Riforma Pensioni, Ipotesi sperimentazione sino al 2019

Bruno Franzoni Martedì, 31 Maggio 2016
Atteso l'avvio dei primi tavoli di confronto Governo e Parti Sociali entro il mese di Giugno. Nel dossier del Governo restano confermati tagli graduali in funzione del reddito. 
Le modifiche alla Legge Fornero entreranno nel vivo il prossimo mese di giugno. Così ha assicurato ieri il sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini che conferma così l'avvio dei due tavoli di confronto con la parte sindacale. Uno sulla flessibilità in uscita, l'altro sul lavoro e sulla riforma della contrattazione. Il pressing per l'avvio del confronto arriva anche da diversi esponenti del partito di maggioranza che chiedono al Governo di scoprire le carte sull'APE per iniziare una discussione costruttiva.

Restano numerosi ostacoli da superare. In particolare c'è da comprendere chi saranno i reali destinatari della flessibilità in uscita. Un dato per ora è certo: dovrebbero figurare le coorti dei nati tra il 1951 ed il 1953 che sono rimasti imbrigliati nelle maglie della legge Fornero. Il progetto dovrebbe coinvolgere anche i lavoratori del pubblico impiego da sempre tagliati fuori da qualsiasi forma di anticipo, l'ultima con il part-time agevolato. Poi c'è il capitolo delicato delle decurtazioni con la conferma che queste saranno graduate in funzione del reddito pensionistico dell'interessato. Più è elevato maggiore sarà il prelievo. Mentre la decurtazione sarà più bassa per i disoccupati di lunga durata e per chi ha assegni particolarmente bassi. L'intervento sulla flessibilità, da quanto si apprende, sarebbe comunque sperimentale, durerà tre anni dal 2017 al 2019, con l’obiettivo di fare, alla scadenza di questo periodo, un tagliando e rendere strutturale il pacchetto di misure. 

Altro nodo da sciogliere riguarda il meccanismo di funzionamento dell'APE. Il Governo punta alla forma del prestito con il coinvolgimento di banche ed assicurazioni. Sarà il lavoratore a dover restituire il prestito erogato dalla banca con un meccanismo a rate che scatterà al momento del raggiungimento del requisito di vecchiaia. L’ammortamento sarà ventennale e i rischi saranno garantiti da un dispositivo assicurativo. L’entità delle rate dipenderà dall’importo del prestito. Il loro impatto sarà attutito dalla detrazione fiscale che sarà usufruibile dopo l’uscita anticipata. Il Governo intende stanziare per questo progetto meno di un miliardo di euro all'anno. Un onere per la finanza pubblica molto inferiore rispetto a quello di altre proposte attualmente in discussione in Parlamento. Nel costo del dossier dei tecnici del Governo rientra anche quelle per le detrazioni fiscali di cui beneficeranno, in diversa misura (selettività), i lavoratori interessati dopo aver incassato l’assegno anticipato decurtato con la formula del “prestito”.

Quasi certamente ci saranno altre novità oltre alla flessibilità in uscita. In cantiere ci sono misure in favore dei lavoratori con carriere discontinue (per rendere più agevole la valorizzazione della contribuzione versata in più casse), interventi sui lavori usuranti, sulla previdenza integrativa, sul riscatto dei periodi di studi universitari, una proroga dell'opzione donna, oltre il 2015. Tra le misure che il confronto delle prossime settimane potrebbe portare c'è una ottava salvaguardia in favore dei lavoratori che nel 2011 non avevano più un lavoro ed interventi per i giovani che potrebbero spuntare alcuni correttivi sui requisiti per il pensionamento per i contributivi puri. 

Sul nodo pensioni è ieri tornato, intervenendo a La7, anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri. Che ha fatto notare: «Abbiamo stimato che quasi un punto di Pil è stato acquisito di fatto dalle casse dello Stato, perché molti immigrati versano i contributi e poi se ne vanno senza percepire le pensioni». Per Boeri, poi, «la p nozione di diritto acquisito» va «ben discussa». Il presidente dell’Inps ha anche ricordato che con il ricalcolo contributivo di tutti i vitalizi si risparmierebbero 200 milioni l’anno.

 

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