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Pensioni, Il Centrodestra punta alla Quota 100. Salvini: stop alla legge Fornero

Il Leader del Carroccio ha trovato un'intesa con Forza Italia e Fratelli d'Italia per cancellare la Legge Fornero in occasione della prossima tornata elettorale. 

Tra i primi passi dell'azione di governo di Centrodestra che uscirà dalle politiche del prossimo 4 marzo ci sarà "la revisione del sistema pensionistico cancellando gli effetti deleteri della Legge Fornero". E' quanto si legge nella nota congiunta diffusa al termine del vertice di Arcore tra Berlusconi, Salvini e Meloni. I leader della coalizione di centrodestra si ritrovano dunque sotto la linea leghista che da anni ha preso di mira la riforma del 2011 targata Fornero. Tra le ipotesi che potrebbero essere rimesse in pista c'è la cd. quota 100 con un minimo di 58 anni e 35 anni di contributi (DDL 2955 Prataviera) oppure l'ipotesi del PD (DDL 2945 Damiano) con un minimo di 62 anni e 35 di contributi che pure aveva trovato sostegno da parte del centrodestra (si veda tavola sottostante).

I due progetti sono stati poi accantonati nel corso del 2016 quando il Governo Renzi varò il cd. APE (nella forma sociale per le categorie deboli e di mercato destinato a tutti gli altri soggetti), una riforma molto più limitata per salvaguardare le casse pubbliche ma condivisa nel suo impianto generale con i sindacati nel settembre 2016. Purtroppo l'Ape sociale si è rivolto solo a poche categorie di lavoratori (i più deboli) che peraltro hanno dovuto sottostare ad una lunga e complessa procedura di certificazione e verifica dei requisiti con numerose domande respinte; mentre l'Ape volontario, quello cioè finanziato tramite un prestito bancario da restituire con un prelievo di 20 anni sulla pensione, ancora non ha trovato attuazione.

L'operazione della Lega di rimettere mano alla Legge Fornero arriva quindi in un momento propizio, un facile serbatoio di voti. La complessità della normativa, le lacune e i ritardi faranno da sponda alle proposte alternative. 

L'obiettivo della Lega sarebbe quello di cancellare buona parte della Riforma Fornero reintroducendo le vecchie pensioni di anzianità alle quali il lavoratore può accedere maturando un determinato requisito anagrafico sommato a quello contributivo. Nei due DDL citati la somma di questi due requisiti deve portare appunto al valore 100 (es. 62 anni di età + 38 di contributi, oppure 64 anni + 36 di contributi). Si vedrà nelle prossime settimane se la coalizione di centrodestra farà quadrato attorno a queste proposte o se ci saranno modifiche.

Negli anni passati a chiedere la reintroduzione della flessibilità in uscita fu anche Boeri, nel progetto di Riforma della previdenza targato Inps del 2015, nel quale fu teorizzato un sistema di pensionamento dai 63 anni basato su una decurtazione rispetto all'età di vecchiaia standard di circa un 3% per ogni anno di anticipo  sulle quote retributive dell'assegno. Si trattava di un meccanismo più complesso rispetto alla cd. quota 100 ma molto indicativo perchè segnalava la necessità di un intervento di rivisitazione della Legge Fornero anche da parte dello stesso Presidente dell'Inps noto per le sue posizioni di chiusura ad interventi che mettessero a rischio i conti pubblici. Alle elezioni del 4 marzo 2018 si faranno i conti.   

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