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Economia, il Censis fotografa la crisi: Figli più poveri dei genitori

Rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani con meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1%.

Le aspettative degli italiani continuano ad essere negative o piatte. Oltre il 60% è convinto che il proprio reddito non aumenterà nei prossimi anni, più del 50% ritiene che i figli e i nipoti non vivranno meglio di loro. E' la fotografia scattata dal Censis nel 50° Rapporto sulla situazione sociale del nostro Paese. Fare investimenti è una opzione di una quota di persone (il 22,1%) molto inferiore a quella di chi vuole potenziare i propri risparmi (il 56,7%) e tagliare ancora le spese ordinarie per la casa e l'alimentazione (il 51,7%). Il rapporto Censis evidenzia inoltre che un "perverso gioco intertemporale di trasferimento di risorse" ha letteralmente messo "ko economicamente" i millennial. Rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani con meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1%. Nel confronto con venticinque anni fa, i giovani di oggi hanno un reddito del 26,5% più basso di quello dei loro coetanei di allora, mentre per gli over 65 anni è, invece, aumentato del 24,3%.

Secondo il Censis l'Italia sta vivendo una «prolungata e infeconda sospensione, dove le manovre pensate in affannata successione non hanno portato i risultati attesi». In questo contesto, secondo il Rapporto, è nata una «seconda era del sommerso», che punta, dal risparmio cash alla sharing economy, alla «ricerca di più redditi». Fenomeno diverso da quella degli anni '70 che apriva a «una saga di sviluppo industriale e imprenditoriale» perché si tratta di una «arma di pura difesa». Negli anni '70, ricorda il Censis nel suo rapporto «si trattava di un sommerso pre-industriale, che nel ventennio successivo fece da battistrada all'imprenditoria molecolare e all'industrializzazione di massa; oggi invece siamo in presenza di un sommerso post-terziario, dove vive un magma di interessi e comportamenti, un'onda profonda di soggetti e di scelte».

Un fenomeno che ha un legame con i «processi sociali più importanti di questo periodo, un legame che lo rende invasivo quanto invisibile nella proliferazione di figure lavorative labili e spesso provvisorie» e che «ha ereditato poco della prassi e della cultura industriali; non ha saldezze organizzative e manageriali, tanto meno adeguati riferimenti sistemici; ma è comunque un fenomeno di enorme peso e importanza».

Quella di oggi, insomma, è un'era del sommerso «più statico che evolutivo» e «molecolare», «senza un sistemico orientamento di sviluppo». Negli ultimi due anni, «pur se segnati da una diffusa sensazione di impoverimento», si osserva nel Rapporto, «c'è stata una grande esplosione dei comportamenti volti all'accumulazione di redditi, di risparmi, di patrimoni, e alla decisa volontà di farli ulteriormente fruttare».

Si va dall'attuazione di «una puntuale politica del risparmio» all'esplosione «negli ultimissimi anni di un grande risparmio cash» non solo legato a evasione e riciclaggio ma »in parte più consistente dovuto alla propensione di intere categorie professionali e sociali a richiedere pagamenti in moneta, 'per non andare in bancà e per gestire in proprio la propria liquidita'».

In parallelo alle gestione dei beni 'mobiliari' anche sugli immobili si è affermata una «vocazione al sommerso». Da una «conservazione da 'bene rifugio'» si sta passando a «una imitativa strategia di 'messa a reddito': non c'è casolare rurale, appartamento urbano, attico panoramico che non veda i proprietari decisi a farli rendere attraverso utilizzi (casa per vacanze, bed and breakfast, location per eventi vari, ecc.) dove impera la transazione cash (non solo per la parte immobiliare, ma anche per i servizi correlati».

Ed i pensionati sono diventati una risorsa preziosa per il paese. Il reddito medio da pensione è passato da 14.721 a 17.040 euro (+5,3%) tra il 2008 e il 2014 e 4,1 milioni di pensionati «hanno prestato ad altri un aiuto economico». I nuovi pensionati, si legge sempre nel rapporto, sono più anziani e redditi mediamente migliori come effetto di carriere contributive «più lunghe e continuative». Tra 2004 e 2013 è quadruplicato chi è andato in pensione di anzianità con più di 40 anni di contributi (dal 7,6% al 28,8%)

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