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Riforma Pensioni, Cgil in Piazza per la flessibilità in uscita

La leader del Sindacato Camusso: "I dati dimostrano che le deroghe selettive non sono efficaci e creano troppe discriminazioni. Tantissime le domande respinte". 

La Cgil è scesa in Piazza oggi per manifestare sulle pensioni. Con lo slogan Pensioni, i conti non tornano" il sindacato guidato da Susanna Camusso ha avviato la manifestazione denunciando l'insufficienza della proposta governativa dello scorso 21 Novembre sulla cd. fase due della previdenza, già approvata in prima lettura dall'Aula del Senato all'interno della manovra finanziaria per il 2018. Ma la manifestazione è stata anche occasione per denunciare il fallimento della cd. fase uno compromessa tra mille ritardi e cavilli burocratici.

Pesa in particolare il gran numero di domande di Ape Sociale e beneficio precoci respinte dall'Inps, i ritardi nei pagamenti anche per coloro che hanno ricevuto la comunicazione di accoglimento dell'istanza, il mancato decollo dell'Ape volontario e la Rita, la rendita integrativa temporanea anticipata, arenati in una palude burocratica. Chiaro il messaggio della Cgil: "questo sistema di deroghe - che il Governo continua a seguire come confermato anche nell'emendamento sull'esonero della speranza di vita - non funziona". "Sta creando solo disparità di trattamento e frustrazione tra i lavoratori negando le legittime aspettative anche di coloro che credevano di possedere i requisiti".

La Cgil chiede poi di “bloccare l'innalzamento illimitato dei requisiti per andare in pensione, garantire un lavoro dignitoso e un futuro previdenziale ai giovani, superare la disparità di genere e riconoscere il lavoro di cura, garantire una maggiore libertà di scelta i lavoratori su quando andare in pensione”. E ancora, favorire l'accesso alla previdenza integrativa e garantire un'effettiva rivalutazione delle pensioni. “Iniziamo una stagione di mobilitazione nei confronti del governo che aveva preso degli impegni l'anno scorso, in quella che era la cosiddetta fase due del sistema previdenziale” ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso indicando l'auspicio che possa ritrovarsi un'intesa anche con Cisl e Uil.

Alla Camera si punta a modifiche

La mobilitazione di oggi servirà anche a rafforzare le richieste del sindacato in vista del passaggio alla Camera della legge di bilancio. Nei giorni scorsi i rappresentanti della Cgil hanno incontrato i gruppi parlamentari di Camera e Senato per migliorare la proposta del Governo. Obiettivo principale estendere l'Ape sociale ed il beneficio per i lavoratori precoci correggendo le diverse restrizioni confermate anche dai dati Inps diffusi nella giornata di ieri. Nonostante il riesame delle istanze a seguito delle interpretazioni ministeriali più estensive restano, infatti, moltissime le istanze respinte (circa due terzi sul totale complessivo). Circostanza che impone, è la posizione dei sindacati, una riflessione approfondita sui requisiti di accesso a questi strumenti. 

“Le percentuali di domande accolte, 39% per l’Ape e 34% per i precoci, impongono un intervento, a meno che non si voglia scientemente impedire la reale fruizione di questi strumenti per poter dire di aver prorogato, con le stesse risorse, gli interventi anche per il 2019 sottolinea Roberto Ghiselli, dirigente sindacale della Cgil. Per Ghiselli inoltre “è facile prevedere che gli stessi problemi si presenterebbero anche per l'ammissione al blocco dell'innalzamento dei requisiti per la pensione previsto per i lavori gravosi”, in quanto “quei criteri e quei vincoli escluderanno una parte significativa della platea. Anche su questo quindi – aggiunge in conclusione – sarebbe consigliabile intervenire urgentemente, perché le incongruenze sono evidentissime. E a noi non piace dire, a danni fatti, che avevamo ragione".

A raccogliere le proposte della Cgil c'è l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro della Camera, che si dice pronto a produrre emendamenti alla legge di bilancio in favore dell'ampliamento delle platee e di una proroga dell'ape sociale almeno sino al 2019 in considerazione dell'ampio numero di domande respinte. Tra le altre questioni che saranno quasi sicuramente ripresentate alla Camera c'è la nona salvaguardia per gli esodati e la proroga dell'opzione donna al 2018, due temi che sono passati in secondo piano ma che interessano comunque una importante platea di lavoratori e lavoratrici. 

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