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Simula in anteprima il costo dell'uscita anticipata dai 63 anni attraverso l'anticipo pensionistico volontario o agevolato a seconda dei casi. 

Da quest'anno la generalità dei lavoratori iscritti a forme di previdenza pubbliche obbligatorie (dipendenti, pubblico impiego, autonomi e gestione separata dell'Inps) potranno decidere di uscire in anticipo dai 63 anni attraverso l'anticipo pensionistico. Si tratta di una misura prevista in forma sperimentale che sarebbe dovuta partire ufficialmente il 1° maggio ma che è ancora in attesa di attuazione da parte del Governo e durerà sino al 31 dicembre 2018 e sarà offerta in due diverse forme: agevolata e volontaria a seconda della situazione del lavoratore. La prima sarà interamente finanziata dallo Stato entro un massimo di 1.500 euro lordi al mese, a vantaggio solo di alcune categorie di lavoratori meritevoli di una particolare tutela (disoccupati, invalidi, chi assiste disabili e addetti a lavori gravosi) e pertanto non avrà alcun effetto sulla pensione finale. 

Quello volontario sarà riconosciuto, invece, a tutti i lavoratori ma sarà erogato tramite il sistema bancario ed assicurativo sotto forma di prestito che dovrà essere restituito dal lavoratore una volta in pensione per i successivi 20 anni con un prelievo operato direttamente dall'Inps. Nei loro confronti lo Stato coprirà il 50% del costo del premio assicurativo e degli interessi annui attraverso una detrazione fiscale. Al lavoratore sarà data ampia scelta nel definire quanta parte dell'assegno netto farsi corrispondere in anticipo in modo da soddisfare i propri bisogni sino al raggiungimento dell'età pensionabile di vecchiaia nel regime obbligatorio. Ad esempio potrà decidere di farsi erogare solo il 50% dell'assegno maturando, integrandolo con altri redditi, o potrà scegliere una quota superiore, sino al 90% (le soglie saranno fissate nel DPCM di prossima approvazione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri e saranno graduate in funzione del numero di mesi di anticipo richiesto: l'asticella oscillerà tra il 75 ed il 90% dell'assegno netto). Inoltre sarà garantita la facoltà per il datore di lavoro di dare un contributo economico per attutire o sterilizzare gli effetti della penalità sulla pensione per il lavoratore (Ape aziendale).

Dato che i calcoli sono complessi il programma sottostante elaborato da PensioniOggi.it mostra i potenziali effetti di come sarà influenzato il calcolo dell'assegno in base alle diverse scelte operate dal lavoratore. Le cifre esposte sono ancora indicative in quanto alcuni aspetti dell'APE devono essere ancora chiariti ma coincidono in larga parte con quelle elaborate dal Sottosegretario Nannicini in occasione della presentazione ufficiale della misura. In linea generale l'anticipo dell'85% di una pensione maturanda netta costerà circa il 4,5-5% dell'assegno netto per ogni anno di anticipo. Dunque si può raggiungere una decurtazione superiore al 15% dell'importo mensile della pensione in corrispondenza del massimo anticipo richiesto dal lavoratore (3 anni e 7 mesi, ossia 43 mesi). Se si gode dell'APE sociale il costo si riduce però significativamente in quanto solo l'eccedenza rispetto al reddito ponte netto dovrà essere restituita (ove chiesta dal lavoratore).

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