepp che stimano in oltre due miliardi di euro il costo del cumulo per i liberi professionisti.

I dati che stimano in 2 miliardi di euro l'impatto dell'esercizio del cumulo dei periodi assicurativi per i liberi professionisti sono esagerati. E' questa la posizione del Comitato Cumulo e Casse Professionali che nei giorni scorsi ha avviato una massiccia campagna di sensibilizzazione per sbloccare e rendere pienamente operativa la misura.

Da alcuni mesi sulla stampa sono apparse notizie relative alla difficoltà delle Casse Professionali e sull’impatto dei loro conti se venisse applicato il cumulo contributivo ( introdotto dalla legge di bilancio 232 /2016 art1 comma 195) ai fini del pensionamento. Una legge giusta che permette di poter sommare ai fini del raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi i contributi pagati alle diverse casse.  Non neghiamo che un problema di costi esista. Ma vorremmo portare alcune argomentazioni per un contributo alla discussione. 

1) Le casse sostengono che la norma riguarda circa 1milione e 400.000 persone ( di cui buona parte tuttavia non rientra nel cumulo in quanto svolge attività libero professionale, si pensi ad avvocati , ingegneri, medici di medicina generale, notai, commercialisti, ecc. ). Non aggiungono che questo numero è il totale degli attuali iscritti , compresi quelli che, se gli andrà bene, andranno in pensione fra 40 anni. Mediamente i nuovi pensionati / anno, fino al 2016, sono circa 40.000. La legge sul cumulo permetterà, qualora applicata, un aumento dei nuovi pensionati , per i nuovi diritti acquisiti, forse, di circa 10.000 persone all’anno per i primi tre anni. Poi l’impatto si ridurrà.

2)I due miliardi di maggior onere (nel caso si prendano assolutamente per buone, ma non è sicuro, le previsioni che fanno le casse) riguardano quindi una spesa che deve essere spalmata su 40 anni. Stiamo parlando di un onere aggiuntivo per le Casse di 30.000.000( trenta milioni) anno. Le casse infatti erogano pensioni di circa 230 euro lordi al mese. (230*12*10.000 = 27.600.000)

3)Va ridimensionato altresì Il problema dell’impatto del retributivo che coinvolgerebbe "legioni" di persone che con la legge raggiungerebbero questo diritto. In realtà questa problematica riguarda poche migliaia di persone, I cui costi comunque sarebbero a carico INPS e non delle casse. Si tratta di quelle persone che hanno iniziato a lavorare nel 1983 , e solo nel caso che abbiano effettuato il riscatto della la laurea a suon di milioni. Se la laurea non è stata riscattata per avere i famosi 18 anni nel 95 bisogna avere iniziato a lavorare al gennaio del 78. Ma chi ha iniziato a lavorare nel 78 o riscattato la laurea da quell’anno matura 40 anni alla fine di ques’anno e dovrà aspettare fino al 2020 (sempre ammesso che a quell’epoca bastino ancora i 42 anni e dieci mesi).

4)Le casse e l’ INPS hanno i dati dal mese di febbraio. Hanno già fatto gli incroci degli iscritti da quell’epoca. Sarebbe opportuno che i dati venissero resi noti. 

5)Nel frattempo le Casse e l’Inps, ritardando la applicazione della norma, hanno continuato a riscuotere i contributi obbligatori da chi, non potendo andare in pensione per la mancata applicazione della legge, ha continuato a fare il suo dovere di contribuente. E forse assorbiranno anche i 100 milioni previsti dalla Finanziaria.

Siamo disponibili a incontrarci con chi di dovere per esprimere le nostre ragioni. E a ridimensionare con i numeri veri il procurato allarme.

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