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Pensioni, Stop al vitalizio d'oro per gli ex-parlamentari. Ecco cosa Cambia

Il Testo dovrà ora passare al vaglio del Senato in cui esito non è affatto scontato. Restano tutte le criticità di natura costituzionale al provvedimento. 

Ok della Camera al disegno di legge sull'abolizione dei vitalizi ai parlamentari. L'Aula di Montecitorio ha approvato oggi, in prima lettura, il ddl 3325/A/R apportando alcune modifiche rispetto al testo base consegnato dalle Commissioni Parlamentari. I sì sono stati 348, i no 17. Il provvedimento ha avuto il via libera di una maggioranza trasversale a Montecitorio: Pd, M5S (Di Maio ha parlato di «giorno storico, una vittoria dei 5 stelle»), Lega, Fdi e Sinistra Italiana (Mdp si è astenuto). Contrari i centristi. Forza Italia ha deciso di non partecipare al voto finale sulla legge bollata come incostituzionale.

Il testo approvato dalla Camera reca due modifiche sostanziali rispetto al testo uscito dalla Commissione Affari Costituzionali a fine maggio. In primis si stabilisce il principio che, a partire dalla prossima legislatura, l'età per il conseguimento del vitalizio viene agganciata alla Legge Fornero. Dunque l'età per ottenere il vitalizio passerà dagli attuali 65 anni (che però possono scendere sino a 60 anni) a 66 anni e 7 mesi; in secondo luogo salta la gestione speciale Inps che avrebbe dovuto prendere in carico l'erogazione dei vitalizi: la competenza resta, pertanto, in capo ai due rami del parlamento (Camera e Senato). 

Il Ricalcolo contributivo

A parte queste modifiche il cuore del provvedimento resta il ricalcolo contributivo delle anzianità maturate prima del 2012 con riferimento non solo ai parlamentari che non hanno maturato il trattamento pensionistico ma anche di coloro che già percepiscono il vitalizio. Un passaggio a forte rischio incostituzionalità, come già evidenziato su PensioniOggi.it, in quanto mette in discussione il principio dell'irretroattività della legge, dell'intangibilità dei diritti acquisiti e lede il principio del legittimo affidamento. Chi mastica un pò di legge intuisce bene di cosa si sta parlando. Tali principi hanno da sempre accompagnato le decisioni della Corte Costituzionale proteggendo il cittadino comune da interventi peggiorativi. Dunque è difficile pensare che il provvedimento, per quanto eticamente sia condiviso e giustificato (perchè rimedia ad errori del passato), possa reggere ad una censura di costituzionalità negli anni a venire. Sarebbe stato meglio, in definitiva, seguire la strada del prelievo di solidarietà al pari di quanto è stato previsto per i titolari di pensioni degli ex fondi speciali (sui quali, infatti, non si è mai potuto intervenire in modo retroattivo). Ma ad ogni modo il dado è tratto. 

Il ricalcolo dei vitalizi con il metodo contributivo comporterebbe, secondo stime Inps, un taglio medio del 40% degli assegni degli ex deputati e senatori. Oggi ci sono circa 2.600 vitalizi in pagamento per un costo di circa 193 milioni all'anno. Con il ricalcolo si scenderebbe a 118 milioni, con un risparmio di circa 76 milioni. Nel corso dell'esame è stato inserito, peraltro, un emendamento in base al quale l'efficacia del provvedimento «in nessun caso può essere applicata alle pensioni in essere e future dei lavoratori dipendenti ed autonomi». Si tratta di una modifica piuttosto superflua in quanto se la Corte Costituzionale dovesse promuovere la legge (circostanza remota) nulla impedirà ad un nuovo legislatore che voglia provare ad estendere il principio anche ai comuni mortali di modificare il passaggio in senso diverso. Da segnalare che il nuovo sistema previdenziale verrà esteso entro 6 mesi anche alle regioni (le regioni a statuto speciale e le province autonome si adeguano conformemente ai loro statuti). 

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