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Pensioni, Ok alla proroga dell'Ape volontario sino al 2019

La Legge di Bilancio ha prorogato di un anno, dal 31 dicembre 2018 al 31 dicembre 2019, la durata del prestito pensionistico che doveva partire otto mesi fa. 

L'Ape volontario, cioè il prestito a garanzia pensionistica che ancora non è decollato per via dei tanti ritardi, guadagna la proroga di un anno. La Legge di bilancio per il 2018 ha, infatti, esteso sino al 31 dicembre 2019 la durata della misura originariamente prevista sino al 31 dicembre 2018 per via dei tanti ritardi che ne hanno impedito il decollo nei tempi prestabiliti. 

Il prestito tanto sbandierato nei mesi scorsi per flessibilizzare l'età pensionabile senza compromettere i conti pubblici è, infatti, ancora ad oggi rimasto solo sulla carta, quasi un miraggio: doveva partire il 1° maggio 2017 ma la complessità tecnica per la definizione delle convenzioni quadro con il settore bancario ed assicurativo hanno fatto accumulare un ritardo di oltre 8 mesi. 

A gennaio l'Inps dovrebbe fornire le prime istruzioni applicative con la predisposizione di un simulatore per calcolare i costi dell'anticipo e chiedere la certificazione dei requisiti per l'accesso al prestito; ma nonostante i passi avanti i tempi per l'erogazione delle rate saranno molto lunghi. E' praticamente impossibile, infatti, che prima di Maggio 2018 chi ha fatto domanda possa riuscire ad ottenere il pagamento dell'Ape mensile dalle istituzioni bancarie che hanno aderito alle convenzioni quadro.

Non a caso la delusione è tanta per chi da oltre un anno sta aspettando di centrare l'uscita. Maurizio ad esempio ci scrive ricordando come ormai nel suo caso il prestito è praticamente inutile avendo già quasi raggiunto l'età Fornero per lasciare il servizio. "Contavo di chiedere il prestito da Luglio dello scorso anno ritirandomi 18 mesi prima dal lavoro; dopo un'attesa snervante lascerò perdere perchè ho quasi maturato i requisiti per andare in pensione. Mi sento però preso in giro: è dal 2016 che parlano di flessibilità, e di rinvio e rinvio sono passati due anni senza praticamente che nulla di concreto sia stato fatto". 

Con la proroga inclusi anche i lavoratori della classe 1956

Con la dilazione contenuta nella legge di bilancio al prestito potranno accedere tutti i lavoratori che al 31 dicembre 2019 risultino in possesso di un minimo di 63 anni di età e 20 anni di contributi e si trovino non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio. Complessivamente, dunque, il differimento della scadenza consentirà l'inclusione nell'anticipo anche di almeno parte delle coorti dei lavoratori nati nel 1956 che, per l'appunto, nel 2019 avranno ragguagliato l'età di 63 anni. Per questi soggetti l'Inps dovrà chiarire anche come verificare la distanza di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia in considerazione dei futuri adeguamenti alla speranza di vita che scatteranno dal 2019 in poi.  

Il lavoratore potrà anticipare la data di pensionamento da un minimo di sei mesi ad un massimo di 43 mesi dalla pensione di vecchiaia (salvo una durata più lunga nel caso intervengano adeguamenti alla speranza di vita che facciano posticipare la data di pensionamento); mentre l'importo finanziabile oscillerà tra un minimo di 150 euro mensili ad un massimo pari ad una percentuale della pensione netta maturata al momento della richiesta di APE (e certificata dal'Inps). La percentuale massima erogabile sarà legata ai mesi di anticipo richiesti: per anticipi inferiori a 12 mesi si potrà riscuotere il 90% della pensione netta; per anticipi da 12 a 23 mesi si scende al 85%; dai 24 ai 35 mesi l'80% e per anticipi superiori a 35 mesi si potrà conseguire sino al 75% della pensione netta. Ad esempio un lavoratore con una pensione netta di 2.000 euro potrà chiedere una APE del valore massimo di 1.500 euro mensili per anticipi superiori a 35 mesi; mentre l'importo massimo ottenibile sale a 1.700 euro in caso di un anticipo di soli 12 mesi.  

La novità è attesa soprattutto dalle platee di soggetti non destinatari dell'APe sociale e della Quota 41 (le categorie più disagiate il cui anticipo è stato coperto dallo Stato) che dovranno, quindi, accettare una penalità sull'assegno finale come contropartita dell'uscita anticipata. L'entità della penalità sarà influenzata da diversi fattori: prima di tutto la durata del prestito (più si anticipa l'uscita maggiore sarà il costo da sostenere); l'entità dell'anticipo richiesto (maggiore sarà l'importo mensile richiesto più alto sarà il costo da sostenere per il lavoratore); i tassi di interesse applicati dal settore bancario e il costo della polizza assicurativa.

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