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Riforma Pensioni, Allo studio agevolazioni per Giovani e Donne

Oggi l'attivo unitario delle tre sigle confederali. Al centro del vertice soprattutto il blocco del prossimo adeguamento alla speranza di vita che scatterebbe nel 2019 e l'introduzione della pensione di garanzia per i giovani. 

Accelerare il confronto con il Governo sulle pensioni in vista della presentazione della legge di bilancio per il 2018. E' quanto è emerso oggi nell'Attivo nazionale unitario dei quadri e dei delegati di Cgil, Cisl e Uil, chiamato “Cambiare le pensioni, dare lavoro ai giovani”. L’assemblea è stata l'occasione per rilanciare le richieste contenute nella piattaforma unitaria presentata lo scorso anno e alla base del verbale sottoscritto con il governo il 28 settembre, i cui nodi sono ancora al centro degli incontri sulla cosiddetta “fase 2” della previdenza. 

I due incontri tra governo e sindacati del 4 e dell’11 luglio non hanno prodotto i risultati sperati. Due ulteriori incontri si terranno entro fine mese, uno politico per individuare gli interventi da adottare ed uno tecnico per stimare le risorse e le platee coinvolte. Il primo obiettivo di Cgil, Cisl e Uil è interrompere l'innalzamento automatico dell’età pensionabile, previsto dalla riforma del 2011 per adeguarla alla speranza di vita. Martedì 11 il blocco è stato sostenuto, con un appello bipartisan, anche dai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato Cesare Damiano e Maurizio Sacconi. 

Come spiegato dal presidente dell’Istat Giorgio Alleva in una recente audizione alla Camera, nel 2019 si andrà in pensione a 67 anni (dai 66 anni e sette mesi del 2018), con uno scatto di cinque mesi in avanti. Altri tre mesi saranno aggiunti nel 2021, mentre dal 2023 si prevede un incremento di due mesi alla volta: l'età pensionabile sarà di 68 anni e 1 mese nel 2031, di 68 anni e 11 mesi nel 2041 e di 69 anni e 9 mesi nel 2051. Il primo aumento, quello a 67 anni, dovrà essere autorizzato con un decreto interministeriale da emanarsi tra novembre e dicembre 2017. Ma su questo l’esecutivo continua a prendere tempo: anzi, l’intenzione sarebbe quella di aspettare l'aggiornamento ufficiale Istat sull'aspettativa di vita, previsto per ottobre.

Per quanto riguarda le proposte in campo l’esecutivo starebbe considerando, anzitutto, l’introduzione di bonus contributivi per le donne, allo scopo di eliminare le disparità di genere, agganciando le agevolazioni all'Ape social. Altre proposte, ancora però non formalizzate, sono il riscatto gratuito della laurea per chi si iscrive all'università nel 2018 (un'ipotesi che difficilmente potrà essere realizzata); il riconoscimento di un periodo di contribuzione figurativa aggiuntiva per le mamme; un intervento di “liberalizzazione” della previdenza integrativa, agevolato dallo Stato mediante sgravi fiscali, che permetta a chi raggiunge i 63 anni e dispone di un fondo pensione di poter chiedere un reddito sino alla pensione. L'ipotesi sarebbe quella di estendere la rendita integrativa temporanea anticipata (RITA) sganciandola dagli attuali requisiti per ottenere l'APe volontario.

I sindacati premono per una pensione di garanzia

Secondo la parte sindacale le cose da fare sono molte: in primo luogo, oltre al blocco della speranza di vita, c'è la definizione di una “pensione contributiva di garanzia” per i giovani che con la legge Dini hanno perso qualsiasi forma di integrazione al trattamento minimo. Va affrontato poi il riconoscimento dei contributi figurativi per chi ha svolto un lavoro di cura per anziani e disabili, il riconoscimento di un anticipo legato alla maternità (la proposta sindacale è di un anno per figlio), il rafforzamento della flessibilità nell'accesso al pensionamento, lo sviluppo della previdenza complementare (con la conseguente adozione di misure che favoriscano gli investimenti dei fondi nell'economia reale), la rivalutazione delle pensioni attuali (la Cgil vorrebbe “adottare meccanismi a scaglioni") e l'adeguatezza di quelle future. Da non dimenticare la grana sulla mancata perequazione del biennio 2012-2013 della Legge Fornero e del successivo Decreto Poletti del 2015. La Corte Costituzionale deciderà in autunno nuovamente sulla legittimità costituzionale di quest'ultimo provvedimento.

Per la parte sindacale è necessario poi garantire che le risorse stanziate per opzione donna e ottava salvaguardia siano utilizzate per prorogare la durata di queste misure per coprire ulteriori platee di lavoratori. Giudizio negativo poi sull'APE volontario: il ritardo nell'adozione del DPCM attuativo la dice lunga sulle difficoltà attuative della misura che comporterà penalizzazioni piuttosto pesanti nell'assegno pensionistico. Un bluff, hanno detto dalla Cgil, come è già accaduto per il TFR in busta paga.  

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