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Pensioni, Cosa cambia dopo le dimissioni di Renzi

Il Premier Matteo Renzi rassegna il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica. Ma la legge di stabilità non è a rischio nè le misure sulle pensioni previste per il 2017.

L'uscita di scena del Premier Matteo Renzi, dopo la vittoria del No al referendum, consegna l'Italia ad un periodo di incertezza politica. Sicuramente non il primo nè l'ultimo, ma uno dei tanti della storia della nostra Repubblica che sarà gestito, come in passato, con il coinvolgimento del Quirinale. Il nuovo governo, il cui premier sarà designato da Mattarella dopo il consueto giro di consultazioni con i partiti, avrà una maggioranza politica molto probabilmente identica a quella che ha sostenuto Renzi: Pd e centristi. Difficile ipotizzare un allargamento, a meno che ciò non sia strettamente necessario per scongiurare elezioni anticipate, uno scenario che la maggioranza delle forze politiche in Parlamento non desidera. Se così sarà Forza Italia, Cinque Stelle e Lega Nord resteranno all'opposizione sino al prossimo turno elettorale pur facendo la voce grossa per la richiesta di elezioni anticipate. 

Il nuovo Governo sarà incaricato di un mandato a tempo: rivedere la legge elettorale (per allontanare il "rischio", a seconda dei punti di vista, di una vittoria dei Cinque Stelle al prossimo turno), concludere l'approvazione della legge di bilancio e mettere al sicuro altri provvedimenti specifici ma di natura limitata per non esacerbare il conflitto politico sociale. Essendo un governo di scopo lo slancio riformatore sarà di gran lunga inferiore rispetto a Renzi. Che nel corso di due anni ha rimesso le mani, tra l'altro, a capitoli spinosi come la riforma della Pubblica Amministrazione, la riforma del mercato del Lavoro, il Fisco, e da ultimo quello previdenziale con l'anticipo pensionistico.

Se le misure sulle pensioni contenute nella legge di bilancio sono comunque al sicuro a rischio è soprattutto la seconda fase dell'intervento, quella prevista con i sindacati per la prima parte del 2017, che avrebbe dovuto rimettere mano alla questione della perequazione dei trattamenti pensionistici, delle carriere dei giovani nel contributivo puro, del riconoscimento pieno del lavoro di cura familiare ai fini pensionistici, dell'adeguamento dell'età pensionabile alla speranza di vita. Si vedrà. Una cosa è certa: chi ha votato no, ha mandato a casa Renzi, ma non vedrà l'abolizione della Riforma Fornero, almeno nei prossimi due anni. Le misure sulle pensioni contenute nella manovra non sono, invece, a rischio. La maggioranza, anche se con un pò di fibrillazioni, riuscirà a dare il secondo via libera in Senato alla Riforma entro la metà di dicembre, il provvedimento poi tornerà alla Camera per la terza ed ultima lettura a ridosso di natale e la manovra diventerà legge il 1° gennaio 2017. Dunque non ci sono rischi per l'ottava salvaguardia, l'APE, il cumulo, le misure per i lavoratori precoci e gli usuranti. 

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