Previdenza

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A fine 2017 (38 anni di contributi e 63,5 età) avrò i requisiti per anticipare la pensione utilizzando sia l' APE (anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi), sia l'opzione donna (requisiti maturati a fine 2014). Quale delle due opzioni sarà meno penalizzante, ipotizzando di chiedere l'anticipo massimo dell'assegno mensile ? E' impossibile, purtroppo, dare una risposta precisa senza una analisi della carriera lavorativa e della contribuzione versata e del fattore fiscale. Non si può, pertanto, che fare un ragionamento generale. Kamsin Entrambe le ipotesi prevedono una riduzione dell'assegno anche se esso si atteggia in misura differente: con l'APe volontario le regole di calcolo dell'assegno non cambiano ma il lavoratore dovrà ripagare, con una rata fissa ventennale, l'anticipo chiesto dal settore bancario ed assicurativo per raggiungere la pensione di vecchiaia. Il lavoratore otterrà un prestito erogato in 12 quote annuali in attesa di pensionarsi con le normali regole Fornero.

L'opzione per il calcolo contributivo consente, invece, di liquidare una pensione immediatamente anche se l'importo risulterà rideterminato in base alle regole di calcolo contributive, che di regola portano una perdita molto intensa. Sicuramente nella scelta va considerato che la penalità per chi esercita l'opzione si riduce al crescere dell'età di uscita in ossequio alle regole del sistema di contributivo che legano l'entità dell'assegno all'età di pensionamento: chi esce a 63 anni e mezzo / 64 anni godrà di un assegno superiore di circa il 15% rispetto ad una lavoratrice che esercita l'opzione a 58 anni e mezzo. In definitiva quello che si vuole sottolineare è che l'opzione donna esercitata ad un'età intorno a 64 anni potrebbe risultare molto competitiva rispetto all'APE volontario, e forse anche più conveniente a seconda dei casi. Soprattutto ove la lavoratrice intenda con l'APE riscuotere il valore massimo dell'assegno, cioè l'85% della pensione maturata e con un anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi. Sicuramente, pertanto, chi si trova nella condizione di poter scegliere è bene che verifichi la situazione. Per un'idea indicativa sul costo dell'APe volontario si rimanda a questo approfondimento.

Visto che ad oggi rimane impossibile capire quanto segue: il lavoratore che ha ottenuto da INAIL e riconosciuto da INPS, il beneficio dell'ESPOSIZIONE all'Amianto, come la legge prevede, E' collocabile nella categoria dei lavori Usuranti???, visto che il DM 19 Maggio 1999, cita come criteri di assegnazione, l'esposizione agli agenti chimici, fisici e biologici??? Si ritiene che la risposta sia negativa posto che le attività lavorative con esposizione all'amianto non rientrano tra le attività previste dall'articolo 2 del Dm 19 maggio 1999 come espressamente richiamato dal'articolo 1, co. 1, lettera a) del Dlgs 67/2011 a cui è connessa la relativa agevolazione previdenziale. 

seguifb

Zedde

Vorrei da lei una informazione, sono nata il 04/05/1958 lavoro nel settore bancario dal 07/02/1983,ad oggi ho 58 anni e 33 di contributi ,ho contributi pagati per un mese nella scuola e un mese e'piu'all'ospedale, quindi i 35 anni dovrei raggiungerli il 07/12/2017 con l'opzione donna ho qualche possibilita' di accedere alla pensione prima?HO letto da qualche parte che per noi bancari nelle legge di bilancio 2017 c'e' la possibilita' con l'opzione donna di potervi accedere .Se con questa non c'e' possibilita' mi dica lei se c'e' qualcos'altro che potrebbe fare al caso mio .La ringrazio tantissimo buonasera .Kamsin L'accesso all'opzione donna è riservato alle lavoratrici che hanno maturato 57 anni e 35 anni di contributi al 31.12.2015. Nel caso di specie non si ravvisa, pertanto, la possibilità di sfruttare questo canale di uscita. Per i bancari coinvolti in piani di gestioni delle eccedenze occupazionali c'è la possibilità, a seguito di un accordo tra aziende e sindacati, di conseguire l'assegno straordinario di solidarietà di settore che accompagna il lavoratore sino alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata come previsto dalla Legge Fornero. L'assegno coinvolge i lavoratori che si trovano a non più di 5 anni dal pensionamento (che sono passati a sette anni a seguito di un correttivo apportato dalla legge di bilancio). Se la lettrice è coinvolta in piani di esubero del personale nella propria azienda potrà fruire del sostegno in questione. 

Buongiorno, e anzitutto grazie per la disponibilità. Sono un'insegnante di scuola pre primaria e sono nata il 6/3/1955. Ho raggiunto al 31/12/2015 1806 settimane di contributi, esclusi quelli figurativi dati da periodi di disoccupazione. Speravo di poter accedere a Opzione Donna tramite una piccola proroga, ma purtroppo la sciagurata decisione del governo di prorogare solo il requisito anagrafico mi ha tagliata fuori per appena 14 settimane. Da qui il mio quesito: esiste la possibilità di riscattare, anche a pagamento, i contributi figurativi relativi alla disoccupazione? O comunque esiste un modo di "mettersi in regola", passatemi il termine, per avere questi benedetti 35 anni di contributi entro il 31/12/2015? Ultimo quesito: mi confermate che con questi requisiti al compimento dei 63 anni (marzo 2018) potrò accedere ad Ape social? Grazie infinite. Purtroppo non si può procedere nel senso suggerito dalla lettrice in quanto il periodo in questione risulta già coperto da contribuzione figurativa e quindi non può essere riscattato. Eventualmente la lettrice potrà verificare la possibilità di esercitare il riscatto, pagandone il relativo onere economico, di altri periodi non coperti da contribuzione IVS (es. periodi di part-time che non hanno prodotto l'accredito ai fini del diritto alla pensione di un anno intero, maternità avvenuta fuori dal periodo di lavoro, laurea, aspettative per motivi di famiglia, eccetera). Qui alcuni dettagli sui periodi che possono formare oggetto di riscatto. Quanto all'APe sociale la risposta è positiva a condizione che sussistano 36 anni di contributi e 63 anni di età e che tali requisiti siano maturati tra il 1° maggio 2017 ed il 31 dicembre 2018. E' necessario inoltre che l'attività lavorativa in questione sia stata svolta da almeno 6 anni in via continuativa e che sussista al momento del pensionamento. Si consiglia di seguire l'evoluzione della normativa in quanto attendiamo le istruzioni applicative. Potrebbero essere introdotte delle condizioni ulteriori che attualmente non conosciamo.  

Sono un bracciante agricolo (lavoro nelle serre coltivate ad ortaggi) che compie 41 anni di contributi il 31/12/2016, ho lavorato più di 12 mesi prima dei 19 anni. Soffro di broncopatia ostruttiva cronica e volevo sapere se posso accedere alla pensione precoce. L'agevolazione per i lavoratori precoci richiede, tra l'altro, che il lavoratore abbia una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell'invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento. Se il lettore soddisfa tale condizione si ritiene possibile l'accesso al pensionamento con 41 anni di contributi. 

Buonasera, ho 52 anni e lavoro presso un'azienda privata da marzo 1990 con contributi sempre regolarmente pagati; mi hanno parlato della cosiddetta "Legge Dini" attraverso la quale potrei andare in pensione al compimento di 63 anni e sette mesi di età con almeno, durante la vita lavorativa, un "contributo pagato con partita iva"; vorrei saperne di più rispetto al meccanismo di applicazione della Legge Dini e se può essere applicata nel mio. Ritengo ci sia un pò di confusione. La legge Fornero prevede la possibilità di ritirarsi all'età di 63 anni e 7 mesi unitamente a 20 anni di contributi effettivi e a condizione che il valore dell'assegno non risulti inferiore a 2,8 volte l'importo dell'assegno sociale. L'indicata facoltà è prevista anche nei confronti dei lavoratori con contribuzione ante 1995 che esercitino il computo nella gestione separata ai sensi del Dm 282/1996 avendo almeno un contributo versato in tale gestione. L'esercizio del computo è tuttavia pieno di ostacoli e condizioni che difficilmente si adattano al caso di specie. Per una esamina puntuale si rimanda a questo approfondimento già condotto da PensioniOggi.it

A gennaio 2016 sono andato in pensione, ma sto continuando a lavorare come lavoratore Autonomo con P.I. Vi chiedo se devo versare i contributi INPS per il 2016 e se continuerò nel 2017? Qual'è la normativa in questi casi in cui un lavoratore autonomo percepisce la Pensione ma continua a lavorare? La risposta è positiva in quanto l'obbligo assicurativo IVS non si esaurisce con il pensionamento. Il lettore dovrà continuare a versare i contributi secondo le regole proprie della gestione cui risulta assicurato: gestione commercianti o gestione separata a seconda dei casi. Questi contributi non andranno però persi: avrà diritto al supplemento di pensione o ad una pensione supplementare, cioè ad una ulteriore quota che arricchirà l'assegno principale. Si ricorda che in entrambe le gestioni sono previste delle agevolazioni per i soggetti titolari di pensione: l'agevolazione consiste in una riduzione delle aliquote contributive IVS e quindi della contribuzione da versare annualmente all'Inps rispetto ai soggetti non titolari di pensione. 

seguifb

Sono un dipendente pubblico nato il 20/11/1955. Ho lavorato nel settore privato da novembre 1982 al 31 maggio 1989 (per un totale di 342 settimane contributive già ricongiunte, come da certificazione INPS) e in pubblica amministrazione ininterrottamente dal 1° giugno 1989 ad oggi. Ho chiesto il riscatto degli anni del corso legale di studi universitari (5 anni) a febbraio 1992, che ho saldato a novembre 2015. Mi potete confermare che al 31 dicembre 1995 posso vantare più di 18 anni di contributi, per cui fino al 2011 avrò calcolato l’assegno pensionistico con il sistema retributivo (in base alla c.d. Legge Dini) e soltanto dal 2012 con il sistema contributivo (in base alla c.d. Legge Fornero)? Kamsin La risposta è positiva. Il lettore pur avendo una anzianità contributiva inferiore a 18 anni alla data del 31 dicembre 1995, ha proceduto al riscatto del corso legale della laurea per un periodo collocato interamente entro l’anno 1995. Con tale operazione raggiunge, quindi, i 18 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 1995, e, pertanto, consegue il diritto alla liquidazione della pensione con il sistema di calcolo retributivo fino all’anno 2011, anziché con il sistema misto. 

Sono un lavoratore classe 1980, volevo sapere se dopo la legge Fornero conviene ancora riscattare il periodo di studi universitari oppure no. Ho una laurea in medicina quindi potrei ottenere sei anni utili ai fini pensionistici. Cosa ne pensate? La valutazione circa la convenienza del riscatto del periodo di studi dipende esclusivamente da considerazioni personali e dalla propria carriera lavorativa e retributiva. E' impossibile dare un giudizio valido per tutti. Attualmente con il sistema contributivo l'incremento dell'assegno pensionistico è direttamente proporzionale all'onere che si è sborsato; dunque non ci si può aspettare un significativo incremento della misura dell'assegno rispetto al contributo pagato. Se la motivazione del riscatto risiede, quindi, esclusivamente nella volontà di integrare l'assegno maturando il lavoratore dovrebbe valutare, prima di prendere la decisione, il ricorso a forme di previdenza complementare che potrebbero offrire maggiore flessibilità e rendimenti superiori rispetto al riscatto della laurea nella previdenza pubblica obbligatoria. 

Altri sono, ad avviso dello scrivente, i fattori da valutare al momento di prendere la decisione di effettuare il riscatto. Innanzitutto va detto che tanto prima si esercita il riscatto tanto più evidente sarà il vantaggio sulla misura dell'assegno in quanto il montante contributivo sarà rivalutato alla media quinquennale di crescita del Pil per un maggior numero di anni. Dunque un riscatto all'inizio della carriera lavorativa è più vantaggioso, da un punto di vista della misura della pensione, di uno effettuato a fine carriera. Anche perchè in genere le retribuzioni sono più basse all'inizio che non alla fine del percorso lavorativo e quindi l'onere è più contenuto quanto prima si effettua il riscatto. Altro fattore da considerare è la deducibilità fiscale del contributo che potrebbe contenere il costo complessivo dell'operazione.

Grande attenzione va posta alla possibilità di anticipare l'uscita dal mondo del lavoro. Se con il riscatto si riuscissero ad agganciare i requisiti contributivi per la pensione anticipata prima della pensione di vecchiaia oppure il requisito di 2,8 volte l'importo soglia per centrare l'uscita anticipata a 63 anni e 7 mesi l'operazione riscatto potrebbe risultare decisamente più vantaggiosa.  

seguifb

Zedde 

Sono un autonomo che ha chiuso l'attività al 31 dicembre 2015. Ho compiuto 60 anni il 04 ottobre 2016, versato 30 anni e 154 settimane((circa 33 anni) di contributi INPS e 32 anni di versamenti Enasarco. Alla luce delle ultime novità in materia pensionistica, vorrei informazioni sulla possibilità di cumulare alcuni anni di versamenti Enasarco per poter arrivare ai 35 anni INPS ed essendo attualmente disoccupato, riuscire ad andare in pensione (almeno quella INPS) nel 2019 al compimento dei 63 anni Kamsin Il cumulo dei periodi assicurativi dovrebbe interessare i lavoratori iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti dei lavoratori dipendenti, autonomi (commercianti, artigiani, coltivatori diretti e mezzadri) e dagli iscritti alla gestione separata dell'Inps, oltre che dagli iscritti alle forme sostitutive ed esclusive della medesima. Come del resto prevede attualmente l'articolo 1, comma 239 della legge 228/2012 (cfr: Circolare Inps 120/2013). Dato che la Fondazione Enarsarco è una forma di previdenza a carattere integrativo dell'assicurazione generale obbligatoria si ritiene che la contribuzione ivi accreditata non può essere cumulata con quella versata nell'assicurazione generale obbligatoria tramite lo strumento indicato. Peraltro la contribuzione versata nella predetta assicurazione risulterebbe coincidente da un punto di vista temporale con quella versata presso la gestione speciale dei lavoratori commercianti e, pertanto, non potrebbe essere oggetto comunque del cumulo. Da segnalare, inoltre, che il lettore avendo solo 60 anni nel 2016 non potrà per ora giovarsi dell'APE nè nella forma agevolata nè in quella volontaria essendo questo strumento destinato, per ora, solo a chi raggiunge il requisito anagrafico dei 63 anni entro il 2018. 

Vorrei sapere se è stato definito in modo esatto il termine di Lavoratore precoce così come riportato con ultimo accordo sul capitolo pensioni del 14/10/2016. Mi spiego meglio. Secondo questo ultimo accordo si è considerati lavoratori precoci se si ha almeno 12 mesi di contributi versati entro i 19 anni. Questo è quello che vorrei sapere e se è stato chiarito. Sono 19 anni compiuti ossia il traguardo che si raggiunge dopo 18 anni 11 mesi e 29 gg, o sono entro i 19 anni inteso come 19 anni 11 mesi e 29 gg cioè fino a quando si hanno 19 anni ancora prima di compierne 20.E' un dettaglio per me e credo anche per altri non indifferente. L'accordo siglato precisa che i 12 mesi di contribuzione effettiva da lavoro devono essere stati versati prima del compimento il 19° anno di età. Pertanto si ritiene che il requisito vada raggiunto includendo la contribuzione versata durante il 18° anno di età ed escludendo quella versata dopo il compimento dei 19 anni. 

Buongiorno,sono nata il 02/05/1955 ,ho lavorato come parrucchiera titolare dal 1/06/1976al30/06/2006 ininterrottamente poi ho chiuso l'attività.Sono 30 anni di contributi effettivi versati. La mia domanda è:posso usufruire dell'APE sociale quando compirò 63 anni e 7mesi? HO un nipote che è affetto da autismo con invalidità al100% che io accudisco quando mia figlia è al lavoro. All'APE sociale potranno accedere, tra l'altro, i lavoratori e le lavoratrici in condizione di disoccupazione senza strumenti di sostegno al reddito con almeno 63 anni e 30 anni di contributi entro il 2018. Attualmente, pertanto, la lettrice rientra nel bacino dei potenziali aventi diritto anche se dovrà attendere la declinazione nel merito della misura per una conferma. 

Seguifb 

Zedde

nel limite di 6.300 soggetti, ai lavoratori collocati in mobili o in trattamento speciale edile ai sensi degli articoli 4, 11 e 24 della legge n. 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, o ai sensi dellarticolo 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 229, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, o nel caso di lavoratori provenienti da aziende cessate o interessate dallattivazione delle vigenti procedure concorsuali quali il fallimento, il concordato preventivo, la liquidazione coatta amministrativa, lamministrazione straordinaria o l’amministrazione straordinaria speciale, anche in mancanza dei predetti accordi, cessati dallattività lavorativa entro il 31 dicembre 2014 e che perfezionano, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobili o del trattamento speciale edile, ovvero, se cessati entro il 31 dicembre 2012, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro dodici mesi dalla fine dello stesso periodo, i requisiti vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.

Buonasera, a fine 2016 avro' 40 anni di contributi.La legge vigente per l'accesso alla pensione anticipata indica 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Come mai il sito dell'inps e anche il vostro calcolatore, mi dicono che per la pensione anticipata dovro' avere 43 anni e 2 mesi di contribuzione.. non capisco, forse mi sfugge qualcosa? L'aumento dipende dalla speranza di vita. Dal 2019 è previsto un nuovo scatto la cui entità ancora non è ufficiale. Le stime pubblicate dalla Ragioneria dello stato nel 2011 indicano che i requisiti saliranno di altri quattro o cinque mesi. Per questo i valori sono pari a 43 anni e 2 mesi di contributi. Ma per il dato ufficiale si deve attendere la fine del 2017. 

Kamsin Sono un esodato escluso dalla seconda salvaguardia l.135 del2012,con messaggio inps n.17606,e collocato in pensione con l.214/11 (fornero).interpellato commissione lavoro camera Risposta: la legge n.135 del 2012 e'chiara e pertanto l'unico modo e' proporre ricorso contro l'inps.Chiedo a voi parere,anche in funzione alle modifiche apportate con la L.n.147/14,se vale la pena ricorrere con ricorso. Chi è incappato nel messaggio inps 17606/2013 ha avuto, in sostanza, la negazione della salvaguardia per aver raggiunto la pensione con i requisiti fornero con gli interventi di integrazione salariale quali indennità di mobilità o trattamento edile. E' vero che la legge nulla dice al riguardo e che sarebbe possibile, dunque, attivare un ricorso legale ma bisogna considerare sia i costi che potrebbero risultare superiori al beneficio da ottenere sia l'esito che non è scontato. A nostro avviso dunque non conviene.  

Salve, ho 56 anni e sono un contributore volontario ante 2007 (in quelli anni i contributori volontari andavano in pensione all'età di 57 anni e 35 anni di contributi). Alla fine di questo anno avrò 1680 settimane di contributi da dipendente (tra azienda e poi in seguito i CV). Inoltre ho 150 settimane di contributi britannici che sono validi per la totalizzazione quindi un totale di 1830 settimane (35 anni e 8 settimane). Da aggiungere anche 165 settimane di Student Credits Britannici (sono contributi figurativi per aver frequentato un corso di istruzione che devono essere presi in considerazione anche se non assimilabili a quelli italiani vedere Circolare INPS 107 del 24-7-2007 e poi anche 27 settimane di contributi disoccupazione in Italia. Le chiedo se riesco ad entrare nell'ottava salvaguardia (se mai entrerà in vigore) tenendo conto dell'immenso sforzo economico nel pagare i contributi volontari e considerando che sono un contributore volontario ante 2007 per cui dovrei mantenere le regole pensionistiche pre Fornero 2011. Con le salvaguardie si rimettono in carreggiata le regole pensionistiche vigenti prima della legge Fornero. Pertanto, se il lettore beneficia(va) della deroga specifica di cui all'articolo 1, comma 8 della legge 243/04 che consentiva agli autorizzati ante 20 luglio 2007 di mantenere l'uscita a 57 anni e 35 di contributi potrebbe, se l'ottava salvaguardia fosse approvata, godere di questo particolare scivolo pensionistico. Già con l'ultima salvaguardia, del resto, alcuni contributori ai volontari ante 2007 sono riusciti a centrare la pensione grazie al "cumulo" delle due deroghe. 

Buongiorno, ho 65 anni disoccupato già da 2 ho sempre lavorato nel privato tranne, per motivi non dipendenti dalla mia volontà, 3 anni iscritto al REC circa 25 anni fa ed ho contributi per 40 anni. Ora mi é stato detto che essendo stato iscritto al REC devo per forza aspettare l'età pensionabile dei commercianti, gradirei sapere se questa disposizione é vera ed eventualmente cosa devo fare per aver diritto al pensionamento. Si ritiene che la risposta sia corretta anche se bisogna rammentare che con la legge Fornero l'età pensionabile dei lavoratori tra lavoratori dipendenti ed autonomi iscritti all'assicurazione generale obbligatoria è stata parificata. Pertanto il lettore deve attendere comunque 66 anni e 7 mesi oppure, in alternativa, 42 anni e 10 mesi di contributi. 

seguifb

Zedde

Salve, sono nata il 24 febbraio del 1955 ho contributi versati dal 1/03/1980, vorrei sapere se posso rientrare nel regime sperimentale di cui alla legge n. 243/2004 e in caso positivo quando dovrei inoltrare la domanda di pensione. Inoltre vorrei sapere se mi conviene attendere la flessibilità in uscita prevista per il prossimo anno. Annunziata da Napoli

Kamsin Nel caso di specie la risposta è positiva in quanto è stato perfezionato il requisito contributivo (35 anni) entro la fine del 2015. Si ricorda che in base all'articolo 1 comma 9 della legge 243 2004, come modificato dall'ultima legge di stabilita' (legge 208/2015) le lavoratrici possono andare in pensione con le regole più favorevoli in vigore fino al 31 dicembre 2007, cioè con almeno 57 anni e 3 mesi di età (58 anni e 3 mesi per le lavoratrici autonome) e 35 di contributi. Entrambi tali requisiti devono essere raggiunti entro il 31 dicembre 2015. Per la decorrenza della pensione, si ricorda, bisogna attendere l'apertura della finestra mobile che è pari a 12 mesi per le dipendenti e a 18 mesi per le autonome. 

Quando si presenta la domanda - La scelta dell'opzione donna viene effettuata nel momento in cui si presenta la domanda di pensionamento (in genere 2-3 mesi prima dell'apertura della finestra).

La decurtazione - Con l'opzione l'importo del trattamento pensionistico viene determinato per intero con il metodo di calcolo contributivo. Cio' inevitabilmente comporta una decurtazione che può essere più o meno intensa a seconda dei casi e della carriera lavorativa: raggiungere anche il 25% dell'importo che si otterrebbe con il sistema di calcolo "tradizionale". Non si può allo stato attuale effettuare un confronto con il progetto del Governo relativo all'APE, il prestito previdenziale, in termini di penalizzazioni sulla pensione perchè ancora non se ne conosce la natura. In ogni caso la lettrice, per accedere all'APE, dovrebbe raggiungere un'età superiore a 62 anni, un'età di gran lunga più elevata rispetto ai requisiti richiesti per l'esercizio dell'opzione donna. 

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Zedde

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