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Pensioni, le strade per centrare l'uscita anticipata nel 2017

Guida alle principali novità contenute nella Legge di Bilancio per il prossimo anno. Quattro categorie di lavoratori avranno diritto all'APE Agevolata e all'accesso alla pensione anticipata a partire da 41 anni di contributi. Ma l'impianto generale della Legge Fornero non viene smontato. 

L'approvazione della legge di Bilancio consegna alcune modifiche al sistema previdenziale con le quali molti lavoratori dovranno confrontarsi per avvicinare l'uscita dal mondo del lavoro. Come in una sequenza logica il lavoratore dovrà controllare prima di tutto se rispetta una delle condizioni per fruire dell'ottava salvaguardia pensionistica, un provvedimento che si rivolge prevalentemente a coloro hanno cessato il rapporto di lavoro dipendente prima della legge Fornero e che avrebbero maturato il diritto alla pensione negli anni immediatamente successivi (qui i dettagli delle categorie beneficiarie). Per accedere allo strumento c'è una scadenza ben chiara che sarà bene non dimenticare: bisognerà produrre istanza di accesso all'Inps o alla DTL, a pena di decadenza, entro il prossimo 2 marzo 2017 (entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge 232/2016). La salvaguardia, è bene ricordarlo, ha il pregio di non alterare le regole di calcolo dell'assegno pensionistico ma ha lo svantaggio di non poter valorizzare la contribuzione eventualmente versata dal lavoratore nella gestione separata dell'Inps. 

Il nuovo Cumulo
Chi non entra nell'ottava salvaguardia dovrà verificare se può accedere alla pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi) o alla pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, 41 anni e 10 mesi le donne) attraverso il nuovo cumulo dei periodi assicurativi introdotto dall'articolo 1, co. 239 della legge 228/2012 come modificato, in senso estensivo dalla legge di bilancio. Questo strumento si rivolge soprattutto a coloro che hanno carriere lavorative discontinue (AGO, Fondi esclusivi e sostitutivi dell'AGO, gestione separata dell'Inps, casse professionali). Consentirà di sommare gratuitamente tutta la contribuzione presente in tali gestioni al fine di guadagnare una prestazione pensionistica senza riflessi negativi sulla determinazione dell'importo dell'assegno. Ad esempio un lavoratore con 38 anni e 10 mesi di contributi da lavoro dipendente ed altri 4 anni di contributi, non coincidenti temporalmente, nella gestione separata potrà virtualmente sommarli per uscire con 42 anni e 10 mesi di contributi. La novità è formalmente già in vigore anche se mancano, ancora, le istruzioni attuative da parte dell'Inps e sarà strutturale. 

Le novità dal 1° maggio 2017
I lavoratori che versano in condizioni di disagio dovranno verificare se rispettano i requisiti per fruire dell'APE agevolato o alla quota 41 per i lavoratori precoci. Entrambe le misure partiranno dal 1° maggio 2017 e saranno rivolte ad alcune platee di lavoratori meritevoli di una particolare tutela previdenziale  e saranno soggette a specifici vincoli di bilancio annuali. Ciò significa che se le domande saranno eccedenti rispetto alle risorse annualmente messe a disposizione per queste misure gli interessati potrebbero vedersi negato o posticipato nel tempo il diritto all'accesso alle prestazioni. L'APE sociale consisterà in un sussidio di accompagnamento alla pensione (non sarà pertanto una pensione vera e propria) il cui importo sarà pari al valore della pensione calcolata al momento di accesso alla prestazione entro però un tetto massimo di 1.500 euro lordi mensili (circa 1.250 euro netti al mese) per 12 mensilità. Per accedere all'APE sociale sarà necessario vantare un minimo di 30 anni di contributi (36 anni per i lavoratori impiegati in mansioni difficoltose o rischiose) ed almeno 63 anni di età. La misura sarà sperimentale: durerà sino al 31 dicembre 2018. 

La quota 41 sarà riconosciuta a quei lavoratori che possono vantare almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del compimento del 19° anno di età. A differenza dell'APe agevolata lo strumento sarà strutturale, durerà anche dopo il 2018, e consentirà di andare in pensione anticipata al raggiungimento di 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica (dunque con uno sconto di 10 mesi per le donne e di un anno e 10 mesi per gli uomini rispetto agli attuali requisiti per la pensione anticipata). Requisiti che comunque continueranno ad essere agganciati alla speranza di vita Istat dopo il 2018.

APe di mercato
Chi non entra neanche nei due benefici sopra citati potrà scegliere eventualmente l'APE volontario. Si tratta di un progetto rivolto a tutti i lavoratori iscritti a forme pubbliche di previdenza obbligatoria con almeno 63 anni, 20 anni di contributi, che raggiungano entro 3 anni e 7 mesi il diritto al pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio e a condizione che l'importo dell'assegno, calcolato al momento dell'accesso all'APE, non risulti inferiore a 1,4 volte la misura del trattamento minimo inps vigente nell'AGO al netto della rata di ammortamento legata alla restituzione del prestito (cioè circa 700 euro al mese). In questo caso l'anticipo sarà pagato dal settore bancario nella forma del prestito ed il lavoratore dovrà restituire la somma nell'arco dei venti anni successivi al conseguimento della pensione attraverso un prelievo mensile sull'assegno che potrà risultare piuttosto intenso (in media tra il 4,5 ed il 5,5% del valore dell'assegno per ogni anno di anticipo, qui è possibile simulare in anteprima il costo della misura). Anche questa misura, come l'APe agevolato, decollerà il 1° maggio 2017 e durerà sino al 31 dicembre 2018. Poi potrà essere prorogata in base alle risultanze della sperimentazione. 

La tavola seguente illustra, in ordine di priorità, lo schema che dovrebbe seguire un ipotetico lavoratore per anticipare l'uscita nel 2017 a seguito delle novità recate con la legge di bilancio. Ai primi posti i canali di pensionamento che recano il maggior anticipo sull'età pensionabile senza comportare un nocumento sulla misura dell'assegno pensionistico. Agli ultimi posti, invece, le misure che prevedono l'applicazione di una riduzione sull'assegno e che, pertanto, vanno utilizzate solo ove non sia possibile conseguire in altri modi il pensionamento anticipato.

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