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Riforma Pensioni, Governo alla prova dei decreti attuativi

Attesi entro la primavera ben sei decreti attuativi del pacchetto pensioni contenuti all'interno della legge di bilancio. Dall'APE volontario alle misure per i precoci. Poi la seconda fase del confronto con i sindacati. 

Nuovo Governo alla prova sulla Riforma delle Pensioni. L'attuazione delle misure contenute nella legge di bilancio per il 2017 e l'apertura della seconda fase del confronto con i sindacati sui correttivi da apportare alla Legge Fornero sarà uno dei passaggi più delicati delle prossime settimane sulle quali l'esecutivo dovrà cimentarsi. 

Entro il 2 Marzo cioè dopo 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio è atteso, infatti, il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ed il Ministro dell'economia e delle finanze contenente l'attuazione dell'Ape Volontario, con l'indicazione di quanta parte dell'assegno potrà essere riscossa in anticipo e le modalità di finanziamento e di restituzione del prestito pensionistico, il ruolo delle banche, dell'Inps e delle assicurazioni, un punto molto delicato sul quale si gioca la reale appetibilità della misura. Il Governo ha parlato di una penalità pari a circa il 5% sulla pensione netta per ogni anno di anticipo del pensionamento ma il decreto dovrà mettere nero su bianco il meccanismo per ora solo abbozzato nella legge di bilancio. Il documento conterrà anche i modelli per la presentazione dell'istanza di accesso al prestito nonchè le modalità di estinzione anticipata dell'ape volontario. Tra i nodi da sciogliere c'è in particolare il controverso effetto della speranza di vita che potrebbe escludere parte dei nati nel 1955.

Altri due Dpcm da adottare sempre entro la medesima data, dovranno definire le platee dei lavoratori che avranno diritto all'APE sociale e alla quota 41 in qualità di lavoratori precoci con l'indicazione, in particolare, della documentazione che dovrà essere prodotta ai fini del conseguimento dei relativi benefici previdenziali. Di significativa importanza i provvedimenti dovranno specificare i lavoratori addetti alle cd. mansioni gravose, una categoria molto delicata che potrà godere del pensionamento a 41 anni di contributi (se sussistono almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età) e dell'APE sociale dai 63 anni (se ci sono almeno 36 anni di contributi) ma a condizione che le attività in questione siano state svolte in modo continuativo da almeno sei anni prima del pensionamento agevolato. 

Altro fronte è quello relativo ai lavori usuranti. Anche se la normativa contenuta nella legge di bilancio è immediatamente applicabile si attende un decreto del Ministero del Lavoro contenente semplificazioni in ordine alla documentazione da presentare per il conseguimento dei relativi benefici. Ancora serve un ulteriore decreto che attui le disposizioni di favore previste per i fondi di solidarietà del settore bancario e del credito cooperativo ed ultimo provvedimento del ministero del lavoro che stabilisca nuovi criteri di accesso al sostegno per l'inclusione attiva (SIA) nonchè le modalità di prosecuzione della sperimentazione dell'assegno di disoccupazione (ASDI) che attualmente è terminato il 31 dicembre 2016. Sicuramente l'intero pacchetto pensioni necessiterà anche di ulteriori integrazioni attuative. 

La Fase due del Confronto sulle Pensioni
Nel frattempo l'esecutivo dovrà avviare la Fase 2 del confronto sulle pensioni contenuta nell'accordo quadro dello scorso 28 settembre con i sindacati. Sul tavolo c'è la riforma del sistema di calcolo contributivo, per renderlo più equo e flessibile e dare una risposta sopratutto ai giovani con redditi bassi e discontinui e lo sviluppo della previdenza integrativa. C'è in particolare la disponibilità nel valutare l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia, legata agli anni di contributi e all’età di uscita, al fine di garantire l’adeguatezza delle pensioni medio - basse particolarmente colpiti dal sistema contributivo; interventi sulla previdenza complementare, volti a rilanciarne le adesioni, a favorire gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale e a parificare la tassazione sulle prestazioni di previdenza complementare dei dipendenti pubblici al livello di quella dei privati. Ci sarà inoltre una maggiore flessibilità in uscita all’interno del sistema contributivo, anche con una revisione del requisito del livello minimo di importo (2,8 volte l’assegno sociale) per l’accesso alla pensione anticipata per i contributivi puri.

Tra gli altri capitoli la valorizzazione del lavoro di cura a fini previdenziali, una revisione delle forme di adeguamento per alcune categorie di lavoratrici e lavoratori in modo da tenere conto delle diversità nelle speranze di vita nonchè una revisione della perequazione dei trattamenti pensionistici con il ritorno a sistemi più generosi come prevedeva la legge 388/2000.

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