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Pa, Ok alla Riforma del Pubblico impiego. Ecco le Novità

Palazzo Chigi ha approvato i due decreti legislativi che riordinano la disciplina di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.

Via libera del Consiglio dei Ministri alla Riforma del pubblico impiego. Palazzo Chigi ha approvato ieri due decreti legislativi nell'ambito della Delega sulla Riforma della Pubblica Amministrazione che rivedono in più parti la disciplina del pubblico impiego. Il primo provvedimento contiene una modifica in più parti al testo unico del pubblico impiego (Dlgs 165/2001) con l'obiettivo di migliorare la lotta all'assenteismo con il passaggio delle visite fiscali dalle Asl all'Inps, ridurre il precariato attraverso l'indizione di un piano straordinario di assunzioni, un giro di vite sui licenziamenti disciplinari e rendere il lavoro più flessibile nell'ambito delle pubbliche amministrazioni.

L'altro provvedimento interviene sul Dlgs 150/2009 sulla valutazione della performance dei dipendenti pubblici superando, in sostanza, la legge Brunetta per l'assegnazione di premi di produttività. Altri due decreti riguardano il Corpo dei Vigili del Fuoco e le Forze di Polizia con l'obiettivo di realizzare la revisione dei ruoli delle quattro Forze di polizia (Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Corpo della guardia di finanza e Corpo di polizia penitenziaria) e la riorganizzazione del Corpo dei VV.FF. Un quinto decreto riguarda, infine, il documento unico di proprietà degli autoveicoli che partirà a giugno del prossimo anno. 

Le modifiche al Codice del Pubblico Impiego
Negli oltre 70 articoli di modifiche al Dlgs 165/2001 il decreto introduce il progressivo superamento della “dotazione organica”, fermi restando i limiti di spesa, attraverso il nuovo strumento del “Piano triennale dei fabbisogni”, e la definizione di obiettivi di contenimento delle assunzioni, differenziati in base agli effettivi fabbisogni e la rilevazione delle competenze dei lavoratori pubblici. In sostanza la programmazione del reclutamento verrà fatta sulle reali esigenze organizzative, quindi non più sulle piante organiche ma in relazione ai fabbisogni reali delle amministrazioni. C'è poi la disciplina delle forme di lavoro flessibile, anche al fine di prevenire il precariato, unitamente ad una soluzione transitoria per superare il pregresso attraverso un piano straordinario di assunzioni per il triennio 2018-2020 per lavoratori che abbiano maturato almeno tre anni di servizio con contratti a tempo determinato, anche non continuativi negli ultimi otto anni, previa selezione concorsuale.

Viene stabilito a regime il divieto per le pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di collaborazione e vengono introdotte specifiche procedure per l’assunzione a tempo indeterminato di personale in possesso dei requisiti. Tra le modifiche contenute nel Testo Unico c'è l’introduzione di norme in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti, finalizzate ad accelerare e rendere concreta e certa nei tempi l’azione disciplinare. In particolare si allarga la casistica dei licenziamenti disciplinari. Potranno infatti perdere il posto i dipendenti pubblici per gravi e reiterate violazioni del codice di comportamento e i dirigenti che non procedono con l'azione disciplinare per "commissione dolosa o gravemente colposa" oltre quelli che non adempiono ai "doveri relativi all'attuazione del Piano di prevenzione della corruzione" che è "fonte di responsabilità disciplinare". Il licenziamento può scattare anche in caso di "reiterata violazione di obblighi concernenti la prestazione lavorativa" e scarso rendimento, "insufficiente rendimento rilevato dalla reiterata valutazione negativa della performance del dipendente nell’arco dell’ultimo triennio". Una norma di interpretazione autentica del Jobs Act precisa, inoltre, che l'articolo 18 resterà comunque in vigore nelle pubbliche amministrazioni. 

Arriva poi il polo unico per le visite fiscali in capo all'Inps che effettua già gli accertamenti medico-legali delle assenze per malattia del settore privato con 1.200 medici. Al fine di armonizzare la disciplina dei settori pubblico e privato verranno stabilite le fasce orarie di reperibilità entro le quali dovranno essere effettuati i controlli. Ancora sul fronte del reclutamento c'è la possibilità di svolgimento dei concorsi in forma centralizzata o aggregata (estesa alle Regioni) e la definizione di limiti, in relazione al numero dei posti banditi, per gli idonei non vincitori. Da segnalare l’integrazione nell’ambiente di lavoro delle persone con disabilità, anche attraverso l’istituzione di una Consulta nazionale per l’integrazione in ambiente di lavoro delle persone con disabilità. All'interno del provvedimento dovrebbe aver trovato spazio anche la staffetta generazionale e le nuove regole in materia di trasferimento: i dipendenti potranno essere trasferiti all'interno della stessa amministrazione o, previo accordo tra le amministrazioni interessate, in altra amministrazione, in sedi collocate nel territorio dello stesso comune ovvero a distanza non superiore a cinquanta chilometri dalla sede cui sono adibiti. La disciplina sulla mobilità si esercita previa consultazione con le confederazioni sindacali rappresentative e previa intesa, ove necessario, in sede di Conferenza unificata.

La valutazione della Performance
Sul fronte della valutazione della Performance ogni amministrazione pubblica sarà tenuta a misurare e a valutare la performance con riferimento all'amministrazione nel suo complesso, alle unità organizzative o aree di responsabilità in cui si articola e ai singoli dipendenti o gruppi di dipendenti. Gli organismi indipendenti di valutazione dovranno verificare l’andamento delle performance rispetto agli obiettivi programmati durante il periodo di riferimento e segnalare eventuali necessità di interventi correttivi. Viene riconosciuto, per la prima volta, un ruolo attivo dei cittadini ai fini della valutazione della performance organizzativa, mediante la definizione di sistemi di rilevamento della soddisfazione degli utenti in merito alla qualità dei servizi resi. Viene chiarito che il rispetto delle disposizioni in materia di valutazione costituisce non solo condizione necessaria per l'erogazione di premi, ma rileva anche ai fini del riconoscimento delle progressioni economiche, dell'attribuzione di incarichi di responsabilità al personale e del conferimento degli incarichi dirigenziali. 

Il via libera del Consiglio dei Ministri apre anche la strada ai rinnovi contrattuali per i 3,2 milioni di dipendenti pubblici che attendono da 7 anni quello che sarà un aumento salariale medio di 85 euro lordi al mese. Dopo questo primo passo, il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia potrà inviare gli atti di indirizzo all'Aran per l'avvio dei rinnovi. Il percorso per l'approvazione definitiva sarà comunque lungo perchè i vari decreti dovranno ricevere i pareri delle commissioni parlamentari, del Consiglio di Stato e acquisire l'intesa con Regioni e autonomie locali. Dunque il varo definitivo avverrà tra alcuni mesi.  

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