Riforma Pensioni, Governo e Sindacati cercano l'intesa

Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Dopo l’inconcludente 2021 per le pensioni si ritorna al punto di partenza con il consueto round di incontri tra governo e parti sociali alla ricerca di una difficile intesa che metta tutti d'accordo. Le posizioni delle parti restano, infatti, distanti.

Dopo l’anno 2021 che si è rivelato praticamente nullo in ambito previdenziale, si ricomincia a parlare di nuova legge per le pensioni. Il Presidente Draghi nell’ultima riunione a fine anno, dopo uno sciopero generale cui avevano partecipato solamente CGIL e UIL, aveva promesso che all’inizio dell’anno sarebbero ricominciati gli incontri con le OO.SS. per trovare una quadra così da inserire quanto deciso nel DEF da presentare nel mese di aprile.

Era stato deciso di cominciare ad affrontare tre argomenti essenziali nella composizione della riforma, la flessibilità in uscita, la previdenza per i giovani e per le donne e la previdenza complementare. Il confronto è ripreso dopo la pausa natalizia e sono state fissate altre due date il 20 gennaio dove si parlerà di una pensione di garanzia per i giovani a cui seguirà un ulteriore incontro il 7 febbraio che sarà anche politico dove si farà il punto sulla discussione, si tireranno le prime somme e si definiranno gli argomenti per il prosieguo della trattativa.

In pratica dopo il deludentissimo 2021 in cui in ambito previdenziale è stata approvata solamente la penalizzante quota 102 (64 anni di età sommati a 38 di contributi,) la conferma di Opzione Donna e un’estensione dell’Ape Sociale, istituti che valgono solamente per l’anno 2022, si deve ricominciare dall’inizio per avere finalmente quella legge strutturale e duratura che tutti gli italiani si aspettano in sostituzione della legge Fornero.

In pratica è stato buttato un anno in cui il Governo ha sempre procrastinato l’argomento previdenziale confinandolo in un angolo e inserendolo nella legge di bilancio con nessuna possibilità di discussione da parte del Parlamento. Quest’anno, cominciando gli incontri già in gennaio, sembra che la volontà sia diversa e questa legge così importante per i cittadini possa avere un suo iter autonomo.

Le OO.SS. rivendicano in particolare una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni o in alternativa l’uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi, oltre ad una pensione di garanzia per i giovani, delle agevolazioni per chi svolge il lavoro di cura ed una implementazione della previdenza complementare, oramai necessaria per poter godere di una pensione dignitosa.

E’ chiaro che lo scoglio maggiore da superare sarà quello della flessibilità in uscita che l’esecutivo non vuole concedere a causa dei costi elevati per l’erario proponendo invece la possibilità, raggiunta una certa età anagrafica (63 anni?) di poter lasciare il mondo del lavoro accettando da parte del lavoratore una decurtazione intorno al 25% dovuta al conteggio dell’assegno previdenziale effettuato con il metodo contributivo.

Si comprende perfettamente come le distanze siano notevoli e quanto complessa possa essere una trattativa dove a causa della mancata separazione tra previdenza ed assistenza il nostro Paese risulta ancora il secondo più alto in ambito europeo con una spesa previdenziale che rappresenta il 15,4% del PIL. 

Vedremo come condurranno la partita le OO.SS. e soprattutto che spazio darà loro Draghi, distratto dalle sirene dell’ascesa al Colle, e da una maggioranza che scalpita e che sente odore di elezioni anticipate.

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