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Pensioni, Il M5S pronto all'abolizione dei vitalizi dei politici

Possibile un accordo con la Lega. Tra i primi provvedimenti che potrebbero essere esaminati con l'avvio della nuova legislatura c'è il tema dell'abolizione dei vitalizi ai parlamentari. 

Il Movimento Cinque Stelle prova a riportare in pista il provvedimento che taglia i vitalizi dei politici. Puntando anche ad un accordo con la Lega di Matteo Salvini disponibile a valutare la questione. Archiviato il DDL Richetti che, come era prevedibile, si è arenato su un binario morto durante il passaggio parlamentare il M5S rilancia l'obiettivo di una riforma dei vitalizi dei parlamentari che preveda il ricalcolo con il sistema contributivo anche con riferimento alle anzianità maturate prima del 2012.

Rispetto all'anno scorso i pentastellati stanno ragionando su un provvedimento interno agli Uffici di Presidenza di Camera e Senato (nel rispetto dell'autodichia delle Camere riconosciuta dalla nostra Costituzione). Come del resto è avvenuto nel 2012 quando i due rami del parlamento approvarono il passaggio al sistema contributivo a partire dal 1° gennaio 2012 per la determinazione della misura del vitalizio parlamentare. In occasione dell'approvazione della Legge Fornero. Senza dunque passare per il disegno di legge. Questa strada consentirebbe di approvare in tempi rapidi la scure sui vitalizi, già all'inizio della legislatura. I punti cardine del provvedimento sarebbero in buona parte mutuati dal DDL Richetti (che il M5S aveva appoggiato nella scorsa legislatura). Il cuore del provvedimento è il ricalcolo in chiave contributiva delle anzianità maturate sino al 2011 anche con riferimento ai parlamentari già cessati dalla carica. Attualmente, infatti, le anzianità maturate sino al dicembre 2011 sono calcolate - nel rispetto del criterio del pro rata - con il sistema reddituale molto più generoso; solo dal 2012 il sistema di calcolo è contributivo. L'obiettivo sarebbe quindi di procedere al ricalcolo del vitalizio in modo retroattivo. 

Altro punto cardine delle proposte è l'aggancio dei requisiti per il conseguimento del vitalizio alle medesime condizioni anagrafiche e contributive dei lavoratori dipendenti. Attualmente i Parlamentari conseguono il vitalizio ad un'età di 65 anni con la possibilità, peraltro, per ogni anno di mandato parlamentare ulteriore, di abbassare l'età di un anno, con il limite all'età di 60 anni. L'ipotesi sarebbe quella di spostare i requisiti di maturazione del vitalizio ai criteri stabiliti dalla Riforma del 2011 per i lavoratori nel sistema contributivo: cioè 67 anni unitamente ad almeno 5 anni di anzianità contributiva. Un criterio sicuramente molto più equo. Resterebbe così confermata l'anzianità minima per il diritto al vitalizio, 1 mandato parlamentare, cioè 5 anni (rectius: 4 anni, 6 mesi ed un giorno) ma salirebbe di almeno 2 anni l'età pensionabile con l'aggancio agli adeguamenti alla speranza di vita Istat. 

Chiaramente è la prima proposta quella che più fa discutere sulla quale si preannuncia, se passerà la delibera, una fitta serie di ricorsi da parte degli ex parlamentari. Ma per M5S è il segnale che conta. Se anche la Lega convergesse sulla proposta dei pentastellati l'adozione del provvedimento potrebbe essere vicino. 

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