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Pensioni, Così l'integrazione al minimo dell'assegno ordinario d'invalidità

Per ottenere l'integrazione è necessario possedere un reddito personale inferiore a 11.600 euro annui e 17.500 euro se coniugati.

I lavoratori che percepiscono un assegno ordinario di invalidità al di sotto dei 502 euro al mese possono ottenere l'integrazione al minimo sino a tale cifra qualora abbiano un reddito personale inferiore a circa 12mila euro annui o, se coniugati, un reddito abbinato a quello del coniuge inferiore a 17.500 euro annui. Sono questi i nuovi importi e condizioni per conseguire nel 2016 l'integrazione al minimo per coloro che godono di un assegno molto basso, frutto di un calcolo con pochi anni di contributi alle spalle.

L'integrazione al minimo dell'AOI segue comunque regole diverse rispetto alla generalità degli altri trattamenti. L'articolo 1 comma 3 della legge 222/1984 prevede infatti che tale prestazione, ove sia liquidata in misura inferiore al trattamento minimo della gestione corrispondente, deve essere integrata, nel limite massimo del trattamento minimo, da un importo pari a quello dell'assegno sociale. Ciò significa che l'importo dell'integrazione deve rispettare due limiti: da un lato non può essere superiore all'importo dell'assegno sociale (circa 450 euro al mese); dall'altro l'importo complessivo della pensione, comprensivo dell'integrazione, non può in ogni caso superare il trattamento minimo (502 euro circa per il 2015).

I redditi. Per avere diritto all'integrazione il titolare dell'assegno non deve possedere redditi propri o coniugali assoggettabili all'imposta sul reddito delle persone fisiche per un importo superiore rispettivamente a due o tre volte l'ammontare annuo dell'assegno sociale.

Nel 2016 ciò significa che l'integrazione dell'assegno di invalidità spetta, se non coniugati, a condizione che il reddito personale non superi gli 11.649,82 euro annui oppure, se coniugati, un reddito sommato a quello del coniuge non superiore a 17.474,73 euro. I valori sono gli stessi del 2015 dato che il tasso di rivalutazione previsionale per il 2016 è stato pari a zero. In caso di coniugio c'è però una particolare agevolazione: l’integrazione spetta anche se sono superati i limiti di reddito personale purchè si rispetti il limite di quelli coniugali. Dal computo di tali redditi deve essere escluso quello derivante dalla casa di abitazione, quelli esenti da IRPEF, soggetti a ritenuta alla fonte e le pensioni di guerra.

Da segnalare inoltre che tale integrazione non gode dei tradizionali privilegi previsti per l'integrazione al minimo delle prestazioni ordinarie. In primis infatti nel reddito da considerare deve tenersi conto anche dell'importo dell'assegno di invalidità stesso, circostanza che rende l'agevolazione piu' difficile da ottenere; inoltre, non trova applicazione la regola della cosiddetta integrazione parziale. Quindi, ad esempio, qualora l'importo del reddito percepito dal titolare supera il limite di reddito indicato non potrà essere concessa alcuna integrazione come avviene invece per le pensioni. Si ricorda che l'integrazione non spetta qualora la prestazione è determinata interamente con il sistema contributivo.

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