Riforma Pensioni, Aspettando il 7 febbraio

Sabato, 05 Febbraio 2022
Grande attesa per il prossimo incontro politico in cui si definirà l’intendimento del governo per una nuova riforma previdenziale. I sindacati premono per maggiore flessibilità in uscita senza alterare il criterio di calcolo dell'assegno.

La rielezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica ha mantenuto Mario Draghi, che pure aveva, legittimamente, aspirazioni di salire al Quirinale, come Capo del Governo. Subito dopo l’approvazione della legge di bilancio la nomina del nuovo Capo dello Stato aveva provocato un rallentamento dell’azione di Governo, ma da adesso, si dovrà entrare nel vivo di una riforma, quella previdenziale, che da troppi anni aspetta di essere attuata.

In realtà gli incontri governo/sindacati sono già iniziati subito dopo le vacanze natalizie e ci sono già stati tre incontri tecnici sui tre temi che sono stati ritenuti fondamentali e oggetto di modifica come la flessibilità in uscita, la previdenza per giovani e donne e la previdenza complementare.

Bisogna subito affermare che rispetto all’anno passato l’Esecutivo in queste occasioni sembra avere un’attenzione diversa su una problematica che tanto interessa i cittadini italiani. Innanzitutto la tempistica. Si è cominciato a discutere fin dal mese di gennaio con incontri settimanali e già nella giornata del 7 febbraio ci sarà una prima valutazione a livello politico con un incontro ai massimi livelli con la presenza di Ministri Orlando e Franco e i segretari generali di CGIL, CISL, UIL per fare il punto della situazione e vedere che direzione vuole perseguire il Governo. Nell’anno 2021, invece, l’atteggiamento era completamente diverso con il Governo che si è dapprima dedicato alle politiche attive sul lavoro confinando una legge di tale portata nella legge di bilancio portata in Aula Parlamentare e votata senza alcuna discussione. Pochissime le modifiche apportate come quota 102, Opzione Donna, l’implementazione dell’Ape Sociale e dei contratti di espansione che hanno lasciato con l’amaro in bocca milioni di lavoratori che si aspettavano alla fine di quota 100 una riforma strutturale e duratura.

L’atteggiamento di adesso sembra molto più propositivo anche se al momento al di là di una serie di incontri con un clima più disteso l’esecutivo non si è ancora sbilanciato se non nelle affermazioni di Draghi alla fine dell’anno scorso sulla possibilità di operare una flessibilità in uscita ma con una attenzione al bilancio e nel solco di una riforma improntata sul sistema contributivo.

Non bisogna sprecare questa occasione perché l’Esecutivo avrà a disposizione ancora pochi mesi di effettivo governo e poi saremo in campagna elettorale che bloccherà di fatto le decisioni governative con i partiti impegnati a salvaguardare i propri elettorati di riferimento.

Una modifica della legge Fornero, ormai, è accettata da tutti ed una flessibilità in uscita, anche subendo una minima penalizzazione può essere tollerata. E’ necessario, inoltre, che sia implementato l’importo delle pensioni con una correzione dei coefficienti di trasformazione, perché come evidenziato dall’osservatorio sul monitoraggio sui flussi di pensionamento dell’INPS nell’anno 2021 l’importo medio delle pensioni liquidate è stato di appena 1.203 € lorde con una perdita rispetto all’anno passato di ben 34 €.

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