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Riforma Pensioni, FDI preme per quota 41, Opzione Donna e revisione speranza di vita

Sono i contenuti di tre Risoluzioni presentate dagli Onorevoli Rizzetto e Bucalo in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati la scorsa settimana.

Estendere l'opzione donna agli uomini, rivedere il sistema di adeguamento alla speranza di vita e rendere strutturale il pensionamento con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica.

Sono questi in sintesi i contenuti di tre risoluzioni presentate la scorsa settimana in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati dagli Onorevoli Rizzetto e Bucalo di Fratelli d'Italia a segnare l'avvio dell'attività Parlamentare. I tre documenti (7-00013, 7-00014 e 7-00015) che saranno discussi nei prossimi mesi dalla Commissione Lavoro sono volti ad ottenere una promessa dall'esecutivo all"l'introduzione di un istituto denominato «quota 41» che riconosca al lavoratore la possibilità di andare in pensione dopo aver versato ed accumulato quarantuno anni di contributi, a prescindere da ulteriori criteri anche di età anagrafica come elemento strutturale per accedere alla pensione in sostituzione dell'attuale pensione anticipata

I deputati chiedono, poi,  idonei provvedimenti legislativi affinché l'opzione donna di cui all'articolo 1, co. 9 della legge 243/04 venga estesa ed applicata anche agli uomini. Ciò al fine di eliminare la discriminazione che caratterizza l'istituto in questione non prevedendo la medesima possibilità per gli uomini di optare per una pensione calcolata in base al regime contributivo, accedendo al trattamento in anticipo rispetto ai criteri ordinari previsti in materia. Secondo gli onorevoli la limitazione di tale meccanismo di accesso alle sole donne è fonte di discriminazione alla luce di quanto stabilito dalla sentenza della Corte di giustizia europea Sez./ II, n. C-356/09 del 18 novembre 2010 in cui è affermato chiaramente il principio di parità uomo-donna sull'età pensionabile.

L'ultima risoluzione riguarda, infine, il sistema di adeguamento automatico dei requisiti di pensionamento alla speranza di vita chiedendone al Governo una profonda revisione. Secondo Rizzetto tale sistema "non è ragionevole, poiché ha ben poco a che vedere con la speranza di vita reale". Al riguardo, si legge nella Risoluzione 7-00013 - l'adeguamento dei requisiti per l'accesso al pensionamento, facendo ricorso automatico ad un indicatore statistico che misura la probabilità media di quanti anni un uomo e una donna possano vivere, rappresenta un meccanismo pregiudizievole che comporta un aumento periodico del tempo in cui si potrà accedere all'assegno previdenziale, su un dato meramente previsionale. Tra l'altro, - proseguono i deputati - non è ammissibile un sistema incongruo, che prevede che con l'aumento della speranza di vita aumentino anche i requisiti per il pensionamento, di contro, con una diminuzione della stessa, l'età di pensionamento resterebbe stabile. Sul punto, si evidenzia che il rapporto Osservasalute, presentato ad aprile 2016 metteva in luce un calo della speranza di vita a causa della riduzione della prevenzione sanitaria, sicché, un dato di tal genere dimostra, ulteriormente, l'incongruità del meccanismo di adeguamento, posto che, si ribadisce, i parametri previsti dalla normativa sono, unicamente, sotto forma di incrementi. Il sistema vigente, difatti, stabilisce che i requisiti per raggiungere la pensione siano destinati a salire periodicamente e mai ad abbassarsi".

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