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Pensioni, Calano gli assegni e cresce l'età pensionabile. E' l'effetto Fornero

Lo certifica l'Inps nell'osservatorio sulle pensioni pubblicato. L'età media per le pensioni dirette non di invalidita' sale oltre i 63 anni. In cambio crescono le prestazioni assistenziali 

Scende il numero degli assegni e sale l'età pensionabile. Lo fotografa l'osservatorio sulle pensioni dell'Inps pubblicato oggi dall'Istituto di previdenza, segnalando come l’importo complessivo annuo delle prestazioni erogate è pari a 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 a carico delle gestioni previdenziali. Degli oltre 18 milioni di pensioni vigenti - continua l'istituto - 14.114.464 sono di natura previdenziale, derivanti cioè da un effettivo versamento di contributi, mentre la differenza è costituita dalle prestazioni di natura assistenziale, vale a dire invalidità civile, pensioni sociali e assegni sociali, indennità di accompagnamento erogate a chi si trova in una situazione di invalidità o di basso reddito. 

Diminuiscono le pensioni erogate con la legge Fornero
Anche se i dati dell'osservatorio non tengono conto delle gestioni dei dipendenti pubblici ed ex Enpals il documento pubblicato dall'Istituto certifica gli effetti della Legge Fornero che nel 2011 ha imposto una forte stretta sui requisiti per il conseguimento della pensione.  Negli anni in cui l’ età pensionabile aumenta, il numero delle pensioni liquidate di vecchiaia diminuisce. In particolare nel 2016 le pensioni sono diminuite del 18% rispetto a quelle liquidate nel 2015. Dal 2003 il numero di pensioni liquidate è calato in modo vistoso, di circa il 50%, passando dalle 493 mila a 234mila unità. L'effetto delle riforme degli ultimi anni si nota anche nell'età media alla decorrenza delle pensioni previdenziali che è in costante aumento passando dai 59 anni del 2003 alla media di oltre 63 anni del 2016. Il peso delle pensioni dirette non di invalidità è dunque nettamente in discesa rispetto al totale della pensioni erogate dall'Inps passando da oltre il 65% delle pensioni liquidate nel 2003 a poco meno del 50% nel 2016. In corrispondenza del suddetto fenomeno, il numero delle pensioni di invalidità liquidate aumenta, passando da 56.526 nel 2015 a 57.773 nel 2016. Cresce, poi, il peso sul totale delle altre prestazioni previdenziali come la pensione ai superstiti e l'assegno ordinario di invalidità e la pensione di inabilità) anche se in valori assoluti le prestazioni di invalidità non hanno subito significativi cambiamenti rimanendo tra il 2003 ed il 2016 intorno alle 200mila unità annue. 

Cresce, invece, la percentuale di prestazioni assistenziali liquidate sul totale passando dal 38% nel 2003 al 53,2% nel 2016; l'età media alla decorrenza delle prestazioni assistenziali risulta crescente, in diminuzione dal 2008 al 2014 (68 anni nel 2014) e di nuovo in crescita negli ultimi due anni, arrivando a 68,7 anni nel 2016.

L'età media dei pensionati è di 73 anni e mezzo
L'analisi della distribuzione territoriale evidenzia che la maggior parte delle pensioni, il 48%, è percepito nelle regioni dell’Italia settentrionale, il 19,2% al Centro e il 30,6% in Italia meridionale e Isole: il restante 2,2% è erogato a soggetti residenti all’estero, continua l'Inps. Al Nord si ha una maggiore concentrazione delle categorie vecchiaia e superstiti, seguito da Centro e Mezzogiorno, mentre l’ordine si inverte per le pensioni della categoria invalidità previdenziale e per le prestazioni assistenziali. L'età media dei pensionati è di 73,7 anni, con una differenza tra i due generi di 4,6 anni (75,7 anni per le donne e 71,1 anni per gli uomini). Il 21,8% delle pensioni di vecchiaia è erogato a persone di età compresa tra 65 e 69 anni, fascia che rappresenta la maggiore concentrazione; seguono la fascia 70-74, con il 21,4%, quella 75-79 con il 20,4% e quella 80-84 con il 14,7%, conclude la nota. 

L'importo medio degli assegni
I pensionati italiani sono fortemente concentrati nella classi basse, Infatti il 63,1% degli assegni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale, che per le donne raggiunge il 76,5%, costituisce solo una misura indicativa della 'povertà', per il fatto - spiega l'Inps - che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi. 
L'Inps evidenzia inoltre che delle 11.374.619 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 44,9% (5.106.486) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al trattamento minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. In questo caso il divario tra i due generi è accentuato; infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 45,1% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia si osserva che questa percentuale scende al 23,7%, e di queste solo il 23,3% è costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito. Sempre per i maschi, si osserva che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso fra 1.500 e 3.000 euro. L'importo complessivo annuo delle pensioni rispetto al PIL mostra per tale indicatore un andamento crescente fino al 2014 con valori che vanno dal 9,5% del 2004 all’11,8% del 2014; da tre anni si assiste ad un inversione di tendenza che ha visto il decrescere di questo indicatore all’attuale 11,3%. 

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Documenti: I dati dell'osservatorio Inps sulle pensioni

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