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Ottava Salvaguardia, Il contratto a termine non pregiudica l'uscita anticipataIn evidenza

Nel 2017 INPS ha accettato la mia domanda per l’ottava salvaguardia rientrando nella categoria dei mobilitati. Per la quale sono ancora in attesa della lettera definitiva. 

Durante un incontro avuto nelle scorse settimane con un funzionario INPS per avere informazioni circa lo stato della mia salvaguardia non avendo ancora ricevuto al lettera di conferma, sono stato informato che i periodi di sospensione della mobilita’ intervenuti dopo l’entrata in vigore della legge sulla ottava salvaguardia non vengono considerati nel computo delle settimane lavorate per il raggiungimento del requisito pensionistico. 

Nella fattispecie il periodo di lavoro per un contratto a tempo determinato da me sottoscritto che ha sospeso la mia mobilita’ dal 1/3/2017 al 22/12/2017 (40 settimane) e’ considerato neutro dal punto di vista delle settimane contributive. In sostanza la maturazione del mio requisito (2080 settimane) e’ posticipato di 40 settimane. Il funzionario e’ stato categorico a riguardo citando la circolare INPS n.11 2017 ed in particolare il passaggio relativo al comma A) “- eventuali periodi di sospensione dell’indennità di mobilità, ai sensi dell’articolo 8, commi 6 e 7, della legge 23 luglio 1991, n. 223 e dell’articolo 3 del decreto-legge n. 299 del 1994, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 451 del 1994, intervenuti entro la data di entrata in vigore della legge n. 232 del 2016 per svolgere attività di lavoro subordinato, a tempo parziale, a tempo determinato, ovvero di lavoro parasubordinato mantenendo l’iscrizione nella lista, si considerano rilevanti ai fini del prolungamento del periodo di fruizione dell’indennità stessa e non comportano l’esclusione dall’accesso alla salvaguardia.” Mi sembra una interpretazione estremamente restrittiva in quanto i contributi sono stati regolarmente versati ed accreditati. Vi chiedo gentilmente un vostro parere circa questa interpretazione e nel caso cosa mi consigliate i fare.

 Si ritiene che la risposta non sia corretta. L'articolo 1, co. 212 e ss. della legge 232/2016 prevede, con riferimento alla categoria dei cd. mobilitati, tra l'altro che il lavoratore debba perfezionare il requisito pensionistico, calcolato secondo la normativa ante fornero, entro 36 mesi dal termine dell'indennità di mobilità. Il passaggio citato riguarda, piuttosto, la possibilità di allungare la durata della mobilità (grazie ad una sospensione per l'attivazione di un contratto di lavoro a tempo determinato) circostanza che nel caso di specie non interessa. Non può infatti negarsi che il lettore abbia maturato 40 settimane contributive per un rapporto di lavoro dipendente utili come tali al perfezionamento del requisito contributivo di 40 anni entro 36 mesi dal termine della mobilità. In questo caso è piuttosto il termine della mobilità a non risultare posticipato essendo il periodo di sospensione intervenuto dopo l'entrata in vigore della legge 232/2016.

Del resto se il lettore non avesse attivato il rapporto di lavoro avrebbe comunque ottenuto la copertura figurativa ai fini pensionistici per il periodo di mobilità. Dunque se si accettasse questa interpretazione (non suffragata lo si ripete da alcun riferimento legislativo) finirebbe per essere discriminato rispetto a colui che avesse mantenuto la mobilità. Detto questo il lettore deve accertarsi che il requisito dei 40 anni di contributi risulti perfezionato entro 36 mesi dal termine della mobilità.

L'11/1/2018 ho presentato all'INPS l'istanza di verifica per i requisiti di accesso all'APE Social. In quella data non avevo ancora terminato il sussidio NASPI (2 anni) che ho percepito fino a fine Aprile 2018, pur avendo 63 anni e 6 mesi ed il licenziamento per giustificato motivo collettivo. Ancora l'INPS non ha risposto all'istanza che sicuramente verrà rifiutata perchè a gennaio ancora percepivo la NASPI. Devo aspettare il rigetto dell'INPS per ripresentare l'istanza? Se si, ripresento l'istanza (se possibile) entro la seconda finestra del 15 luglio e poi la domanda di accesso all'APE Social a fine luglio (trascorsi i 3 mesi dal termine della NASPI)? Cosa succederà se nel frattempo verrà modificata la legge Fornero come annunciato da Lega-M5Stelle??

Il lettore avrebbe dovuto produrre la domanda di certificazione delle condizioni per ottenere l'ape al termine integrale della naspi, cioè ad aprile 2018, e la domanda di accesso all'ape decorsi tre mesi dal termine dell'indennità di disoccupazione cioè a luglio 2018 (Circ. Inps 100/2017). Il lettore dovrebbe verificare presso l'Inps la possibilità di ripresentare l'istanza anche prima della ricezione formale provvedimento di rigetto. O eventualmente di correggere o integrare l'istanza già prodotta. L'Istituto, infatti, non ha fornito istruzioni precise ed univoche in merito. Impossibile allo stato attuale comprendere che modifiche ci saranno alla legge Fornero. Si ritiene tuttavia che chi ha avuto o avrà accesso all'Ape sociale continuerà ad ottenerla sino al pensionamento.

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