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Pensioni, Non tutti i disoccupati avranno diritto all'APE sociale

I lavoratori disoccupati potranno conseguire il sussidio a condizione di avere 63 anni di età ed almeno 30 anni di contribuzione. Ma restano esclusi i lavoratori la cui disoccupazione derivi dalla scadenza di un contratto a termine. 

La firma del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri sull'APe sociale costringerà decine di migliaia di lavoratori a verificare nei prossimi mesi la propria posizione assicurativa per comprendere la reale appetibilità della misura. Il DPCM era atteso da mesi anche se si tratta solo del primo dei tre decreti previsti dalla legge di bilancio sulle uscite anticipate (un altro interessa i lavoratori precoci ed un terzo riguarda l'ape volontario che devono ancora essere licenziati da Palazzo chigi). L'adozione arriva, però, con un certo ritardo rispetto alla data prevista. 

Come noto, l'APe agevolato consiste un sussidio che accompagnerà quattro categorie di lavoratori in condizione di difficoltà (disoccupati, invalidi, soggetti che assistono i disabili, addetti a mansioni gravose) sino alla pensione di vecchiaia a condizione di avere raggiunto il 63° anno di età. Tra le categorie beneficiarie del sussidio sono inclusi i lavoratori dipendenti che si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro (subordinato) per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell'ambito della procedura di conciliazione obbligatoria (quella cioè che si attiva per le imprese che impiegano più di 15 dipendenti, ex art. 7 della legge 604/1966 a seguito ad un licenziamento per giustificato motivo oggettivo), e che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante (si pensi alla Naspi, all'Aspi, all'indennità di mobilità, allo speciale trattamento edile) da almeno tre mesi. Per il conseguimento dell'APE sociale i lavoratori in questo profilo di tutela dovranno possedere almeno 30 anni di versamenti contributivi. 

Questi soggetti potranno, in sostanza, contare su un reddito ponte, successivo alla disoccupazione indennizzata, che li traghetterà in pensione. La norma, per come è stata formulata, nasce però con una grave lacuna in quanto non include, come più volte è stato osservato, quei lavoratori la cui disoccupazione sia stata determinata dalla scadenza di un contratto a termine. In tal caso l'assurdo è che questi soggetti possono accedere alla Naspi ma non all'APE sociale (si veda tavola sottostante), un punto che la parte sindacale ha tentato sino all'ultimo di correggere ma che non è stato modificato dal Governo. Non potranno conseguire il sussidio neanche i lavoratori autonomi che hanno cessato definitivamente l'attività commerciale (sino allo scorso anno tali soggetti potevano godere dell'indennizzo per la chiusura dell'attività misura che, tuttavia, non è stata prorogata nel 2017) nè i collaboratori coordinati e continuativi in stato di disoccupazione al termine della dis-coll. La misura dovrebbe, invece, interessare i lavoratori dipendenti agricoli al termine della disoccupazione speciale agricola, ma sul punto si renderà opportuno attendere le successive istruzioni attuative. Chi non soddisfa le suddette condizioni dovrà verificare la possibilità di chiedere l'APE volontario, quello cioè di mercato, con una penalità ventennale sulla pensione finale. 

Con l'APE social effetti neutri sulla pensione
L'APE sociale non ha effetti negativi sulla pensione dato che l'intera operazione è a carico dello Stato e non del lavoratore (come accade nell'APE di mercato). Nello specifico il valore dell'APE sociale è rapportato all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso all'indennità stessa entro un tetto massimo mensile di 1.500 euro lordi non rivalutabili annualmente. Ad esempio chi avesse diritto ad una pensione lorda di 1.800 euro al mese vedrà un sussidio più basso della pensione, pari a 1.500 euro. L'APe sociale non prevede, inoltre, l'attribuzione di contribuzione figurativa sulla posizione assicurativa del lavoratore (a differenza della Naspi o dell'indennità di mobilità), dunque una volta raggiunta l'età pensionabile l'entità della pensione non subirà alcun aumento. Alla luce di ciò si può dire, pertanto, che l'APE sociale ha un effetto praticamente neutro sulla pensione finale.  

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