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Pensioni, La BCE avverte: da una controriforma rischi per i conti pubblici

La Banca Centrale Europea avverte: l'invecchiamento demografico avrà implicazioni negative per la sostenibilità delle finanze pubbliche".

La Banca centrale europea mette in guardia l'Italia e la Spagna dai "rischi di inversione delle riforme pensionistiche. Questo mentre "l'Europa deve far fronte a una sfida demografica".  Nel Bollettino economico diffuso oggi dall'Istituto di Francoforte viene inserita una analisi del Ageing Report 2018, dove si rilevano rischi di "rovesciamento delle riforme attuate.

Il rapporto ipotizza che tutte le riforme pensionistiche varate negli ultimi anni trovino piena attuazione". "Tuttavia, in alcuni Paesi, ad esempio in Italia e in Spagna, il rischio che si compiano passi indietro rispetto alle riforme pensionistiche precedentemente adottate sembra elevato. Il medesimo rischio, inoltre, potrebbe aumentare per gli Stati in cui, ad oggi, si prevedono importanti cali dei tassi di sostituzione. In tali casi - dice la BCE - in alternativa, potrebbe aumentare il rischio di sempre maggiori trasferimenti di natura assistenziale qualora i piani pensionistici privati non fossero in grado di sopperire al divario".   

Nell'analisi pubblicata nel suo Bollettino economico, la Bce avverte che il tasso di dipendenza degli anziani, inquadrato come il rapporto fra le persone di età pari o superiore a 65 anni e quelle in età lavorativa, dovrebbe quasi raddoppiare passando dall'attuale 29 per cento a oltre il 50 per cento nel 2060. "Se non verranno intraprese le opportune riforme strutturali, l'invecchiamento demografico avrà implicazioni negative per la sostenibilità delle finanze pubbliche". 

 In particolare - avverte la Bce - l'ipotesi che la crescita della produttività totale dei fattori (Ptf), scesa sensibilmente durante la crisi, riprenda a salire a un tasso dell'1 per cento sul lungo periodo appare ottimistica per diversi paesi in assenza di sostanziali riforme che favoriscano la crescita. Ciò vale anche in prospettiva storica. Durante il periodo 1999-2012, la Ptf è aumentata in media di circa lo 0,7 per cento, registrando tassi di crescita nettamente inferiori in Belgio, Spagna, Italia, Cipro, Lussemburgo e Portogallo".

"Inoltre - si legge - l'ipotesi che il tasso di disoccupazione nell'Ue converga verso il basso su una media di lungo periodo non superiore al 7,5 per cento nel 2060 (il tasso medio di disoccupazione nell'area euro si collocherebbe al 6,7 per cento nel 2060) è plausibile solo se verranno introdotte importanti riforme del mercato del lavoro. Il calo della disoccupazione ipotizzato nel rapporto è particolarmente rilevante per Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo (almeno 10 punti percentuali tra il 2013 e il 2060). Di fatto, se tali ipotesi non dovessero concretizzarsi secondo le attese - avverte la Bce - i costi dell'invecchiamento demografico sarebbero sostanzialmente più elevati per i paesi interessati".

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