Previdenza

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Sono disoccupato, in mobilità, causa licenziamento, per quattro anni: dal 31 maggio 2013 al 31 maggio 2017. Il 3 giugno 2017 compirò 64 anni ed avrò 37 anni di contributi. Per la riforma Fornero dovrei andare in pensione nel giugno 2020 con una pensione lorda di circa € 2500,00. Terminata la mia mobilità, da disoccupato posso accedere solo all’Ape sociale senza finanziare la parte eccedente i 1500,00 euro lordi previsti dall’Ape sociale? Nel caso di risposta affermativa, la domanda della stessa posso farla alla fine della mobilità o dopo i tre mesi successivi previsti dal provvedimento Ape sociale? Kamsin Si ritiene che il lettore potrà conseguire l'APE sociale ottenendo un reddito lordo pari a 1.500 euro al mese, per 12 mensilità annue sino al raggiungimento della pensione con i requisiti fornero.  L'accesso all'APE sociale sarà consentito solo dopo tre mesi dal termine della mobilità secondo le istruzioni che saranno successivamente fornite. Dunque bisogna mettere in conto un vuoto economico di tre mesi tra la data di scadenza della mobilità e l'accesso al sussidio di accompagnamento alla pensione. Qualora lo desideri (si tratta di una facoltà non di un obbligo) il lettore potrà finanziare anche l'importo eccedente tra il valore di 1.500 euro lordi e l'importo finale della pensione ricorrendo al prestito pensionistico di mercato. Tale ipotesi è stata espressamente indicata nelle tavole elaborate dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini lo scorso Novembre ed è indicato anche all'interno del verbale siglato a fine settembre tra Governo e Sindacati. Anche su questo fronte si attende la pubblicazione delle istruzioni attuative. 

Egr. Dottore, ho 58 anni. Sono un cosiddetto precoce: più di 12 mesi di contribuzione prima dei 19 anni di età. Al 31/12/1995 avevo più di 18 anni di contribuzione e quindi ricado nel sistema retributivo fino al 31/12/2011 e contributivo dal 01/01/2012. Nel 06/2012 sono stato licenziato individualmente per calo lavoro in azienda. Mi sono quindi iscritto nelle liste della mobilità attraverso il centro impiego e in seguito a ciò ho richiesto e ottenuto l'indennità di disoccupazione per 12 mesi e relativa attribuzione dei contributi figurativi. Terminato il periodo di disoccupazione ho richiesto e ottenuto l'autorizzazione per il proseguimento dei versamenti dei contributi previdenziali volontari che a tutt'oggi continuo a versare. Nei primi mesi del 2018 raggiungerò quota 41 (legge di stabilità 2017) comprensiva dei contributi figurativi prima citati. Domanda: potrò accedere alla pensione al raggiungimento di quota 41? grazie in anticipo per la cortese risposta. La legge di bilancio riconosce l'agevolazione della cd. quota 41, tra l'altro, ai lavoratori cd. precoci che risultino in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell'ambito della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi. Si ritiene, pertanto, che il lettore possa fruire dell'agevolazione in questione. Ulteriori ragguagli potranno essere forniti solo a seguito della pubblicazione delle istruzioni attuative della misura.  

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Zedde

Approfondimenti: Chi può usufruire della quota 41; L'ape Agevolato; l'APE volontario; calcola il costo dell'APE

nel limite di 6.300 soggetti, ai lavoratori collocati in mobili o in trattamento speciale edile ai sensi degli articoli 4, 11 e 24 della legge n. 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, o ai sensi dellarticolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 229, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, o nel caso di lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dallattivazione delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, lamministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale, anche in mancanza dei predetti accordi, cessati dallattività lavorativa entro il 31 dicembre 2014 e che perfezionano, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobili o del trattamento speciale edile, ovvero, se cessati entro il 31 dicembre 2012, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro dodici mesi dalla fine dello stesso periodo, i requisiti vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

sono nato nel 1956 e secondo l'Inps sono risultato destinatario della settima salvaguardia nel profilo mobilità ordinaria. Data di decorrenza della pensione 1° gennaio 2019 e sto pagando i contributi volontari per raggiungere i 40 anni di contributi (li raggiungo il 20.9.2017 come confermato anche dal vostro utilissimo calcolatore). La mobilità è scaduta a dicembre 2016. Vorrei sapere se posso optare per l'uscita a 41 anni di contributi dal 1° ottobre 2018 attraverso la nuova agevolazione per i lavoratori precoci. Non si comprende il beneficio di una simile operazione avendo il lettore già ricevuto la conferma di poter fruire delle vecchie regole di pensionamento in virtu' della settima salvaguardia. Infatti con la salvaguardia potrà arrestare il versamento della contribuzione volontaria al perfezionamento di 40 anni di contributi mentre, se dovesse, per ipotesi, pensionarsi con la quota 41, dovrebbe versare un anno in più di contributi. Un esborso economico non indifferente a fronte di un anticipo di soli tre mesi di pensione dovuto alla possibilità di aggirare le finestre mobili previste nella vecchia normativa. In sostanza il gioco difficilmente vale la candela. Si rammenta che il beneficio della quota 41 è riservato solo che possono vantare almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età condizione che potrebbe non essere soddisfatte dal lettore. Kamsin Ad avviso dello scrivente, inoltre, la normativa introdotta dalla legge di bilancio e, nello specifico caso quella relativa all'agevolazione previdenziale per i cd. lavoratori precoci, potrebbe non trovare applicazione nei confronti dei salvaguardati, ovvero dei soggetti che già abbiano avuto conferma di risultare derogati dalla Legge Fornero. Sul punto si attendono le istruzioni attuative per una conferma. Pertanto nel caso di specie si ritiene che il lettore avrà convenienza ad andare in pensione secondo quanto già comunicato dall'Inps nella lettera di certificazione della salvaguardia 

nato nel 1958 ho iniziato a lavorare il 4 agosto 1975 mi trovo da 4 anni con la salvaguardia settore banche dalla lettera che ho firmato per aderire alla salvaguardia sarei dovuto andare in pensione da luglio 2020 al compimento dei 62 anni di età ( perchè nel frattempo era subentrata la legge fornero ) ora vorrei sapere se con le nuove riforme essendo anche lavoratore precoce se devo aspettare il compimento dei 42 anni e 10 mesi che raggiungerò maggio 2018 e andare senza penalizzazioni in pensione o rientro in qualche modo nei 41 visto che li ho compiuti a luglio 2016. Se potete darmi una risposta vi ringrazio anticipatamente. Dal quesito non si comprende esattamente la posizione del lettore. Ad ogni modo la quota 41 sarà disponibile, tra l'altro, dal 1° maggio 2017 ai lavoratori che sono in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell'ambito della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi a condizione che risultino lavorati almeno 12 mesi prima del 19° anno di età. Queste condizioni appaiono non rispettate dal lettore che ha aderito, da quanto si comprende, all'assegno straordinario di solidarietà erogato dal fondo di solidarietà settoriale la cui scadenza è prevista al compimento di 42 anni e 10 mesi di contributi. Pertanto la data di uscita resta quella comunicata al momento di accesso alla prestazione di solidarietà. 

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Zedde

A fine 2017 (38 anni di contributi e 63,5 età) avrò i requisiti per anticipare la pensione utilizzando sia l' APE (anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi), sia l'opzione donna (requisiti maturati a fine 2014). Quale delle due opzioni sarà meno penalizzante, ipotizzando di chiedere l'anticipo massimo dell'assegno mensile ? E' impossibile, purtroppo, dare una risposta precisa senza una analisi della carriera lavorativa e della contribuzione versata e del fattore fiscale. Non si può, pertanto, che fare un ragionamento generale. Kamsin Entrambe le ipotesi prevedono una riduzione dell'assegno anche se esso si atteggia in misura differente: con l'APe volontario le regole di calcolo dell'assegno non cambiano ma il lavoratore dovrà ripagare, con una rata fissa ventennale, l'anticipo chiesto dal settore bancario ed assicurativo per raggiungere la pensione di vecchiaia. Il lavoratore otterrà un prestito erogato in 12 quote annuali in attesa di pensionarsi con le normali regole Fornero.

L'opzione per il calcolo contributivo consente, invece, di liquidare una pensione immediatamente anche se l'importo risulterà rideterminato in base alle regole di calcolo contributive, che di regola portano una perdita molto intensa. Sicuramente nella scelta va considerato che la penalità per chi esercita l'opzione si riduce al crescere dell'età di uscita in ossequio alle regole del sistema di contributivo che legano l'entità dell'assegno all'età di pensionamento: chi esce a 63 anni e mezzo / 64 anni godrà di un assegno superiore di circa il 15% rispetto ad una lavoratrice che esercita l'opzione a 58 anni e mezzo. In definitiva quello che si vuole sottolineare è che l'opzione donna esercitata ad un'età intorno a 64 anni potrebbe risultare molto competitiva rispetto all'APE volontario, e forse anche più conveniente a seconda dei casi. Soprattutto ove la lavoratrice intenda con l'APE riscuotere il valore massimo dell'assegno, cioè l'85% della pensione maturata e con un anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi. Sicuramente, pertanto, chi si trova nella condizione di poter scegliere è bene che verifichi la situazione. Per un'idea indicativa sul costo dell'APe volontario si rimanda a questo approfondimento.

Visto che ad oggi rimane impossibile capire quanto segue: il lavoratore che ha ottenuto da INAIL e riconosciuto da INPS, il beneficio dell'ESPOSIZIONE all'Amianto, come la legge prevede, E' collocabile nella categoria dei lavori Usuranti???, visto che il DM 19 Maggio 1999, cita come criteri di assegnazione, l'esposizione agli agenti chimici, fisici e biologici??? Si ritiene che la risposta sia negativa posto che le attività lavorative con esposizione all'amianto non rientrano tra le attività previste dall'articolo 2 del Dm 19 maggio 1999 come espressamente richiamato dal'articolo 1, co. 1, lettera a) del Dlgs 67/2011 a cui è connessa la relativa agevolazione previdenziale. 

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Zedde

Vorrei da lei una informazione, sono nata il 04/05/1958 lavoro nel settore bancario dal 07/02/1983,ad oggi ho 58 anni e 33 di contributi ,ho contributi pagati per un mese nella scuola e un mese e'piu'all'ospedale, quindi i 35 anni dovrei raggiungerli il 07/12/2017 con l'opzione donna ho qualche possibilita' di accedere alla pensione prima?HO letto da qualche parte che per noi bancari nelle legge di bilancio 2017 c'e' la possibilita' con l'opzione donna di potervi accedere .Se con questa non c'e' possibilita' mi dica lei se c'e' qualcos'altro che potrebbe fare al caso mio .La ringrazio tantissimo buonasera .Kamsin L'accesso all'opzione donna è riservato alle lavoratrici che hanno maturato 57 anni e 35 anni di contributi al 31.12.2015. Nel caso di specie non si ravvisa, pertanto, la possibilità di sfruttare questo canale di uscita. Per i bancari coinvolti in piani di gestioni delle eccedenze occupazionali c'è la possibilità, a seguito di un accordo tra aziende e sindacati, di conseguire l'assegno straordinario di solidarietà di settore che accompagna il lavoratore sino alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata come previsto dalla Legge Fornero. L'assegno coinvolge i lavoratori che si trovano a non più di 5 anni dal pensionamento (che sono passati a sette anni a seguito di un correttivo apportato dalla legge di bilancio). Se la lettrice è coinvolta in piani di esubero del personale nella propria azienda potrà fruire del sostegno in questione. 

Buongiorno, e anzitutto grazie per la disponibilità. Sono un'insegnante di scuola pre primaria e sono nata il 6/3/1955. Ho raggiunto al 31/12/2015 1806 settimane di contributi, esclusi quelli figurativi dati da periodi di disoccupazione. Speravo di poter accedere a Opzione Donna tramite una piccola proroga, ma purtroppo la sciagurata decisione del governo di prorogare solo il requisito anagrafico mi ha tagliata fuori per appena 14 settimane. Da qui il mio quesito: esiste la possibilità di riscattare, anche a pagamento, i contributi figurativi relativi alla disoccupazione? O comunque esiste un modo di "mettersi in regola", passatemi il termine, per avere questi benedetti 35 anni di contributi entro il 31/12/2015? Ultimo quesito: mi confermate che con questi requisiti al compimento dei 63 anni (marzo 2018) potrò accedere ad Ape social? Grazie infinite. Purtroppo non si può procedere nel senso suggerito dalla lettrice in quanto il periodo in questione risulta già coperto da contribuzione figurativa e quindi non può essere riscattato. Eventualmente la lettrice potrà verificare la possibilità di esercitare il riscatto, pagandone il relativo onere economico, di altri periodi non coperti da contribuzione IVS (es. periodi di part-time che non hanno prodotto l'accredito ai fini del diritto alla pensione di un anno intero, maternità avvenuta fuori dal periodo di lavoro, laurea, aspettative per motivi di famiglia, eccetera). Qui alcuni dettagli sui periodi che possono formare oggetto di riscatto. Quanto all'APe sociale la risposta è positiva a condizione che sussistano 36 anni di contributi e 63 anni di età e che tali requisiti siano maturati tra il 1° maggio 2017 ed il 31 dicembre 2018. E' necessario inoltre che l'attività lavorativa in questione sia stata svolta da almeno 6 anni in via continuativa e che sussista al momento del pensionamento. Si consiglia di seguire l'evoluzione della normativa in quanto attendiamo le istruzioni applicative. Potrebbero essere introdotte delle condizioni ulteriori che attualmente non conosciamo.  

Sono un bracciante agricolo (lavoro nelle serre coltivate ad ortaggi) che compie 41 anni di contributi il 31/12/2016, ho lavorato più di 12 mesi prima dei 19 anni. Soffro di broncopatia ostruttiva cronica e volevo sapere se posso accedere alla pensione precoce. L'agevolazione per i lavoratori precoci richiede, tra l'altro, che il lavoratore abbia una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento. Se il lettore soddisfa tale condizione si ritiene possibile l'accesso al pensionamento con 41 anni di contributi. 

Buonasera, ho 52 anni e lavoro presso un'azienda privata da marzo 1990 con contributi sempre regolarmente pagati; mi hanno parlato della cosiddetta "Legge Dini" attraverso la quale potrei andare in pensione al compimento di 63 anni e sette mesi di età con almeno, durante la vita lavorativa, un "contributo pagato con partita iva"; vorrei saperne di più rispetto al meccanismo di applicazione della Legge Dini e se può essere applicata nel mio. Ritengo ci sia un pò di confusione. La legge Fornero prevede la possibilità di ritirarsi all'età di 63 anni e 7 mesi unitamente a 20 anni di contributi effettivi e a condizione che il valore dell'assegno non risulti inferiore a 2,8 volte l'importo dell'assegno sociale. L'indicata facoltà è prevista anche nei confronti dei lavoratori con contribuzione ante 1995 che esercitino il computo nella gestione separata ai sensi del Dm 282/1996 avendo almeno un contributo versato in tale gestione. L'esercizio del computo è tuttavia pieno di ostacoli e condizioni che difficilmente si adattano al caso di specie. Per una esamina puntuale si rimanda a questo approfondimento già condotto da PensioniOggi.it

A gennaio 2016 sono andato in pensione, ma sto continuando a lavorare come lavoratore Autonomo con P.I. Vi chiedo se devo versare i contributi INPS per il 2016 e se continuerò nel 2017? Qual'è la normativa in questi casi in cui un lavoratore autonomo percepisce la Pensione ma continua a lavorare? La risposta è positiva in quanto l'obbligo assicurativo IVS non si esaurisce con il pensionamento. Il lettore dovrà continuare a versare i contributi secondo le regole proprie della gestione cui risulta assicurato: gestione commercianti o gestione separata a seconda dei casi. Questi contributi non andranno però persi: avrà diritto al supplemento di pensione o ad una pensione supplementare, cioè ad una ulteriore quota che arricchirà l'assegno principale. Si ricorda che in entrambe le gestioni sono previste delle agevolazioni per i soggetti titolari di pensione: l'agevolazione consiste in una riduzione delle aliquote contributive IVS e quindi della contribuzione da versare annualmente all'Inps rispetto ai soggetti non titolari di pensione. 

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Sono un dipendente pubblico nato il 20/11/1955. Ho lavorato nel settore privato da novembre 1982 al 31 maggio 1989 (per un totale di 342 settimane contributive già ricongiunte, come da certificazione INPS) e in pubblica amministrazione ininterrottamente dal 1° giugno 1989 ad oggi. Ho chiesto il riscatto degli anni del corso legale di studi universitari (5 anni) a febbraio 1992, che ho saldato a novembre 2015. Mi potete confermare che al 31 dicembre 1995 posso vantare più di 18 anni di contributi, per cui fino al 2011 avrò calcolato l’assegno pensionistico con il sistema retributivo (in base alla c.d. Legge Dini) e soltanto dal 2012 con il sistema contributivo (in base alla c.d. Legge Fornero)? Kamsin La risposta è positiva. Il lettore pur avendo una anzianità contributiva inferiore a 18 anni alla data del 31 dicembre 1995, ha proceduto al riscatto del corso legale della laurea per un periodo collocato interamente entro l’anno 1995. Con tale operazione raggiunge, quindi, i 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995, e, pertanto, consegue il diritto alla liquidazione della pensione con il sistema di calcolo retributivo fino all’anno 2011, anziché con il sistema misto. 

Sono un lavoratore classe 1980, volevo sapere se dopo la legge Fornero conviene ancora riscattare il periodo di studi universitari oppure no. Ho una laurea in medicina quindi potrei ottenere sei anni utili ai fini pensionistici. Cosa ne pensate? La valutazione circa la convenienza del riscatto del periodo di studi dipende esclusivamente da considerazioni personali e dalla propria carriera lavorativa e retributiva. E' impossibile dare un giudizio valido per tutti. Attualmente con il sistema contributivo l'incremento dell'assegno pensionistico è direttamente proporzionale all'onere che si è sborsato; dunque non ci si può aspettare un significativo incremento della misura dell'assegno rispetto al contributo pagato. Se la motivazione del riscatto risiede, quindi, esclusivamente nella volontà di integrare l'assegno maturando il lavoratore dovrebbe valutare, prima di prendere la decisione, il ricorso a forme di previdenza complementare che potrebbero offrire maggiore flessibilità e rendimenti superiori rispetto al riscatto della laurea nella previdenza pubblica obbligatoria. 

Altri sono, ad avviso dello scrivente, i fattori da valutare al momento di prendere la decisione di effettuare il riscatto. Innanzitutto va detto che tanto prima si esercita il riscatto tanto più evidente sarà il vantaggio sulla misura dell'assegno in quanto il montante contributivo sarà rivalutato alla media quinquennale di crescita del Pil per un maggior numero di anni. Dunque un riscatto all'inizio della carriera lavorativa è più vantaggioso, da un punto di vista della misura della pensione, di uno effettuato a fine carriera. Anche perchè in genere le retribuzioni sono più basse all'inizio che non alla fine del percorso lavorativo e quindi l'onere è più contenuto quanto prima si effettua il riscatto. Altro fattore da considerare è la deducibilità fiscale del contributo che potrebbe contenere il costo complessivo dell'operazione.

Grande attenzione va posta alla possibilità di anticipare l'uscita dal mondo del lavoro. Se con il riscatto si riuscissero ad agganciare i requisiti contributivi per la pensione anticipata prima della pensione di vecchiaia oppure il requisito di 2,8 volte l'importo soglia per centrare l'uscita anticipata a 63 anni e 7 mesi l'operazione riscatto potrebbe risultare decisamente più vantaggiosa.  

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Zedde 

Sono un autonomo che ha chiuso l'attività al 31 dicembre 2015. Ho compiuto 60 anni il 04 ottobre 2016, versato 30 anni e 154 settimane((circa 33 anni) di contributi INPS e 32 anni di versamenti Enasarco. Alla luce delle ultime novità in materia pensionistica, vorrei informazioni sulla possibilità di cumulare alcuni anni di versamenti Enasarco per poter arrivare ai 35 anni INPS ed essendo attualmente disoccupato, riuscire ad andare in pensione (almeno quella INPS) nel 2019 al compimento dei 63 anni Kamsin Il cumulo dei periodi assicurativi dovrebbe interessare i lavoratori iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi (commercianti, artigiani, coltivatori diretti e mezzadri) e dagli iscritti alla gestione separata dell'Inps, oltre che dagli iscritti alle forme sostitutive ed esclusive della medesima. Come del resto prevede attualmente l'articolo 1, comma 239 della legge 228/2012 (cfr: Circolare Inps 120/2013). Dato che la Fondazione Enarsarco è una forma di previdenza a carattere integrativo dell'assicurazione generale obbligatoria si ritiene che la contribuzione ivi accreditata non può essere cumulata con quella versata nell'assicurazione generale obbligatoria tramite lo strumento indicato. Peraltro la contribuzione versata nella predetta assicurazione risulterebbe coincidente da un punto di vista temporale con quella versata presso la gestione speciale dei lavoratori commercianti e, pertanto, non potrebbe essere oggetto comunque del cumulo. Da segnalare, inoltre, che il lettore avendo solo 60 anni nel 2016 non potrà per ora giovarsi dell'APE nè nella forma agevolata nè in quella volontaria essendo questo strumento destinato, per ora, solo a chi raggiunge il requisito anagrafico dei 63 anni entro il 2018. 

Vorrei sapere se è stato definito in modo esatto il termine di Lavoratore precoce così come riportato con ultimo accordo sul capitolo pensioni del 14/10/2016. Mi spiego meglio. Secondo questo ultimo accordo si è considerati lavoratori precoci se si ha almeno 12 mesi di contributi versati entro i 19 anni. Questo è quello che vorrei sapere e se è stato chiarito. Sono 19 anni compiuti ossia il traguardo che si raggiunge dopo 18 anni 11 mesi e 29 gg, o sono entro i 19 anni inteso come 19 anni 11 mesi e 29 gg cioè fino a quando si hanno 19 anni ancora prima di compierne 20.E' un dettaglio per me e credo anche per altri non indifferente. L'accordo siglato precisa che i 12 mesi di contribuzione effettiva da lavoro devono essere stati versati prima del compimento il 19° anno di età. Pertanto si ritiene che il requisito vada raggiunto includendo la contribuzione versata durante il 18° anno di età ed escludendo quella versata dopo il compimento dei 19 anni. 

Buongiorno,sono nata il 02/05/1955 ,ho lavorato come parrucchiera titolare dal 1/06/1976al30/06/2006 ininterrottamente poi ho chiuso l'attività.Sono 30 anni di contributi effettivi versati. La mia domanda è:posso usufruire dell'APE sociale quando compirò 63 anni e 7mesi? HO un nipote che è affetto da autismo con invalidità al100% che io accudisco quando mia figlia è al lavoro. All'APE sociale potranno accedere, tra l'altro, i lavoratori e le lavoratrici in condizione di disoccupazione senza strumenti di sostegno al reddito con almeno 63 anni e 30 anni di contributi entro il 2018. Attualmente, pertanto, la lettrice rientra nel bacino dei potenziali aventi diritto anche se dovrà attendere la declinazione nel merito della misura per una conferma. 

Seguifb 

Zedde

nel limite di 6.300 soggetti, ai lavoratori collocati in mobili o in trattamento speciale edile ai sensi degli articoli 4, 11 e 24 della legge n. 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, o ai sensi dellarticolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 229, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, o nel caso di lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dallattivazione delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, lamministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale, anche in mancanza dei predetti accordi, cessati dallattività lavorativa entro il 31 dicembre 2014 e che perfezionano, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobili o del trattamento speciale edile, ovvero, se cessati entro il 31 dicembre 2012, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro dodici mesi dalla fine dello stesso periodo, i requisiti vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.
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