Riforma Pensioni, che cos'è il prestito pensionistico [Guida]
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I primi dettagli del progetto a cui sta lavorando il Governo per rendere flessibile l'età pensionabile per i lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria a partire dal 1° gennaio 2017.  

Il Prestito Pensionistico
il dizionario di  Pensioni Oggi

L'Ape, acronimo che sta per Anticipo pensionistico è il progetto sperimentale introdotto con la finanziaria del 2017 (legge 232/2016) per consentire, dal 2017, a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età di andare in anticipo in pensione. L'operazione coinvolgerà i lavoratori in possesso di 63 anni unitamente ad almeno 20 anni di contributi a partire dal 1° maggio 2017. L'operazione verrà fatta con prestiti da parte di banche e assicurazioni attraverso l'Inps, che dovranno poi essere restituiti a rate dagli interessati. Il meccanismo studiato dal Governo a differenza delle altre proposte elaborate da Inps e da diversi gruppi politici si basa, infatti, su un prestito che deve essere restituito una volta raggiunta l'età pensionabile attraverso un prelievo sulla rata della pensione, applicato direttamente dall'Inps, per i successivi venti anni. Sino al completo rimborso del capitale e degli interessi alle banche che hanno fornito la "provvista" per l'anticipo. 

Il punto più delicato dell'intera operazione sta proprio nel meccanismo di rimborso del prestito pensionistico che potrebbe arrivare a ridurre l'assegno sino al 15% rispetto alla somma piena per venti anni. Per attutire l'effetto per le persone che versano in situazione di difficoltà è stato introdotto l'Ape sociale, cioè un reddito ponte che accompagna alla pensione i soggetti in condizione di difficoltà come i disoccupati, gli invalidi, chi assiste i disabili, gli addetti a mansioni gravose di importo pari alla misura della pensione maturata al momento della richiesta entro però un tetto massimo di 1.500 euro lordi al mese (circa 1.300 euro netti). Esclusa invece l'applicazione di penalità aggiuntive sull'assegno come si ipotizzava in un primo tempo. 

Il Piano del Governo è quindi diverso rispetto al progetto Damiano-Baretta (ddl 857) e dal Piano Boeri. Damiano ipotizza, comunque, una penalità più leggera e fissa, pari al 2% per ogni di anticipo sino ad un massimo però di quattro anni contro i tre previsti dal Governo. Anticipo, quindi, che al massimo può portare ad una riduzione dell'assegno dell'8%. Boeri teorizza una decurtazione più pesante, nell'ordine del 3% annuo sino ad un massimo di tre anni. Da segnalare, inoltre, che nel Piano del Governo non ci sono, almeno per ora, misure a sostegno dei lavoratori precoci, invece previste nel progetto depositato dall'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano (ddl 857) in discussione alla Camera. E che anche Boeri aveva indicato tra i punti su cui riflettere. 

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